sbarchi lampedusa

«E’ stato un errore, un clamoroso errore costruire un progetto e, quando era stato avviato e aveva superato il rodaggio, pur con qualche incertezza e qualcosa da correggere, smantellare tutto. Ora siamo già in una nuova fase di emergenza e il governo dovrebbe ripristinare il piano “Emergenza Nord Africa”. Subito».

E’ categorico, ed è anche molto preoccupato Orazio Micalizzi, responsabile del Consorzio Connecting People, una delle strutture, peraltro nate in Sicilia, che negli ultimi anni si è occupata a tempo pieno in Italia della questione immigrazione, della gestione dei Cara, dell’integrazione degli immigrati.

Negli ultimi tre mesi sono sbarcati in Sicilia oltre 3.000 immigrati, soprattutto siriani ed egiziani. La novità è che mentre prima sbarcavano tutti a Lampedusa, adesso gli approdi principali sono le coste catanesi, siracusane e ragusane. Ma quel che preoccupa sono le previsioni fatte dagli enti che a livello internazionale sono in grado di monitorare la situazione anche nei Paesi d’origine. E oggi le previsioni sono che entro l’anno ne arrivino di immigrati, solo in Sicilia, altri 10.000 la maggior parte siriani.

Così è chiaro che siamo di fronte ad una reale emergenza, che rischia all’improvviso di diventare persino più grande di quella che fu scatenata dalla primavera araba. Il fatto è che, è il rammarico di Micalizzi, allora l’Italia fu colta impreparata, ma riuscì a reagire e ad agire più o meno tempestivamente, avviando quel progetto sull’emergenza. Oggi ci troviamo di fronte ad una fase di smantellamento che, paradossalmente, continua anche di fronte a quel che sta accadendo.

E’ incredibile, e lo diciamo da tempo, che in Sicilia si siano chiuse quelle strutture medie, cioè capaci di accogliere una media di 50 ospiti, lasciando aperta e ormai in stato di evidente sofferenza, soltanto la mega struttura del Cara di Mineo. In provincia di Catania è stata chiusa la struttura di Aci Sant’Antonio, poi quella di Giarre, chiusa pure quella di Caltagirone e chiuse altre in giro per l’Isola che, vorrei ricordarlo, proprio grazie agli investimenti economici fatti anche con l’emergenza-Nord Africa, erano state arredate e rese abitabili. Così ci troviamo strutture con letti e altri servizi pronte ma non più utilizzabili, e gli immigrati spediti in scuole o edifici assolutamente inadeguati.

Chi può intervenire e come? L’appello è al governo nazionale, ma anche a quello regionale.
«Ripeto, bisogna riavviare subito il programma Nord Africa, anche per evitare che più tempo passa, più gli investimenti che sono stati fatti andranno perduti e ci vorranno altri fondi per potere rimettere in piedi tutta l’organizzazione. E anche il governo regionale, a questo punto, deve attivare un suo programma di interventi per fare in modo che si possa davvero operare con serenità, con tempestività e con strutture che siano in grado di rispondere alle reali esigenze di chi arriva in condizioni molto difficile nella nostra terra. Per capire quel che può accadere nelle prossime settimane, del resto, basta guardare alla situazione esplosiva della Siria e ai tanti precari equilibri che riguardano popolazioni che inevitabilmente se dovessero decidere di lasciare i loro Paesi punterebbero come prima meta sulla Sicilia».

fonte. A. Lod. (inviato La Sicilia)