alfano-angelino.jpgSecondo Angelino Alfano, attuale ministro della giustizia, una “grandissima parte del nostro Paese” sarebbe controllata dalle intercettazioni telefoniche. I cittadini oppressi da questi controlli sarebbero addirittura 3 milioni!

Come sia arrivato a questa cifra così iperbolica ce lo spiega lui stesso: “In Italia nel 2007 sono state intercettate circa 124 mila persone. Considerato che ciascuno fa o riceve mediamente 30 telefonate al giorno, si arriva a 3 milioni di intercettazioni”.

Peccato però, che i decreti di autorizzazione non siano stati affatto 124 mila ma circa 45 mila, integrati da migliaia di proroghe concesse dai giudici sempre per gli stessi numeri di telefono.

Inoltre, ammesso che davvero un cittadino faccia o riceva mediamente 30 telefonate al giorno, il giorno dopo non diventerebbero certo 60. Non bisogna infatti essere degli esperti statistici per ipotizzare che se io oggi chiamo mia moglie, due amici, mio fratello, il mio datore di lavoro e mia cognata, è molto probabile che domani sentirò le stesse persone.
Ma secondo il nostro Ancileddu Alfano, l’indomani io sentirò 30 persone nuove!

Se consideriamo che Moggi aveva 8 cellulari (con varie schede) e che gli spacciatori cambiano continuamente cellulare per non farsi beccare, ecco che parecchie intercettazioni si riferiscono alla stessa persona!
Diventa allora evidente che la cifra complessiva di circa 70 mila provvedimenti annui (compresi quelli d’urgenza) va divisa per il numero delle utenze e delle proroghe. E da 70 mila scendono a 20 mila, ovvero lo 0,03 per cento della popolazione italiana. Con buona pace di Ancileddu, non si tratta né di 3 milioni di persone, né di “una grandissima parte del nostro Paese”.

Ma siccome le balle vanno sempre in coppia, il ministro della giustizia ne sforna un’altra: “Il costo delle intercettazioni costituice il 33% delle spese per la giustizia”.
Però secondo le fonti ufficiali dello stesso ministero nel 2007, per le intercettazioni si sono spesi 224 milioni. Ora, considerando che lo stato ne ha stanziati 7,7 miliardi, non ci vuole certo un esperto contabile per capire che le spese per le intercettazioni sono state del 2,9% e non del 33%.
Certo, non si poteva lasciare il povero Ancileddu da solo a diffondere il vangelo secondo Ghedini (onorevole forzista e avvocato di Berlusconi), da alcuni considerato il vero ministro della giustizia. Infatti, in questa difficile operazione di convincimento che va al di là di ogni logica, sono arrivati puntualmente tv e carta stampata a commentare la sua linea, quasi mai messa in discussione.
Sull’argomento il Giornale di Sicilia, noto quotidiano trasformista, attraverso la penna di Salvatore Scarpino, l’otto giugno 2008 titola in seconda pagina: “Giusto freno agli eccessi”. Nell’autorevole commento troviamo tutta una serie di inesattezze sulla difesa della privacy, su come gli altri paesi occidentali fanno uso delle intercettazioni, sui loro costi (ovviamente il 33% delle spese per la Giustizia) e sul fantomatico “protagonismo di certi magistrati”. Il commento in coda è da brivido: “Ai cittadini mortificati da una giustizia-lumaca non resta che dire – meno cimici e più processi – in tempi possibilmente umani”. Come dire: “Meno affettatrici e più panini imbottiti”.

Non tutti i giornali però si sono affaticati a sostenere la debole credibilità delle riforme Berlusconiste. Tra questi emerge un noto settimanale comunista, sovversivo e con pericolose tendenze anarcoidi: Famiglia Cristiana!
È bastato dire la verità sui veri interessi di Berlusconi per ricevere accuse di cattocomunismo (esiste ancora?) con relativa presa di distanza da parte della Chiesa ufficiale (“Famiglia Cristiana non ci rappresenta”) e la pronta risposta del direttore: “Non ci siamo mai sognati di farlo”.
Forse aveva ragione George Orwell: “In tempi di menzogna, dire la verità diventa un atto rivoluzionario”.

Egidio Morici
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