Con il termine “LATTE” deve intendersi esclusivamente il prodotto proveniente dalla mungitura della vacca; il latte di altri animali deve portare la denominazione della specie cui appartiene l’animale che lo produce (per esempio “latte di pecora”, “latte di capra”, ecc.).

Il latte è un alimento di per sé quasi completo, contiene:
• Zuccheri (4,8 %), rappresentati principalmente dal lattosio;
• lipidi (3,5 %), rappresentati da trigliceridi e da altri lipidi (es. fosfolipidi);
• protidi (3,5 %), rappresentati da caseina e sieroproteine;
• sali minerali (1%) in particolare calcio e fosforo;
• vitamine ( gruppo B, C, A, K, D e PP):

I grassi del latte, sottoposto ad omogeneizzazione, sono facilmente digeribili, in quanto le loro particelle sono molto piccole.

Le proteine contengono, in rapporti ottimali, tutti gli amminoacidi essenziali, quindi tutti gli amminoacidi che andrebbero assunti con gli alimenti.

Il latte è una fonte importante di calcio e di fosforo, anche questi in rapporti ottimali per l’assimilazione, utili nel periodo di accrescimento dei bambini o nei casi in cui è necessario aumentare l’assunzione di questi elementi (osteoporosi degli adulti).


Non stupisce che l’Italia è uno dei maggiori produttori e consumatori di questo alimento, in tutte le fasce d’età.
Il latte è l’alimento della nostra infanzia, non di rado amato o avversato da chi si preoccupa della salute oltre che del gusto.

Ad oggi in rete, e non solo, si trovano notizie contrastanti sulla qualità nutrizionale e salutari del latte, spesso queste notizie, infondate, portano a sconsigliarne il consumo. Fra le motivazioni “contro”, da tempo vi è la convinzione che questo alimento sia legato all’insorgenza dei tumori e dell’autismo. In realtà queste malattie sono complesse e multifattoriali.
Alcuni riscontri esistono, ma ad oggi non vi è studio scientifico che motivi questo allarmismo verso il latte. Quando si parla di tumore o neoplasie, si intendono oltre duecento malattie, accomunate dalla crescita incontrollata di una particolare linea cellulare, con caratteristiche differenti dalle tipiche cellule sane.
Il latte, come tutti i suoi derivati, contiene micronutrienti e composti bioattivi che possono influenzare il rischio di insorgenza (e di progressione) di un tumore. Ma quando si parla delle proprietà benefiche degli alimenti, le semplificazioni vanno evitate. Ad oggi è parere comune che è insensato colpevolizzare un alimento per tutte una serie di malattie, in quanto sono la dieta (nella sua totalità) , lo stile di vita e la genetica(spesso in maniera minore) a determinare l’insorgenza o meno di una patologia. Dunque, così come zenzero, ananas e melanzane – da soli – non fanno miracoli, un bicchiere di latte al giorno non “condanna” nessuno al cancro. Tra l’altro spesso alcuni alimenti sono potenzialmente pericolosi per alcuni organi ma protettivi per altri.
Il lattosio, lo zucchero tipico del latte, può provocare disturbi digestivi e nutrizionali (intolleranza al latte) se non è presente nell’intestino tenue uno specifico enzima (lattasi) che lo demolisce in molecole più semplici.
Oggi è disponibile il latte “delattosato”, che non determina fenomeni di intolleranza.
Anche le caseine (proteine) del latte potrebbero avere un effetto lesivo su alcuni soggetti, in particolare è verificato un leggero effetto pro-infiammatorio, che può far progredire alcune patologie o incentivarne la sintomatologia. In particolare è sconsigliato l’uso del latte, in quanto contenente caseine, nei soggetti affetti dal morbo di crohn, colite, colon-irritabile. Prudenza è invece raccomandata con i derivati del latte ricchi in grassi alle donne già colpite da un tumore al seno. Uno studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute ha infatti evidenziato un rischio più alto di incorrere in una recidiva, tra le consumatrici più assidue, la causa andrebbe ricondotta al contenuto di estrogeni presenti nel grasso animale.
Alcuni studi valuterebbero anche l’effetto lesivo dovuto al calcio contenuto nel latte, per esempio, una metanalisi pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutritionha ha evidenziato un rischio più alto di sviluppare tumore alla prostata tra i consumatori di dosi maggiori di prodotti lattiero-caseari. Il potenziale ruolo del calcio emerge anche da una ricerca pubblicata sull’American Journal of Epidemiology, secondo cui il consumo di più di due grammi al giorno (quantità raramente raggiungibile dal consumatore medio) risulterebbe correlato a un aumento del rischio di sviluppare un tumore alla prostata.
I latticini giocherebbero un ruolo nella prevenzione del tumore all’ano-retto, in ragione del loro apporto di calcio, ritenuto in grado di legare i fattori infiammatori degli acidi biliari e di ridurre la proliferazione e la differenziazione cellulare. Ma in questo caso occorre tenere d’occhio anche i grassi. Simili, seppur parziali, i riscontri riguardanti il rapporto tra il consumo di latte e il rischio di insorgenza di un tumore alla vescica. Impossibile invece abbozzare conclusioni dalle (poche) evidenze riguardanti il tumore al pancreas e quello all’ovaio.

