Precariato ScuolaDa Valnegra, in provincia di Bergamo, ci scrive Letizia. È una signora calabrese che insegna da due anni in una scuola primaria. La sua è una situazione comune a tanti insegnanti del meridione che, per poter lavorare, si sono dovuti spostare al nord. E’ una delle tante voci disperate di quel precariato che da molto tempo costituisce uno dei perni principali del funzionamento della scuola e che oggi sembra destinato a spegnersi nel peggiore dei modi.

Vengo da Locri, in provincia di Reggio Calabria e per lavorare sono costretta a vivere lontano da mio marito e dai miei figli. Il mio stipendio è di 1100 euro al mese, che al nord mi permettono solo di sopravvivere. Il prossimo anno però, con i tagli alla scuola di questa finta riforma non avrò più la possibilità di fare il mio lavoro e a 36 anni mi ritroverò disoccupata, nonostante tutti i sacrifici che anche i miei figli hanno dovuto fare. A partire dal prossimo settembre, nell’istituto dove lavoro, pare che si registrerà un esubero di circa dodici insegnanti di ruolo, figuratevi la fine che faranno i precari.

Che riforma è? Pensano davvero di aumentare la qualità scolastica buttando in mezzo a una strada migliaia di insegnanti? A cosa servono gli sconti organizzati dal governo sulle auto e sui mobili se poi non potremo comprarli lo stesso?
Vi ringrazio per avermi ascoltato e spero anche nel vostro aiuto, affinché si possa continuare a mantenere viva l’attenzione sugli effetti devastanti che puntualmente arrivano solo dopo che si sono spenti i riflettori
”.

Valnegra è un paesino di 200 abitanti, e forse è proprio nei piccoli paesini che è distribuita la maggioranza delle voci più disperate dell’ultimo precariato. Si tratta anche di persone che amano il proprio lavoro e che a volte si sono trovate in aereo con la febbre alta, perché “mettersi in malattia” nella loro città d’origine poteva essere rischioso: magari qualcuno avrebbe potuto pensar male. E a pagare sono sempre le persone oneste che, dopo anni di sacrificio, dovranno interrompere la loro carriera precaria, sostituendo il gioioso sorriso dei bambini, con l’amaro silenzio della disoccupazione.

Egidio Morici