Rifiuti di qualsiasi genere: bottiglie, sacchetti e finanche resti della macellazione delle pecore. Il sopralluogo di ieri mattina del Soprintendente ai beni culturali di Trapani Enrico Caruso e l’archeologa Rossella Giglio (a capo della sezione archeologica) ha fatto emergere sorprese sul sito archeologico di contrada Erbe Bianche a Campobello di Mazara.

La zona – scavata negli anni ’90 e mai espropriata – si trova a poche decine di metri dall’ex baraccopoli dove attualmente sono accampati quasi mille migranti economici. Quest’anno il campo si è allargato anche sul terreno privato di proprietà di Nino Chiana, dove si trovano le capanne dell’età del Bronzo. A poche decine di metri ci sono tende di fortuna con migranti mentre una delle due capanne scavate dagli archeologi e coperte con delle lastre di lamiera, è stata aperta e utilizzata dagli stessi migranti.

Una sorpresa per Caruso e la Giglio che venerdì scorso si sono trovati sul tavolo la lettera del consigliere comunale M5S Tommaso Di Maria che chiedeva il loro intervento.e Questione già sollevata dal Giornale di Sicilia qualche settimana fa e finita ora nell’agenda del consigliere pentastellato. Ieri mattina il sopralluogo ha lasciato a bocca aperta i due archeologi, accompagnati da Luigi Lentini (oggi in pensione) che proprio su quel sito scavò insieme a Sebastiano Tusa. La capanna più a sud-ovest è quasi ripiena di rifiuti (compresi i resti animali in putrefazione) mentre sulle altre aperte i migranti ci camminano inconsapevolmente sopra.

«Già stamattina (ieri per chi legge) relazioneremo al prefetto di Trapani quanto da noi verificato – ha detto Enrico Caruso, direttore del Parco archeologico di Selinunte e Soprintendente ai beni culturali ad interim – ci attiveremo per predisporre nuovamente la pratica di esproprio e di recinzione del sito».

Quella degli anni ’90 non fu mai portata a termine e così il terreno è tornato nella disponibilità del proprietario che non l’ha mai recintato. «Il sito di contrada Erbe Bianche ha un valore importantissimo – ha detto ieri l’archeologa Rossella Giglio – i reperti che sono stati trovati in queste capanne sono oggi conservati negli archivi di Baglio Florio al Parco archeologico di Selinunte». L’idea del Soprintendente Caruso è quella di redigere un progetto unico di recinzione sia del sito di contrada Erbe Bianche che delle Cave di Cusa (zona attualmente solo perimetrata).

Alle Cave l’ingresso dal lato della cava del Capitello è stato vandalizzato: il Comune, d’accordo con l’Ente Parco, aveva fatto sistemare un cancello che è stato rubato. Intanto la zona di Erbe Bianche, non appena i migranti andranno via per la fine della raccolta delle olive, dovrà essere bonificata. Di questo si è parlato anche in qualche riunione del tavolo tecnico istituito in Prefettura a Trapani.

Attualmente è il Comune a far fronte alla raccolta dei rifiuti nella zona dell’accampamento, facendo i conti con i quantitativi di conferimento in discarica e con la mancanza di disciplina degli stessi migranti. Se il Comune ha fatto installare i cassoni scarrabili, i sacchi dell’immondizia vengono, invece, lasciati all’esterno o abbandonati all’interno del campo spontaneo. L’area creata ad hoc all’interno dell’ex oleificio «Fontane d’oro» rimane, invece, vuota.

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia