[di Enzo Napoli] Il presente breve scritto non ha lo scopo di descrivere “La funzione dell’Aurora “, evento secolare che si svolge la mattina di Pasqua nella piazza principale di Castelvetrano, ma di ricordare alcune vicende poco conosciute legate alla stessa funzione o di descrivere alcuni particolari che riguardano le statue che compongono il gruppo processionale. In particolare, alla fine, daremo alcune notizie inedite che riguardano la corona d’argento posta sulla statua della Madonna il giorno dell’Aurora.

Venne chiamata “Aurora” perché in origine si svolgeva all’alba. Ogni sette anni l’evento veniva spostato in P.zza del Monastero (oggi Ruggero Settimo) per permette alle monache dell’Annunziata di potervi assistere. Durante questi tre secoli e mezzo si è svolta sempre regolarmente, ma nel 1717 rischiò di non essere eseguita per un diverbio occorso tra il priore del convento di San Giuseppe Frà Giovanni di Gesù e Maria e l’arciprete della chiesa Madre don Francesco Giglio.

L’incidente fu dovuto alla disattenzione di un garzone che il sabato precedente al giorno di Pasqua, per dare l’annunzio della resurrezione di Gesù Cristo, avrebbe dovuto suonare le campane dopo quelle della chiesa Madre e non prima. A quei tempi ci si teneva molto a queste formalità e per placare le anime ed evitare che la Funzione non avesse avuto luogo, dovette intervenire il Vescovo di Mazzara monsignor Bartolomeo Castelli.
La festa nei decenni passati era seguita da una folla impressionante, in particolare con i carri venivano parecchi campobellesi i cui sposi per onorare la promessa fatta alla sposina nel primo anno di matrimonio la doveva portare a Castelvetrano a vedere la Funzione dell’Aurora.
Non sappiamo cosa ci sia di vero sul fatto che se la funzione non veniva effettuata , il diritto di svolgerla “ se la prendeva Trapani”.

La funzione viene svolta con tre statue e sono in cartapesta. La Madonna nel 1813, data la presenza della regina Maria Carolina d’Austria, relegata a Castelvetrano per le note vicende storiche, fu restaurata dal pittore palermitano Vito Miceli, il quale si trovava a Castelvetrano per il restauro di una tela della Madonna del Rosario (visto che a Castelvetrano esistevano più copie di tal soggetto, non sapremmo dire di quale si tratti). Nei primi anni sessanta del Novecento le tre statue furono restaurate dal pittore scultore e decoratore Lugi Maniscalco, che lavorò nelle chiese dell’Addolorata, della Catena e di San Giacomo (di questo pittore ricordiamo i due bei quadri recuperati nella chiesa della Catena e posti nel prebiterio della chiesa della Salute). In particolare ricordo personalmente, avendolo veduto, che lo stesso rifece il volto di Cristo. Infine, nel 2010, le statue sono state nuovamente restaurate ad opera di Lia Calamia, la nota pittrice castelvetranese recentemente scomparsa.

La corona argentea che indossa sul capo la Madonna la mattina dell’Aurora, quasi sicuramente è stata donata dal principe Fabrizio Mattia Pignatelli e dalla consorte Costanza Medici che risiedettero in Castelvetrano tra il 1750 ed il 1753. Essa è in argento sbalzato e cesellato, è di stile tardo barocco, ha in basso una cornice definita da due bordi, ornati di perline, racchiudente, nella banda intermedia, rombi alternati a cerchi, mentre nel centro si riscontra un cherubino. Il corpo della corona, aperta in alto, è decorato a volute e motivi vegetali. Il manufatto riporta il marchio di Trapani e la relativa scritta D.V.I., la punzonatura del console A.S.C. e le iniziali dell’argentiere V.B. L’opera fu dunque eseguita tra il 1752 e il 1756, giacchè sia il console Angelo Sandias sia l’argentiere Vincenzo Bonaiuto – cui si riferiscono le lettere incise – sono documentati contemporaneamente nell’anzidetto periodo. Per l’occasione ricordiamo che detti principi durante la stessa permanenza in Castelvetrano donarono numerosi oggetti sacri a chiese varie tra i quali un calice con stemma che si trova presso la chiesa dei Cappuccini ed una pianeta e due dalmatiche, sempre con stemma, conservati nella chiesa Madre.

Per ultimo venne donato negli anni trenta del Novecento il prezioso manto intessuto con motivi floreali che copre la statua della Madonna, quale voto del commerciante castelvetranese in mobili e tessuti Isidoro Azzara.

ENZO NAPOLI