Pino Giammarinaro avrebbe voluto candidarsi alle regionali del 2008, ma a causa dei suoi trascorsi giudiziari (peculato e concussione) ricevette un diniego da parte degli esponenti politici di riferimento: Totò Cuffaro e Saverio Romano. Oggi, gli improvvisati moralizzatori per prudenza, ironia della sorte, si trovano il primo in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e il secondo, dopo l’indagine per mafia che lo ha riguardato, a dirigere il ministero dell’agricoltura nel governo Berlusconi.
Con 35 milioni di euro di beni sequestrati, il “Caso Giammarinaro”, ex sorvegliato speciale, ex deputato regionale ed ex politico, non può essere certo relegato in quel di Salemi, anche se la cosa farebbe comodo a tanti.

Soprattutto perché il personaggio è un ex solo formalmente, visto che nella realtà non ha mai smesso di influenzare la sanità e la vita politica della provincia. Castelvetrano compresa.
Anche se sottoposto alla misura di prevenzione, nel 2001 è lui a costituire in ambito provinciale il partito del Biancofiore. Partito che proprio a Castelvetrano raggiunge i risultati più sorprendenti, attestandosi al 16,33% nelle amministrative di quell’anno. Una percentuale doppia rispetto a quella di Trapani!

Anche le società occultamente gestite da Giammarinaro non sono certo tutte concentrate nel centro di Salemi, con consiglieri di amministrazione salemitani doc.
Per esempio, anche se operante a Salemi, la sede legale della Salus srl è risultata essere in via Militello a Castelvetrano. Così come di Castelvetrano era nel 2007 la maggioranza del relativo consiglio della società, con un noto avvocato della città nel ruolo di vicepresidente dello stesso Pino Giammarinaro.
A Castelvetrano era la sede del CE.S.ME. (Centro Sanitario Mediterraneo), in via Giovanni Gentile, società sciolta nel 2003, anche se fino ad oggi non risulta depositato il bilancio finale di liquidazione. Quote di proprietà del CE.S.ME. erano anche di Francesco Regina, deputato regionale eletto nelle file dell’Udc, socio insieme alla sorella, a suo cognato e a sua nipote.
Sempre a Castelvetrano, nella via Catullo era la sede dell’impresa “Vita e Salute srl”, posta in scioglimento nel 2005, con un liquidatore castelvetranese.
E infine la “Karma S.r.l.”, cancellata nel 2007, ma nata a Castelvetrano nel 2001.

Poi ci sono le clientele.
In un’intercettazione telefonica
, Mimmo Turano, presidente della Provincia di Trapani, si sfoga con l’ex sindaco di Salemi Giuseppe Cascio:
Giustamente minchia qua hanno fatto il concorso all’ospedale come primario… eh… dice che c’è un dottore che è uno scienziato…”… “Allora, però non lo vogliono fare vincere a questo… lo deve vincere Scalisi…perché è raccomandato da Giammarinaro… ora insomma si può andare appresso alla sanità… che invece di andare avanti
quelli bravi… la sanità significa le persone malate… cose… cure… e fare andare
avanti quelli che dicono loro solo perché sono amici loro…
”.
Il raccomandato di cui parla Mimmo Turano è Ignazio Scalisi, da settembre del 1992 dirigente medico presso la Medicina Generale di un ospedale. Quale? Quello di Castelvetrano. Si tratta dello stesso Scalisi che, meno di due mesi prima di ricevere l’incarico aggiuntivo di responsabile del Day Hospital, rilasciava due certificati medici attestanti condizioni di salute che Pino Giammarinaro, da sorvegliato speciale, aveva addotto come giustificazione per la mancata presentazione dell’1 e del 2 novembre 2004.
Il contesto in cui si iscrive la figura di Ignazio Scalisi la dice lunga sugli incastri tra sanità e politica, soprattutto alla luce di una significativa parentela: quella del fratello maggiore Antonino, “il professore”, esponente Udc tra i consiglieri più vicini a Giammarinaro.
Curiosamente, sei giorni dopo il rilascio di questi certificati, il professore parlava di antimafia, affermando che non bisognava “lasciarsi tentare di servirsene a fini politici ed elettorali, soprattutto quando si chiama ancora in causa Giuseppe Giammarinaro, rievocando le sue vicende giudiziarie…”.

