Al tramonto soffia vento di maestrale in questa giornata d’ottobre nelle terre tra Torretta Granitola e Tre Fontane, a una manciata di passi da capo Puzziteddu. Dietro un canneto che ne nasconde la vista dalla strada, c’è l’azienda biologica di Salvatore Scibetta e Laura Angileri, due giovani laureati, l’uno in Lettere classiche e l’altra in Scienze naturali, che hanno deciso di vivere in campagna.

Una scelta valutata per bene, dopo gli studi a Palermo e un’esperienza di pochi anni, dal 2006, in Tunisia dove Salvatore, originario di Porto Empedocle, ha insegnato lingua italiana nella Scuola nazionale.

«I ritmi frenetici della città hanno iniziato a starci stretti, invece noi volevamo una maggiore qualità della vita, un rapporto molto più diretto e sincero con la terra» racconta Salvatore, per gli amici Alessandro, oggi tornato a insegnare con modulo part-time a scuola. Nel 2010 la decisione di rilevare 4 ettari di un più ampio appezzamento di terreno del papà di Laura.

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In questo lembo di provincia, i terreni sabbiosi e ben coltivabili sono stati fonte di sostentamento di moltissimi marsalesi. Per lo più coltivati a vigneto, altri ancora a meloni. Serre e plastica, coltivazione intensiva. Quella proprio che non volevano Salvatore e Laura, forti di una formazione universitaria ma anche di una sensibilità responsabile verso la terra. È nata così la loro azienda dove il biologico è il metodo, ma il rispetto per il suolo è leitmotiv che muove tutto.

«È il dialogo con la terra generosa che contraddistingue le nostre giornate trascorse tra i filari di cavolfiore, cipolle o patate – spiega Alessandro – perché quella tra l’uomo e il suolo, che coi suoi frutti ci nutre, è una relazione di rispetto che trova nell’etica il vero valore di un dialogo».

La scelta del biologico li ha portati a non massimizzare i guadagni: «A noi ci sta bene così» dice Laura, marsalese che al tramonto dà il cibo ai maiali, alle oche, alle capre e alle galline. Il letame di questi animali è il concime naturale che finisce nell’orto.

«Ricordo che quando decidemmo di avviare l’azienda agricola mi ritrovai a un bivio, spiega Salvatore, o puntare sulle colture intensive oppure scegliere la via etica di un rispetto per la terra, seguendo i cicli naturali segnati dal tempo».

La via percorsa è stata la seconda, quella che oggi dà la possibilità a cipolle, zucchine, patate dolci, cavoli di crescere nei tempi normali, con acqua e concimi naturali, nulla di più. In questi anni Salvatore e Laura hanno deciso anche di puntare sulla coltivazione del sesamo biologico: qui crescono le piante che producono i piccoli semi che finiscono nel mercato italiano del biologico. È la via che segue l’intera produzione di prodotti che nascono, crescono e si maturano prima di finire in diversi punti bio in tutta Italia.

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«È l’amore per la terra che ti autorigenera interiormente, spiegano Salvatore e Laura. Di agricoltura si può vivere, ma bisogna tener conto di un’etica che guardi al rispetto del bene, in questo caso il suolo. Solo da come ci comportiamo nel trattarlo potremo beneficiare del suo valore. Se, invece, le logiche di sfruttamento e violenza continueranno, ridurremo, anno dopo anno, gli ettari coltivabili al mondo, seppur come popolazione aumenteremo». Qui, nella loro azienda, il rispetto per la terra prima di tutto.

E lei sarà generosa: crescono già le piante di cavoli che a dicembre daranno i loro frutti: «E saranno cavoli per tutti» ironizza Salvatore, mentre gli ultimi raggi di sole lambiscono tiepidamente la terra coltivata che degrada verso il mare.

di Max Firreri
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