“Il blocco sociale dei quattro milioni di dipendenti pubblici è più forte di noi: certo che la sinistra vince sul web, non fanno un cazzo. Se proprio lavorano, alle due del pomeriggio sono fuori”

“Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet per motivi privati durante l’orario di lavoro”

“Ci sono migliaia e migliaia di persone, prevalentemente nel pubblico, che trascorrono la mattina a postare i video di Repubblica.it, che oramai oggi detta l’agenda anche agli altri media. Bene, io penso che vadano presi provvedimenti di diversa natura: multe, sospensioni“.


Giorgio Stracquadanio, è giornalista pubblicista. È stato editorialista del quotidiano Il Tempo e di Libero. Ha redatto e curato numerosi volumi politici di destra, pubblicati da Libero, tra cui Tutte le balle su Berlusconi, I peccati di Prodi, Perché la sinistra non ha vinto, Un bel sì per mandare a casa Prodi, Le mani rosse sull’Italia, I primi cento giorni di Prodi.

Nel 2009 fonda il quotidiano online Il Predellino.

Negli anni ottanta, Stracquadanio era attivista del Partito Radicale di Marco Pannella e portaborse di Tiziana Maiolo, allora assessore comunale antiproibizionista. Nel 1993 è stato candidato come consigliere comunale a Milano per la lista di Tiziana Maiolo; la lista non entrò in Consiglio.

Nel 1996 Stracquadanio si candida alla Camera dei deputati nel Polo delle Libertà, senza essere eletto. Viene eletto nell’aprile 2006 al Senato nelle liste di Forza Italia. Pur continuando a partecipare ai lavori politici di Forza Italia e restando esponente effettivo del partito, dopo un mese aderisce al gruppo parlamentare Democrazia Cristiana per le Autonomie per garantire il raggiungimento del quorum minimo di costituzione. Ha ricoperto al Senato le cariche di segretario della Commissione Bilancio, membro della Giunta per le Elezioni e del Comitato Parlamentare per i Procedimenti d’Accusa.

Nel 2006 è stato eletto membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale, con la qualifica di “parlamentare supplente”, per il quale era già stato attivista negli anni ottanta.

Tra le sue azioni politiche la denuncia a carico dei vertici dell’UCOII (Unione Comunità Islamiche Italiane) alla Procura della Repubblica di Roma per aver posto sullo stesso piano le stragi naziste con le azioni militari israeliane in Libano. La denuncia ha portato a indagare gli esponenti dell’associazione da parte della Procura e della Digos per incitazione alla violenza razziale.

È fra i deputati contrari alla proposta di dimezzare lo stipendio e le indennità dei parlamentari.

Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, risultato tra i non eletti alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lombardia 1 (province di Milano e Monza), è successivamente subentrato all’onorevole Cristiana Muscardini la quale ha rinunciato al seggio alla Camera e optato per un seggio al Parlamento europeo. È consigliere politico del ministro Maria Stella Gelmini.

È stato co-firmatario del disegno di legge per il distacco di sette comuni dell’alta Val Marecchia dalla regione Marche per la loro aggregazione all’Emilia-Romagna

Curiosità

Nell’estate 2010 ha invocato contro Gianfranco Fini il “trattamento Boffo”, ossia l’attacco politico-giornalistico a colpi di dossier falsi, di cui è stato oggetto Dino Boffo nel 2009. Ha inoltre dichiarato in Senato che L’Aquila “era una città che stava morendo, indipendentemente dal terremoto e il terremoto ne ha certificato la morte civile”. Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha sporto querela contro di lui; il Terremoto dell’Aquila del 2009 ha provocato un totale di 308 vittime. Ha inoltre negato la presenza di una crisi industriale nel caso della Vynils.