ruspe triscina 2L’ argomento “Triscina” non e’ mai sempilce da trattare. Sembra Una sorta di “bubbone” che piu’ lo tocchi e piu puzza. I castelvetranesi sanno bene come sono andate le cose. E riconoscono pure che le responsabilita’ appartengono tutte ad una classe politica e dirigente che tenne gli occhi chiusi per decenni.

Certo non si puo assolvere chi ha infranto le leggi. Ma chi non le ha fatte rispettare e’ di certo piu responsabile. Erano gli anni della prima Repubblica anni in cui si chiudevano gli occhi anche su tante altre cose. Sappiamo pure che lo scempio abusivo non e’ solo di Triscina ma anche Tre Fontane, Tonnarella, Petrosino , Erice sono altri esempi.

Ma Triscina e’ un caso a parte poiche’ , nel giro di 15 anni , e precisamente dal 1970 in poi sono state costruite oltre 6000 abitazioni. Una citta’ nella citta’ , con un estensione territoriale spaventosa, impegnando oltre 8 chilometri di costa. Altri tempi direte. Tempi di boom economico. La classe opraia comincio’ a sognare la casa al mare che fino ad allora si poteva permettere solo il potente di turno. La speculazione non fu direttamente interesse della mafia. Forse ne trasse vantaggio con il cemento venduto a fiumi.

Ma in questa direzione nessuna indagine ha mai dimostrato intrusioni mafiose. L’emigrante che aveva patito i sacrifici del lavoro all’ estero, la semplice famiglia monoreddito, vide in Triscina, la possibilita’ di costruirsi una casetta al mare. I terreni ovvero la “rina” costavano poco rispetto a Selinunte e quindi fu piu facile costruire. Molti fecero come piu gli aggradava. Dove credevano meglio, realizzavano la loro casetta. Spesso non si servivano neanche del progettista. Faceva tutto il muratore. Progetto e realizzazione. Altri tempi.

Di lavoro Triscina ne diede tanto. Per anni fu la Fiat di Castelvetrano. Era una moda per molti studenti lavorare “a muraturi” a la Triscina nel periodo estivo. Tutto questo sotto gli occhi di istituzioni e forze dell’ ordine. Anche qui , forse, una sorta di patto sottointeso tra “stato- e illegalita’ diffusa”, chissa’. Ci penseranno gli storici a dire cosa e’ stato. In ogni caso adesso Triscina nel bene e nel male e’ patrimonio di questa comunità.

E per quanto possibile occorre far di tutto per riqualificarla. Si ci sta provando ,ma non e’ cosa facile. I tempi sono cambiati. Le leggi sono le leggi. Sed lex dura lex. Piaccia o no qualcuno le dovra’ applicare. Poi ,ciacuno puo’ interpretarle come meglio crede. Mistificare la realta’ non coverra’ a nessuno neanche agli stessi proprietari. Negli anni, molte case sono state sanate. Ma una cospicua parte delle 6000 abitazioni, non si puo’ sanare.

Lo dice la legge Galasso del 1985 e allo stato attuale delle cose nessuna sanatoria vigente puo’ salvarle dalle possibili demolizioni Sono attualmente 300 gia’ bocciate dagli uffici del comune e altre 150 a rischio di insansbilità. Per deduzione queste case non hanno speranza. Anche se le ruspe tarderanno ad arrivare sono case “fantasma” i proprietari non potranno fare nulla di questi beni. Secondo gli esperti passano al patrimonio comunale in attesa di provvedimenti ulteriori e forse non potranno neanche fruirle.

L’ ARS potrebbe fare qualcosa, ma il governatore Crocetta approvera’ mai una legge “salvacase” che comportera’ gli attacchi al vetriolo degli ambientalisti di tutta Italia? Vedremo. Una proposta di legge che coinvolge anche Triscina c’e’. In ogni caso, attualmente, cio che non e’ sanato va verso il percorso della demolizione. Possono passare mesi, anni , ma se non ce un intervento risolutorio le case saranno abbattute. Il silenzio su questi argomenti non paga. Su Triscina, il sindaco Errante ha piu volte preso posizione. Gli attacchi mediatici non sono mancati. Lui, al tempo dell’abusivismo sfrenato era un infante. Poco ne sapeva. Sappiamo tutti che non sono colpe sue. Si ritrova pero, ‘ a gestire la delicata situazione di oggi dove la pressione su Triscina e’ molto alta.

