L’albero di via D’amelio è pieno di cappellini e di bigliettini rossi. È il colore della copertina dell’agenda di Paolo Borsellino, sparita il giorno della strage nel 1992.
Tanta gente ha voluto lasciare un proprio pensiero in quei bigliettini, trascorrendo una mattina di questo periodo natalizio intorno a quell’ulivo.

Salvatore Borsellino racconta così il Natale in Via D’Amelio:
“Da quando sono andato via da Palermo ho trascorso con Paolo un solo Natale, quello del 1991, l’anno prima che morisse.
A Capodanno ci lasciammo perché c’era stata la strage di Palma di Montechiaro e doveva intervenire a fare il suo lavoro di giudice.
Da quel giorno lo rividi solo nelle foto e nelle interviste dopo l’assassinio di Falcone.

Paolo era un’altra persona, non aveva più gli occhi che io ricordavo aver visto sei mesi prima. Mi sembravano spenti, ma ciò nonostante mi sembrava che avessero una determinazione, una decisione, che mi faceva quasi paura. Avevo l’impressione che non vivesse più su questa terra insieme agli altri”.
“Oggi voi mi avete fatto passare un altro Natale con Paolo – prosegue Salvatore Borsellino, rivolgendosi a tutti coloro che si sono tenuti per mano intorno all’albero – e quando Francesco Cappello suonava le sue note su quel mandolino con cui aveva suonato il 19 luglio scorso, io mi sono andato a sedere vicino a quell’albero, abbracciandomi ad un ramo. Mi sembrava di toccare il braccio di mio fratello, mi sembrava di nuovo di passare un Natale con lui. Quell’albero è cresciuto in quella buca scavata dalla bomba. Lì dove è scivolato il sangue di Paolo, di Emanuela, di Agostino, di Claudio, di Vincenzo, di Walter.
E’ anche col sangue di quegli eroi che è cresciuto quell’albero. Si tratta dei nostri eroi, li abbiamo ancora, nonostante il termine eroe sia stato rubato per essere accostato a persone come Mangano.
Io vi ringrazio, sono stato felice, mi avete fatto piangere, perché io ho bisogno ogni tanto di piangere. Ho bisogno di tirare fuori dal profondo del mio cuore quel mio fratello che io tengo sepolto lì e che aspetto, prima di poterlo piangere una volta per tutte, che venga fatta giustizia e che venga conosciuta la verità”.

Egidio Morici
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