È partita ieri mattina da Menfi e si è conclusa la sera con l’arrivo a Santa Margherita di Belice la prima tappa della Marcia per un Mondo Nuovo, iniziativa promossa dal CRESM di Gibellina, da l’Associazione Libera e da CGIL di Palermo e dal gruppo Stalker di Roma.

Il precedente illustre è ovviamente quella Marcia per la Sicilia Occidentale che nel 1967 organizzarono Danilo Dolci e i suoi collaboratori.

Attraversate le tappe di Poggioreale, Camporeale, Borgetto e San Martino delle Scale, il gruppo dei manifestanti giungerà a Palermo il prossimo sabato. Accompagnerà ogni tappa il dibattito su un tema specifico. Nella serata di domenica per esempio, presso l’Aula Consiliare del Comune di Menfi, a margine del benvenuto ai camminatori giunti da ogni parte d’Italia, si è affrontato il tema della ripubblicizzazione dell’acqua, tema particolarmente caro alla cittadinanza di Menfi, oggi un simbolo della battaglia.

Gli interventi di Paolo Campo (Comitato Civico Acqua Pubblica), Alessandro La Grassa (Presidente CRESM), Antonella Leto (Funzione pubblica CGIL Sicilia), Corrado Oddi (Comitato Nazionale Acqua Pubblica), Michele Botta (sindaco più volte minacciato di morte per il suo contributo alla causa), di Don Meli e Don Catanzaro, servono a ribadire l’importanza del SI al referendum del 12 e del 13 giugno prossimi, nonché a considerare il valore di una lotta per la democrazia che è anche un esempio concreto di lotta alla mafia. Se Oddi sottolinea la convergenza dei motivi della Marcia e di quelli del Comitato intorno alla medesima convinzione della necessità del riavvicinamento alla politica dei singoli cittadini, Paolo Campo elogia il dialogo costruttivo che Menfi sta sperimentando tra cittadini ed enti locali. L’iniziativa politica dal basso significa appunto questo, dice, coinvolgimento nella pianificazione degli interventi sul territorio di coloro che lo abitano. Ma, continua Campo, il termine “battaglia” qui suona alquanto improprio. Bisognerebbe parlare di “difesa”, piuttosto: difesa da parte della comunità di un bene sul quale si sono indirizzate le mire dei soliti speculatori.

Poi arriverà l’intervento della signora Antonina Marchese, a fare addirittura commuovere qualcuno tra il pubblico. La signora Marchese, Nina per tutti, si presenta come una semplice casalinga, ma carica di fervore e sdegno, che oggi sono la sua forza: è l’arroganza di certi signori che pretendono di mettere le mani su un bene comune come l’acqua, dice, ad avermi fatto destare, ad avermi fatto scendere in strada e fare il porta a porta, come faccio da anni, per convincere fino all’ultimo dei miei concittadini della gravità della situazione! Se qualcuno mi attacca, io mi devo difendere, dice. E qui è in gioco la dignità di tutti noi…

Il lunedì è una giornata di sole. Al centro della Piazza Vittorio Emanuele II di Menfi, per l’occasione ribattezzata Piazza Acqua Pubblica, viene steso un lenzuolo sul quale leggiamo che NEL DIFENDERE L’ACQUA MI DIFENDO. Il telo viene firmato da tutti i presenti e infine issato a stendardo del corteo in partenza. Ci sono bambini, studenti delle superiori, giovani e anziani. E ci sono Lorenzo Barbera e Pino Lombardo, compagni storici di Danilo Dolci. Bandiere di partiti politici non se ne vedono: l’acqua non ha colore, mi diceva ieri Antonella, e questo è servito a coinvolgere le più diverse fazioni politiche allo scopo cui tutti tendiamo: raggiungere il quorum, vincere il referendum!

Si camminerà per tutto il giorno tra uliveti e vigne, e passando attraverso la pineta del Monte Magaggiaro. Nel tardo pomeriggio, sul ritmo di un jambè, i campi coltivati a ficodindia annunceranno l’arrivo a Santa Margherita Belice. Qui il Palazzo del Gattopardo accoglierà la stanchezza e la gioia dei camminatori arrossati dal sole. C’è chi questa gioia la vuole esprimere in pubblico ed interrogarla, per ipotizzare poi che forse è una gioia figlia della rabbia, della rabbia per il continuo sopruso del potere. Una gioia però, che non conosce ancora, e non intende conoscere, nessuna rassegnazione.