Oltre a media anche lo Stato comincia chiedere risposte. Errante stesso, in un articolo pubblicato su -Castelvetrano Selinunte -(ndr)nel mese di maggio afferma -che le case che risultano all’ interno della fascia dei 150 metri e costruite dopo il 1976 non si po ssono salvare-la questione e’ molto delicata e Giletti lo mette sulla graticola all’ Arena. Una sorta di trappola mediatica dove Errante ha cercato, facendo bene, di difendere la sua citta’ ma evidenzia, anche in quella occasione che esistono case non sanabili.

Poi arriva la firma del protocollo di lunedi 22 luglio a Trapani. Si firma per cominciare a demolire. Sono coinvolti diversi comuni tra cui Castelvetrano. E’ l’ inizio per avviare le ruspe in diversi comuni trapanesi ,tra cui il territorio castelvetranese. Insomma, questione di tempo e si comincera’ il percorso di demolizione. Per adesso solo le case con sentenza definitiva del tribunale. Ci vorra’ del tempo, forse anni, ma l’ arrivo della prima ruspa segnera’ una data storica.

Piaccia o no, questa data fa notizia. Sull’ argomento, in merito alla pubblicazione di articoli di stampa e che non hanno per sindaco Errante chiarito del tutto il problema delle demolizioni riportiamo il contenuto delle sue ulteriori precisazioni, nella speranza che Triscina non venga offesa ancora una volta dall ‘ uso delle ruspe ma recuperata ad una nuova identita’ paesaggistica.

In merito alle notizie su Triscina il sindaco Felice Errante fa ulteriori precisazioni alla nota diffusa venerdi scorso , dal suo ufficio di staff.

E’ vero che nei giorni scorsi è stato siglato il protocollo con la Procura di Marsala e che riguarda anche altri comuni della zona

Ma nell’immediato, il provvedimento riguarda solo 20 abitazioni con sentenza definitiva. Per le altre case , cosidette dei 150 metri, a Triscina in questo momento non sono state ancora calendarizzate ,previa creazione di ingenti risorse finanziarie ad oggi non disponibili.

Il sindaco Errante si preoccupa di un -possibile e ingiustificato allarme- tra la popolazione. In ogni caso per demolire tutte queste case ci vorrebbero milioni di Euro. Con i chiari di luna attuali difficile fare previsioni. Intanto resta il fatto che lo stesso comune ha dichiarato ” insanabili” 300 case della frazione, rigettando le richieste di sanatoria. E per queste, ci vorranno tanti soldi per distruggerle, ma per legge vigenti rimangono da demolire. Infatti , gli stessi uffici del comune diretti dall’ attento ingegnere Giuseppe Taddeo ,in un documento definiscono ” dinieghi insanabili” le 300 domande di sanatoria presentate in virtu’ delle leggi 47/85; 724/ 94 e 326/ 2003 e addirittura a rischio di non sanabilita’ ve ne sarebbero altre 150.

Le ruspe, in ogni caso, questione di tempo, entreranno in funzione. Adesso tocca alle 20 abitazioni del protocollo. Il sindaco Errante sta lavorando per completare l’iter. Alcune case ricadono anche nel territorio di Selinunte. Sui tempi di escuzione, il primo cittadino non ha dato una data ufficiale. In teoria si dovrebbe aspettare solo il bilancio. Previsti 50.000 Euro.

In ogni, caso l’ escuzione , come da sentenza, va eseguita. Insomma, le ruspe, prima o poi, dovranno agire. Intanto all’ ARS si discute sul disegno di legge per il riordino delle coste suggerito anche dai dirigenti del comune belicino e a firma di vari deputati della zona.Secondo gli esperti, anche la proposta di legge presentata all’ ARS potrebbe non bastare ad evitare le demolizioni delle 300 case in questione.

Filippo Siragusa