Il latte è ritenuto uno degli alimenti più protettivi nei confronti dell’osteoporosi, in relazione al suo contenuti di calcio e vitamina D. Alimenti ricchi di calcio e vitamina D sono fondamentali per prevenire e combattere l’osteoporosi.
La nostra dieta è spesso povera di calcio, in media un adulto ne assume 700-800 mg al giorno, quando il fabbisogno è di circa 800-1.000 mg.

Il nostro corpo è in grado di produrre quantità adeguate di vitamina D attraverso l’esposizione di gambe, braccia e viso ai raggi solari per circa mezz’ora al giorno, per il calcio la questione è diversa. È necessario l’assunzione attraverso gli alimenti della dieta. Tra gli alimenti maggiormente consigliati vi sono formaggi a lunga stagionatura come grana ed emmenthal (900-1100 mg/100g), formaggi a media stagionatura come taleggio, fontina e provolone (600-900 mg/100g), Formaggi freschi come ricotta, mozzarella e robiola (400-600 mg/100g). Il latte in realtà ha un quantitativo di calcio di circa 100-120 mg/100g quindi alimenti come pesce azzurro (350mg/100g), rucola (300mg/100g), mandorle, noci, nocciole (250-300 mg/100g), Cavoli, rape e verze(250mg/100g) sono più ricchi di questo minerale. Anche l’acqua (in base al residuo fisso) può essere una valida alternativa per l’assunzione di calcio, alcune acque contengono più 300 mg/lt.
Sono pochi gli alimenti completi come il latte, è una fonte di proteine, acqua, lipidi, zuccheri, vitamine e minerali, tutto contenuto in un bicchiere. Le linee guida italiane, in accordo con quelle internazionali, consigliano un consumo nella popolazione adulta di 2-3 porzioni al giorno: pari a 250-375 millilitri. A queste vanno aggiunte tre razioni settimanali di formaggio da 50 o 100 grammi, a seconda che sia stagionato o fresco.
La sua utilità nel periodo della crescita è innegabile, per quanto riguarda il consumo in età adulta, ad oggi non vi è alcun motivo concreto per disincentivarne il consumo. Non ha alcun senso puntare il dito contro un prodotto così ricco nutrizionalmente, tutti gli allarmismi letti in giro non sono suffragati dalla letteratura scientifica, il mio consiglio è quello di mantenere un consumo moderato, così come descritto dalle linee guida italiane.

Dott. Valerio La Pinta
Biologo nutrizionista
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