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MENTULATE ORBE – Giuseppe Lo Sciuto
recensione di Anna Francesca Calvagno

“Mentulate orbe” ovvero minchiate senza pretese, è l´ultima opera che va a fare compagnia alle tante pubblicazioni che Giuseppe Lo Sciuto, in arte Sciupè ,ci propone.

Una silloge di fatterelli ,di storie vissute, davanti alle quali noi “veterani” abbiamo il piacere di potere dire : « io c`ero », oppure, « me lo ricordo» .
Una piacevole lettura che riporta agli anni passati ,quando i pomeriggi o le serate calde della bella Sicilia invitavano a sedersi fuori e raccontare o meglio ricordarsi, di persone o fatti accaduti.

Gente umile e semplice ,come forse non se ne trova più ,tentava di tenere vivo il ricordo del tempo che fu e per ogni persona conosciuta in comune rappresentava un libro da raccontare o da canzonare bonariamente .

Alcuni di loro, partiti alla conquista dell´Alta Italia , pensando di avere raggiunto uno stadio di maggiore evoluzione, ritornavano con un italiano maldestramente praticato;altri conoscevano solo la via che portava a quel pezzo di terra che coltivavano con tanto sudore.
Ma il siciliano-lingua madre la fà da padrone. E così, divertiti ed inteneriti, scopriamo i pensieri filosofici du Zu Manueli ,che con una memoria da far invidia a qualche letterato dei giorni nostri, si diletta ad essere quello che «in quel gruppetto di giovanotti primintii »,come bonariamente si diverte a chiamarli l´autore, è sempre interpellato con una punta di orgoglio e rispetto.

Alla fine ci si accorge che le storie raccolte non sono solo fatterelli raccontati per far divertire il lettore, ma vere e proprie lezioni di vita utili alla sopravvivenza . Al duro lavoro ,infatti,occorreva sopravvivere escogitando altre soluzioni o inventando mestieri inconsueti. Nei momenti più bui, inoltre,si cercavano risposte ,alle quali la psiche umana ,non ancora violentata dal progresso, tentava di giungere in ogni caso.
Anche allora ci si interrogava sul senso della vita , sul lavoro, sulle malattie,che lu zu Manueli con una sua teoria semplice semplice rimandava al Creatore. Una specie di rimprovero a Dio ,al quale l´autore chiede di rettificare la sua idea sull´umanità: « Se io fossi stato presente quando Dio creò la vita, avrei proposto di volere campare solo 80 anni esatti. Nè un minuto di meno, nè un minuto di più. Arrivato a quell´età ,il padreterno avrebbe schiacciato quell´interruttore che mi teneva in vita e avrebbe tolto la corrente. Per gli uomini, interruttori rossi, per le donne gialli. Naturalmente 80 anni senza una malattia, febbre o un pò di tosse”.
Molte sono le storie che mi sono rimaste impresse, ma fra i tanti racconti mi ha intenerito molto“Cu ci capisci nenti”, la storia di Petru ( Pietro) che in due pagine racconta una vita intera, forse per lasciare una traccia della sua vita o forse consapevole che questo racconto rappresenti la sua ultima occasione per raccontarsi ,ricordandosi le ultime parole del dottore: «Alzheimer conclamato. Un capisci chiu´nenti ».

Un plauso a Sciupè per questo libro, che dietro la facciata divertente nasconde le nostre paure più intime : la vecchiaia e la Morte.