Sono stati davvero tanti i messaggi in memoria di Lia Calamia. Tra questi, desideriamo pubblicare il seguente perché proviene da una giovanissima ragazza di Castelvetrano che con estrema semplicità “disegna” con le parole il profilo della straordinaria persona che è stata Lia.

Sarò breve. Ho i pensieri un pò bloccati e non mi riesce facile esternare certe emozioni scomode, ma ci sono situazioni in cui sembra doveroso, e non per una questione di formalità, ma perché a tenerle dentro rischio di spegnerle e dimenticarle e non è giusto. E ho scelto di scriverle.

Lia mi aveva detto che ero una brava scrittrice. Certo, l’unica cosa di mio pugno che aveva letto era una relazione, niente più che un elaborato tecnico e dettagliato sul tempo che abbiamo passato insieme. Mi ricordo però che l’aveva apprezzato molto.

“Hai un modo di scrivere chiaro e lineare, arrivi dritta al punto”, disse, e poi aveva piegato i fogli in due e li aveva conservati in un cassetto della sua bottega, dove teneva i disegni più belli dei suoi alunni e anche le centinaia di foto delle sue esibizioni che ad ogni occasione mi mostrava, piena di orgoglio per il suo successo. Mi ricordo che mi ero sentita onorata.

Parlare di Lia mi sembra quasi strano, perché in parte mi rendo conto di non averne nessun diritto, avendo io conosciuto così poco di lei. Però capita di incontrare nel corso della propria vita delle persone che in un modo o nell’altro ce la cambiano, e lei questo effetto ha avuto sulla mia, anche se si è trattato di una collaborazione brevissima, così breve che a volte mi stupivo del fatto che si ricordasse di me, e che parlasse così tanto bene di me.

Ma innegabilmente le sue parole, che erano dei veri e propri insegnamenti, lezioni di vita che però non elargiva in quanto tali, ma cedeva come fossero i consigli di un’amica come tante, mi hanno segnato in modo indelebile, al punto che posso dire che non è passato giorno senza che io non abbia pensato a qualcosa che mi aveva detto o qualcosa che le avevo visto fare, e potrei quasi individuare con esattezza quei momenti in cui la sua saggezza ha inciso su certe decisioni che ho preso nel corso di questi anni.

Quando l’ho incontrata la prima volta, mi aveva confuso. Una donnona, con i capelli scompigliati e le macchie di colore su tutto il camice bianco. Ho sempre pensato che la sua immagine fosse studiata ad hoc, perché sapeva essere elegantissima quando se ne presentava occasione, aveva un senso estetico notevole, si vantava spesso di come le avessero complimentato lo stile quando era andata oltreoceano.

Ma dentro la sua bottega contavano solo i colori, i pennelli, le tele… Una volta ricordo che raccontò di qualcuno che le aveva detto di curarsi di più, una battuta infelice sulle sue sopracciglia, e lei ridendo rispose che non aveva intenzione di ritoccarle, “E Frida Kahlo allora?”
Frida Kahlo e Lia, due grandissime donne e due grandissime pittrici. Sono dell’idea che non fosse solo la pittura ad unirle, che ci fosse un legame più profondo, due anime affini, e mi torna in mente un vernissage a giugno e la proiezione del film sulla vita di Frida e lei che commentava “Bellissimo, non mi stancherò mai di guardarlo”. Adesso, quasi in automatico, nella mia testa le associo.

E chissà se le farebbe piacere, non ho mai avuto la possibilità di indagare, anche se parlavamo tantissimo, e un sacco di cose mi ha insegnato sull’arte e sulla pittura, così come sul modo in cui leggere un quadro. “Ora siediti e guarda. Ma non guardare con la testa,” diceva, “guarda con il cuore” e poi finiva per spiegarmi tutto, nel dettaglio, nel caso in cui ancora non fossi abbastanza pronta per poter andare oltre la superficie.

Ed era un’altra delle cose che di Lia mi piaceva di più. Ero inesperta e insicura quando la conobbi, speravo che lei mi insegnasse come muovermi in un territorio che era per me sconosciuto, e non parlo solo dell’aspetto lavorativo, ma anche di quello personale. Il mondo degli adulti mi sembrava distante e quelli erano i miei primi passi, ma lei non mi ha lasciato mai sola.

Come se mi tenesse la mano, spesso sbagliavo e lei rimediava, però mai lo diceva davanti agli altri. Spesso lo trovavo buffo: era come se volesse l’ultima parola su tutto, senza però volerne il merito. Allora mi diceva, “No, questo fallo così” e poi magari, se qualcuno lo chiedeva, mi indicava e rispondeva semplicemente “E’ merito suo, ha deciso lei”. Non saprei dire quanta sincerità ci fosse nelle sue parole, nei suoi complimenti, ché alla fine per certe cose è spesso solo una questione di cortesia. Ma già il fatto che mi volesse incoraggiare nonostante le mie evidenti mancanze ha rappresentato per me un supporto insostituibile. Rimedio contro i miei momenti di tristezza presenti e futuri. Avevo poco più di vent’anni e lei diceva di credere in me, non chiedevo nient’altro.

Lia non è stata un toccasana solo per me. Una volta disse che avrebbe dovuto cambiare il nome della bottega in “Consultorio di psicologia”, visto che ogni giorno c’era sempre qualcuno che passava per un saluto che poi si trasformava in uno sfogo personale a cui sapeva sempre ammendare con le parole giuste. A volte mi commuoveva fino alle lacrime, e diceva “Anche io ho le mie sofferenze, e le tengo per me, gli altri li voglio aiutare a trovare il sorriso”.

E di sicuro un sacco di gente porterà con sé un ricordo, una parola, di cui farà tesoro negli anni futuri. E quelli che da lei hanno imparato a dipingere, la conserveranno in ogni pennellata. Io non so dipingere, non so nemmeno disegnare. So scrivere, o meglio lei diceva che sapevo farlo, e questo basta. E spero di conservarla per sempre dentro queste mille parole.

Daria