sultano dell’omanIl Sultano dell’Oman, Quabus Bin Said, dovrebbe lasciare Palermo domani mattina per dirigersi verso le coste libiche, a bordo del suo panfilo “Al Said”, e poi tornare a casa a Muscat, la capitale dell’Oman.

Sta per finire, infatti, la vacanza lunga quattro mesi che ha portato il capo di Stato omanita in giro per il mondo. Alcuni dignitari sono già ripartiti ieri a bordo di un aereo, mentre altri andranno via tra oggi e domani.

Cena regale, doni milionari per tutti, shopping sfrenato nelle gioiellerie della città, posate d’oro e menù con improbabili e fantasiose “salse all’Allah”: il viaggio a Palermo del Sultano dell’Oman, Quabus Bin Said, ha scatenato la fantasia di cronisti, informatori e tanta gente comune, creando più di una leggenda attorno alla presenza del capo di Stato e del suo staff ed equipaggio composto da oltre 800 persone.

In questa fiaba estiva, che ha appassionato tanti palermitani e turisti, ci sono molta immaginazione e qualche certezza. Reali sono i Rolex d’oro con diamanti e l’orologio con brillanti donati ai presidenti di Regione, Assemblea regionale e Provincia: oggetti con lo stemma dell’Oman, dunque difficilmente acquistabili nei negozi di Palermo, come qualcuno ha favoleggiato. Reale è stato lo shopping, ma non per negozi superlusso, ma per i mercati, dove gli uomini del Sultano hanno acquistato merce a pochi euro, e in qualche boutique d’abbigliamento per comprare borse e accessori di moda.

Alle persone che hanno assistito al concerto della banda omanita, davanti al teatro Massimo, sono state distribuite cartine e oggetti molto turistici, un modo per promuovere il paese arabo, e non orologi per tutti, come si racconta in giro nei bar della città.


Anche sulla cena di gala nel panfilo del sultano le voci che circolano sono un po’ esagerate. Gli ospiti sono stati ricevuti nella corvetta d’appoggio, mentre Quabus Bin Said è rimasto nella sua lussuosa imbarcazione lontano da tutti e da tutto. Chi era presente racconta di una serata molto sobria, con aperitivo e poi cena sul ponte all’aperto, con un clima molto umido che ha creato qualche fastidio e molta sudorazione. Il menù non è stato proprio sfarzoso. Anzi, qualche pietanza, come il pesce, é risultata congelata, come segnala qualche ospite dal palato sopraffino. Tra gli aperitivi, accompagnati da champagne e whisky, uova con un po’ di caviale, gamberetti su letto d’insalata e salsa rosa, polpette di pesce, tartine e noccioline. Come secondi riso bianco e giallo, carne, polpette al sugo. Tutto servito su tavoli con tovaglie bianche di cotone (altro che rifiniture in oro come si favoleggia nei salotti cittadini) e classiche posate da marineria con i simboli del paese omanita. Nessun discorso ufficiale e dopo un’ora e trenta gli ospiti hanno lasciato la barca.

Da vero sultano sono gli assegni per complessivi sei milioni di euro che il Sultano ha donato all’ospedale dei Bambini S. Di Cristina, al Telefono azzurro, al conservatorio Bellini, come le richieste di asilo politico dei forestali che rivendicano il contratto e di una sede per l’associazione dei familiari delle vittime di mafia. Reali sono le foto che un emissario del Sultano s’é fatto stampare in un noto studio fotografico palermitano, con immagini panoramiche del golfo di Mondello e le escursioni dello staff in città. L’emissario avrebbe chiesto anche una cartina che ritrae dall’alto le isole Eolie.

Pura fantasia sono le limousine al seguito di sua maestà. Tra le voci anche quella di una visita medica cui si sarebbe sottoposto il Sultano nel centro Ismett, la struttura specializzata in trapianti gestita dall’Università di Pittsburgh. C’é chi, a questo punto, azzarda un interrogativo: e se gli orologi omaggiati fossero “made in China”?.