Continua domani con una udienza interlocutoria il processo sul sequestro di beni per 5 miliardi di euro a carico di Carmelo Patti, l’ex patron della Valtur. Il sequestro dei beni dell’imprenditore originario di Castelvetrano l’ha chiesto la Direzione investigativa antimafia.

Secondo gli inquirenti Patti sarebbe stato molto vicino alla mafia. Inoltre, analizzando l’immenso patrimonio di Carmelo Patti, sarebbe stata riscontrata “una inquietante sperequazione fra redditi e investimenti”.

I pentiti in aula stanno raccontando le loro versioni. Davanti ai giudici della Sezione misure prevenzione di Trapani l’ultimo a testimoniare è stato Nino Giuffrè. Ha confermato ciò che racconto agli inquirenti in precedenza. Ossia che Carmelo Patti sarebbe stato un uomo di fiducia del boss Bernardo Provenzano.

Giuffrè fu molto legato a Provenzano, conosce molte cose. In audizione ha detto di avere appreso che Patti era a disposizione della mafia. Ha raccontato anche che nel corso di un incontro con Provenzano e Francesco Messina, esponente della famiglia di Mazara del Vallo, Patti sarebbe stato indicato come persona a cui risolgersi se ce ne fosse stato bisogno. Giuffrè, tra le altre cose, ha raccontato di una conversazione avuta a metà degli anni novanta con l’allora capo dei capi Bernardo Provenzano che gli confidò che due boss sarebbero stati ospitati durante la latitanza in un villaggio Valtur. Giuffrè però non è certo che Patti fosse stato a conoscenza o meno della loro presenza all’interno della struttura.

L’audizione di Giuffrè arriva dopo quella di Giovanni Ingrasciotta secondo il quale Patti sarebbe stato vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. Ingrasciotta infatti ha riferito di aver assistito personalmente ad un incontro tra Messina Denaro e il patron della Valtur in cui i due parlarono di diversi affari. Il racconto di Ingrasciotta conferma le tesi degli inquirenti secondo cui i rapporti tra il latitante e Patti sarebbero stati molto stretti tanto da far sostenere che l’imponente patrimonio sia frutto di questa alleanza con cosa nostra.

Dopo la pausa estiva davanti ai giudici ci sarà Angelo Siino, l’ex ministro dei lavori pubblici di cosa nostra. Siino durante le indagini ha confermato le testimonianze degli altri due pentiti.

Carmelo Giuffrè

Ha avuto una posizione di vertice all’interno di Cosa Nostra. Con l’ascesa dei Corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano, (a quest’ultimo in particolare è stato vicino) e l’arresto del boss di Caccamo Francesco Intile, diventa capo del mandamento di Caccamo. È stato arrestato nel 2002 in un ovile vicino Roccapalumba (PA). Le forze dell’ordine, al momento dell’arresto, gli trovarono addosso centinaia di pizzini.

Conosciuto nell’ambiente mafioso come “Manuzza”, poiché la sua mano destra sembra essere paralizzata dalla poliomielite (ma secondo altre fonti perse la mano in un incidente di caccia), era stato addestrato ed arruolato come specialista in scienze agricole.
Testimonianze su Andreotti

Giuffrè è stato testimone in molti importanti processi. Parlò alla corte del precedente primo ministro Giulio Andreotti, il quale fu un contatto chiave per la mafia durante la sua lunga carriera politica. Giuffrè ha rivelato che i boss mafiosi hanno chiesto ad Andreotti di far loro da scudo contro l’operato dei magistrati.