Mi sento in dovere di esprimere un pensiero personale sulla figura dell’avvocato Giacomo Pantaleo che fu il primo Presidente della nostra Camera penale di Marsala e che sarà ricordato con un riconoscimento alla memoria nel corso delle manifestazioni di celebrazione del trentennale della Camera penale “On.le Avv. Stefano Pellegrino”.

Figura di prestigioso penalista che ha rivestito funzioni di rilievo nazionale nell’ambito degli organismi dell’avvocatura italiana grazie al suo alto profilo culturale e professionale, fu saldo nei principi costituzionali della difesa penale e mantenne un particolare rapporto di cordialità con tutti i colleghi, anche i più giovani ed inesperti, verso i quali aveva sempre una buona parola d’incoraggiamento, mostrando loro attenzione e preziosa considerazione.

In tempi bui per la giustizia italiana nel periodo successivo alle stragi mafiose del 1992, pochi ci impegnammo in battaglie giudiziarie e sociali che mi condussero, in assoluta solitudine, a prendere una forte posizione critica nei confronti di quello Stato ferito e confuso che, nel reagire a quell’inaudito attacco stragista, decise di “mettere sotto i tacchi” molte delle garanzie costituzionali che avevano fatto assurgere il nostro paese a “culla del diritto”.

In nome dell’emergenza dell’attacco stragista al cuore dello Stato con la vile uccisione di Falcone e Borsellino, furono utilizzati sistemi di contrasto al crimine organizzato che colpirono indistintamente soggetti detenuti nella famigerata sezione Agrippa dell’isola di Pianosa molti dei quali, in attesa di giudizio, sarebbero stati poi assolti dalle accuse di associazione mafiosa dopo anni di detenzione col regime del carcere duro previsto dal 41 bis dell’Ordinamento penitenziario.
Vennero celebrati in quegli anni emergenziali innumerevoli processi penali che scontavano i limiti di una lotta alla mafia che subì un’accelerazione forzata dai nefasti eventi del 1992 e che decretò la predominanza dell’azione inquirente a danno dell’esigenza costituzionale della difesa penale.
Tutti i miei colleghi, persino miei codifensori, sfuggirono all’occasione di sottoscrivere un mio documento di denuncia verso un millantatore finto “pentito” di mafia utilizzato processualmente e mi lasciarono solo in quella battaglia non priva di rischi personali.

Gli unici che mi offrirono sostegno morale furono Michele Napoli e Giacomo Pantaleo.
Certo, si potrà dire che Pantaleo avrebbe avuto un interesse personale a quella mia battaglia, ma una volta raggiunta la meta, il mio successo professionale fu apprezzato dal Presidente e dal direttivo della mia Camera penale del 1997 che riconobbe il valore della mia opera. Mentre altri colleghi “struzzi” rifugiatisi sotto la sabbia, una volta riemersi nelle acque chete di qualche tempo dopo, avrebbero conquistato incarichi di presidenza dell’organismo penale, ancora rinnovati nonostante promesse tradite di cambio di vertice a mio nome.
Michele tentò di convincermi a farmene una ragione con lunghe chiacchierate colme di ragionevolezza, Pantaleo mi scrisse una bella missiva che avrebbe dovuto facilitarmi l’elezione al vertice di quella Camera penale per “meriti sul campo”, ma che la scaltrezza di altri non mi consentì di meritare.
Oggi, voglio divulgare quello scritto che mi onora e che mi riporta alla memoria un avvocato vero dai coraggiosi ideali fondamentali e dal coraggio di esprimere, sempre con garbato stile, ciò che pensava.
Onore alla memoria dell’Avvocato Giacomo Pantaleo!

Franco Messina
Presidente della Scuola territoriale di Marsala.