ColluraPer la rassegna letteraria “Le stanze dello scirocco”arriva a Castelvetrano lo scrittore agrigentino Matteo Collura che presenterà il suo ultimo libro “L’isola senza ponte”.

Giornalista culturale del Corriere della Sera, vive a Milano ma non dimentica le sue radici, è autore del Maestro di Regalpetra – Vita di Leonardo Sciascia che tanto successo ha riscosso in Italia e all’estero. A Sciascia ha dedicato anche Alfabeto eretico. Ha pubblicato, fra l’altro Eventi – Il racconto dell’Italia del Novecento e Nessuno scrive al generale.

Oggi pomeriggio, a partire dalle 18, incontrerà al teatro Selinus giornalisti e scolaresche per parlare del suo ultimo successo pubblicato da Longanesi.

“Abitavo già qui, poi ci sono nato”: la struggente dichiarazione d’amore di Borges a Buenos Aires potrebbe essere fatta propria da ogni siciliano per la sua isola. Con una differenza: essendo la Sicilia, al centro del Mediterraneo, crocevia di umori e dolori della Storia, luogo per eccellenza degli opposti che s’incontrano e si scontrano, ogni siciliano nutre in cuor suo per lei un sentimento di amore/disamore che alimenta rancori, disincanti, sindrome del figliol prodigo. Allo stesso modo, per Matteo Collura, ogni “abbandono” è il pretesto per un continuo ritorno; ogni tentativo di uscire dal labirinto equivale a entrarvi sempre di più, e in profondo.

La Sicilia come seduzione (condurre a sé) e nostalgia, metafora. Più si cerca altrove, più l’altrove è lì, nell’isola senza ponte vissuta come luogo assoluto, a parte: prima e più di ogni altra cosa, destino. Dunque non si tratta di scoprire, ma di inseguire le tracce di una mappa emotiva i cui ‘topoi’ s’intersecano, rimandandosi l’un l’altro, lungo i millenni, bagliori e lucori. Così, Pirandello convive con il tarlo della follia; i “vinti” verghiani con quelli di una guerra civile lontana; l’enigmatico sorriso d’Ignoto di Antonello con la messa in scena della morte: storie di demoni e dei, di sogni interrotti e incubi di pietra, di riti, catastrofi e quotidiane gattoparderie in cui il passato è la sola chiave per capire gli enigmi del presente, e viceversa.