E la Politica?
Al posto di candidarsi lui, visto il diniego di Cuffaro e Saverio Romano, alle regionali del 2008 Giammarinaro mandò Pio Lo Giudice, che stravinse con 10.310 preferenze. Qualche giorno dopo, il sindaco Gianni Pompeo “spiegò” così questo eccellente risultato:
La vittoria dell’onorevole Lo Giudice è frutto della condivisione di un progetto tra coloro che credono in me ed il gruppo che fa riferimento alla corrente di Pino Giammarinaro di Salemi, abbiamo voluto unire le forze perché ritenevamo che il progetto Lo Giudice avrebbe riscosso consensi importanti e la gente ha premiato la nostra coerenza”.
Il “progetto Lo Giudice” però, altro non era che il progetto Giammarinaro, messo in campo da Cuffaro e Saverio Romano. Ma pare che nessuno ne sapesse nulla. Nemmeno lo stesso Pio Lo Giudice, che oggi racconta di essersi reso conto della natura dei rapporti tra Giammarinaro e Totò Cuffaro, praticamente a campagna elettorale avvenuta. Trovandosi in macchina con Totò infatti nel tragitto verso Salemi, dopo il comizio tenuto in piazza a Castelvetrano, assistette ad una telefonata tra i due: “… I due interloquivano in merito ad un incontro intermedio che il Giammarinaro insisteva che si doveva tenere in Calatafimi. Malgrado le ritrosie del Cuffaro, il Giammarinaro ottenne l’incontro, tanto che mi meravigliai – aggiunge Lo Giudice nelle sue dichiarazioni raccolte dalla Questura – che ciò avvenne in un capannone industriale di cui non sono in grado di indicare l’ubicazione, alla presenza di circa trenta persone. In quell’occasione ebbi modo di constatare la natura dei rapporti esistenti tra il Giammarinaro ed il Cuffaro Salvatore”.

Dopo poco tempo al neoeletto deputato all’Ars viene chiesto il conto: 200 mila euro.
Soldi anticipati da Giammarinaro per il sostegno alla campagna elettorale. Campagna “costata” molto di più, se si pensa che il “caro” Pino aveva già ricevuto dal Lo Giudice 20 mila euro “per il pagamento di cene e piccole spese di rappresentanza” e da Saverio Romano un rimborso elettorale (spettante in realtà a Lo Giudice) di 40 mila euro.
Ma siccome Giammarinaro non mollava, Lo Giudice propone di assumere il figlio Francesco presso la propria segreteria politica, a mille euro al mese, in modo di tacitare l’esosa richiesta. Ma Giammarinaro si lamenta con i suoi collaboratori, urlando di sentirsi umiliato e offeso da una tale proposta. Suo figlio, disse, avrebbe dovuto essere retribuito per almeno 5000 euro al mese!

E dire che, appena eletto, Pio Lo Giudice aveva scritto di averne apprezzato “la compostezza, la coerenza, la lealtà e anche una certa capacità tutta cristiana di sopportazione”.
Adesso anche Pompeo sembra meravigliato, e in un suo comunicato stampa tiene a precisare di aver contribuito all’elezione del dottor Lo Giudice all’Ars su indicazione di Saverio Romano, allora segretario regionale dell’Udc. Il sindaco di Castelvetrano aggiunge anche che “dopo poche settimane dalla sua elezione, avvertendo una sorta di inspiegabile auto-isolamento da parte dello stesso, i nostri rapporti si affievolirono sempre di più”.
Sono cose che capitano. Può succedere che vengano condivisi i progetti politici, ma quando spuntano le magagne pare che ognuno alla fine li affronti in solitudine. Pare.

Egidio Morici
per L’isola del 02/07/2011