AlitaliaIl 28 ottobre scorso, con un decreto legge, il governo ha imposto una sovrattassa di 2 euro a passeggero per sovvenzionare Alitalia. Ingenuamente molti hanno creduto che la cosa riguardasse solo i passeggeri della “compagnia di bandiera”, ma si sbagliavano.
Infatti le due euro le devono pagare tutti, perché ufficialmente si tratta di una nuova tassa comunale. Praticamente il Governo ha preteso da tutte le compagnie aeree, per tutti i voli in partenza da aeroporti italiani, un balzello in più, a cominciare dal 28 ottobre 2008.

Le compagnie aeree hanno protestato e la EasyJet, tra le più indignate, afferma in un comunicato: “Mai nella storia dell’aviazione civile, i passeggeri sono stati obbligati a pagare una tassa per sovvenzionare la bancarotta di una compagnia aerea. È come se i clienti Fiat in Germania fossero obbligati a pagare una tassa per finanziare Volkswagen”.

Pare però che la dose di indignazione sia proporzionale alle perdite già subite. Elisa Ravella, marketing manager di EasyJet, rivela infatti che la sua compagnia è una di quelle che “ha già versato le somme richieste dal governo italiano, ma solo una minima parte è stata recuperata poiché molti passeggeri hanno già usufruito del volo”.
Come recuperare allora le perdite? Vero è che le condizioni di trasporto, nel contratto accettato via mail da chi ha effettuato la prenotazione on-line, anche se scritte in piccolo parlano chiaro: “nel caso in cui tasse e sovrapprezzi aumentino dopo che la prenotazione è stata effettuata, il passeggero è obbligato a pagarli”. Ma altrettanto vero è che la compagnia non poteva certo spendere 2,80 euro di raccomandata per chiederne 2. Per cui comincia a mandare mail ai suoi clienti spiegando che, nonostante non ritengano corretto questo aumento penalizzante per il viaggiatore, sono stati costretti a farlo e ricordano che, per contratto, il pagamento è obbligatorio anche se retroattivo.

Alcuni hanno pagato e altri no, ma a nessuno sono state chieste le due euro al check-in. Anche perché se lo avessero fatto e qualcuno si fosse rifiutato, sarebbe stato difficile lasciare a terra la gente per due euro. Soprattutto quelli che avevano acquistato il biglietto già dai primi di novembre e stavano per partire sotto Natale. Insomma, visto che le raccomandate e le telefonate costano, la EasyJet ha tentato una sorta di legittimo fishing per recuperare il più possibile.
Sarà dura per la compagnia dover ascrivere una voce di passività nel loro bilancio per finanziare i danni causati dalla cattiva gestione dell’Alitalia, con l’evidente sfacelo prodotto alternativamente sia dal centrodestra che dal centrosinistra.

Oggi infatti l’Alitalia è una società con due anime: una buona e una cattiva. Quella cattiva, la Bad Company che contiene i debiti, è rimasta ai cittadini; quella buona, la Good Company contenente gli utili, è passata in mano ai privati, alla CAI.
Che i passeggeri potessero fare una colletta per contribuire a risollevare la vecchia compagnia di bandiera, fino a poco tempo fa era ancora una battuta nei monologhi dei comici di Zelig, ma in Italia è stato possibile trasformarla in legge e tutte le compagnie hanno già adeguato il prezzo dei biglietti “alle nuove normative”.

Insomma, sembra che lo sport preferito della politica italiana sia da tempo quello di privatizzare gli utili e statalizzare le perdite. È un meccanismo che ricorda vagamente quei rapporti di lavoro tipici di alcune aree depressionarie del meridione, in cui i lavoratori si sentono spesso dire dai loro datori di lavoro che i tempi sono duri e bisogna stringere la cinghia perché si sta sulla stessa barca. Salvo poi accorgersi che uno dei due magari la barca ce l’ha davvero. Indovinate chi?

Egidio Morici
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