Il Sindaco della città di Castelvetrano Selinunte, Avv. Felice Errante, rende noto che la chiesa di San Domenico ed i monumenti del Centro Storico della città sono stati inseriti nell’itinerario dei Fuori Porta de Le vie dei Tesori. 

La visita guidata si terrà nella mattinata di domenica 19 ottobre, ad accompagnare i visitatori ci saranno il vice-sindaco ed assessore alla cultura, Avv. Marco Campagna ed il presidente del Circolo Crimiso di Legambiente, arch. Giuseppe Salluzzo.

san domenico

Le   “Vie dei Tesori” nasce nel 2006 da un’intuizione: aprire alla fruizione della cittadinanza luoghi normalmente chiusi dell’Università di Palermo, che ha uno straordinario patrimonio di tesori di arte, scienza e natura. E far parlare questi tesori, riempiendoli di talk, spettacoli, incontri, mostre, legati alla loro identità, alla loro storia, alle loro suggestioni.

La manifestazione, nel corso degli anni si è allargata anche alla fruizione di luoghi lontani dalla città di Palermo, come appunto i cosiddetti Fuori Porta, per i cittadini si vive un percorso di appropriazione e di identificazione con gli spazi della cultura diventano spazi di riferimento, di nuova aggregazione, di interconnessione.

Voglio ringraziare l’architetto Salluzzo che in questi anni ha portato avanti un impegno di promozione di questa città con la campagna di Salvalarte e le varie ed innumerevoli iniziative condotte- ha affermato il Sindaco- mi auguro che anche molti concittadini possano partecipare alla mattinata di domenica così da godere di una visita guidata alla riscoperta di quei nostri tesori che spesso dimentichiamo di avere

Sul sito internet della manifestazione in cui ci sono contenute le informazioni e l’itinerario proposto per i Fuori Porta delle vie dei Tesori, è presente una dettagliata descrizione:

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Castelvetrano – la chiesa del ‘600, un gioiello ritrovato

Un gioiello nascosto nel cuore di Castelvetrano, è la chiesa di San Domenico, riaperta al pubblico dopo più di quarant’anni. Scrigno prezioso che custodisce l’importante esempio di manierismo siciliano realizzato da Antonino Ferraro da Giuliana tra il 1574 ed il 1580 per volontà del Principe Carlo Aragona Tagliavia, personalità influente e incisiva nel regno di Spagna (citato nei promessi sposi per l’editto contro i bravi).

La chiesa,  danneggiata dal terremoto che nel 1968 colpì la Valle del Belice, Negli anni ottanta sono stati eseguiti alcuni interventi di restauro che hanno permesso di riparare le coperture e consentito la riapertura parziale per il culto. Da allora l’albero di Jesse sulla parete che separa il presbiterio dalla cappella del coro e tutta la decorazione in stucco e affreschi non sono fruibili perché occupati da transenne e ponteggi in attesa di un improrogabile intervento di restauro per la salvaguardia degli stucchi.

Per la realizzazione del tanto atteso è rimasta  totalmente chiusa per lavori di restauro dal 30 ottobre 2009  fino all’7 febbraio di questo anno. A seguito dei lavori di restauro, la decorazione del presbiterio e della cappella del coro dello stuccatore   Antonio Ferraro da Giuliana  sono tornati finalmente a splendere.  Gli stucchi sconosciuti e dimenticati da tutti sono costituiti da numerose statue, bassorilievi, putti festanti, telamoni, sileni, cariatidi, bassorilievi ed altorilievi in stucco che si alternano a grottesche e stucchi e statue lignee, dipinti, bassorilievi e l’incantevole “Albero di Jesse” , sapientemente articolati insieme tra di loro per raccontare il nuovo ed il vecchio testamento.

Il particolare apparato decorativo-architettonico e la qualità artistica della scultura fanno di questa opera il massimo esempio della cultura manieristica siciliana. La chiesa di San Domenico, edificata nel 1470 per volere dei Tagliavia, signori di Castelvetrano, è la prima tappa di un itinerario per le strade e i monumenti della città trapanese, alla scoperta di bellezze più o meno note. Ultima tappa del percorso è il Museo Civico, inaugurato nel 1874, che custodisce, assieme alle ceramiche attiche e corinzie, e alla collezione di monete, la famosa statua dell’Efebo, rinvenuta nell’acropoli di Selinunte e una lamina plumbea con antica iscrizione sacra del V secolo a.C., recentemente restituita a Castelvetrano dal Paul Getty Museum di Malib