Voglio raccontare le storie di cui sono stato testimone perché spero che quante più persone siano informate delle complicità di Cosa nostra con colletti bianchi, politici e massoni”, così Vincenzo Calcara spiega la scelta di aver aperto un profilo su Facebook.

Vincenzo Calcara è un ex affiliato della cosca di Castelvetrano, legata da sempre a Totò Riina e Bernardo Provenzano, ora collaboratore di giustizia: Calcara era colui che avrebbe dovuto uccidere nel 1991 Paolo Borsellino; invece decise di collaborare con la giustizia e gli raccontò quello che sapeva.

Vincenzo “il riservato”
Inizia così la collaborazione di Vincenzo Calcara. Un personaggio unico nel panorama dei pentiti di mafia, in quanto sarà tra i pochissimi a manifestare negli anni e tangibilmente, una reale dissociazione dai valori culturali mafiosi. Pur quale uomo d’onore in apparenza di secondo piano, egli di fatto rientra tra i “ riservati ”. Un riservato non appartiene alla comune gerarchia mafiosa. Vengono affiliati solo dai capi famiglia mediante riti di tipo massonico, per restare segreti a gran parte dell’organizzazione stessa. A loro vengono affidati compiti speciali, così come doveva essere l’omicidio di Borsellino. E’ per questo che Calcara parteciperà a numerose riunioni di vertice.


Ma non solo. Fu figlioccio prima e uomo di fiducia poi, dello stesso Francesco Messina Denaro, che gli affidava la protezione del figlio Matteo. Attraverso la frequentazione di Michele Lucchese, imprenditore e politico di Paderno Dugnano, nel milanese, che le sentenze dichiareranno di certa estrazione mafiosa, accresce il proprio prestigio e allarga il giro delle “ conoscenze ”. Calcara fornirà testimonianze che toccheranno un ampio ventaglio di temi infuocati. Un condensato dei misteri d’Italia più scottanti: dal traffico internazionale di droga e armi; ai legami tra la massoneria, la destra eversiva, Cosa Nostra e la politica; alla morte di Papa Luciani e all’attentato a Giovanni Paolo II; alle implicazioni relative al ruolo giocato dal cardinale Marcinkus nelle attività dello IOR connesse alla morte di Roberto Calvi e allo scandalo del Banco Ambrosiano. Egli correlerà il tutto con episodi che lo videro coinvolto in prima persona, incluso quello che a posteriori comprenderà come strettamente legato ai preliminari dell’attentato a Papa Wojityla.

Oppure quella circostanza in cui trasportò a Roma due valige che seppe cariche di 10 miliardi di lire: contanti che a Fiumicino consegnò niente meno che al Cardinale Marcinkus in persona. Ma a suscitare maggiore inquietudine sarà la chiave di lettura del contesto socio politico generale. Un quadro appreso e tramandatogli dall’interno di Cosa Nostra e delle sue connivenze. Un tema che nessun altro collaboratore di giustizia ha mai affrontato con la stessa chiarezza.

Ecco di seguito uno degli articoli pubblicati da Calcara..

Carissimi amici miei, i vostri commenti sono belli e profondi!!! Permettetemi di dire, che le mie verita’, non appartengono solo a me, ma bensi’ anche a voi !!!. In quanto fate parte di quella nobile societa’ civile che il nostro caro dr.paolo emanuele borsellino amava !!!!!!!.

Io cerchero’ di fare il mio dovere fino in fondo !!!e se qualcuno vuole uccidere il mio corpo fisico, ben venga la mia morte !!! Gli sorridero’ in faccia !!!!!!! Perche’ gli sorrido in faccia??? Perc he’ sono sicuro che la mia anima felicemente si abbraccera’ con l’anima del nostro amato Dr. Giudice Paolo Borsellino !!!!!!!. Come il Dr. Paolo Borsellino, anch’io credo nella societa’ civile e nelle istituzioni !. Qualcuno di voi in modo affettuoso mi ha scritto di essere prudente. Qualcun altro mi dice dove lo trovi questo coraggio. Io rispondo. Quando ero in seno a ” cosa nostra ” e alla “” massoneria deviata”” , il coraggio non mi mancava certamente ! Pero’ dal momento in cui ho conosciuto il giudice Dr. Paolo Borsellino, questo coraggio, non solo e’ aumentato, ma soprattutto e’ stato “”modificato”” e l’ho indirizzato con tutto me stesso a tutto cio’ che lui credeva !!!