CarnevaleLa Cassazione ha valutato insufficienti o non valide le firme per i referendum sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti e del finanziamento ai giornali (un miliardo di euro all’anno) e per la fine del duopolio radiotelevisivo Mediaset-RAI.

Sulle firme dello scorso 25 aprile Beppe Grillo si rimette alla decisione della Cassazione, ricordando però che invece quelle per il Parlamento Pulito dell’8 settembre dello scorso anno sono state ritenute valide e sono arrivate in Senato, senza che nessuno ne abbia dato notizia.

Certo, tra i due V-Day ci sono delle belle differenze. Infatti, se le firme dell’8 settembre riguardavano una proposta di legge, quelle del 25 aprile miravano ai referendum abrogativi e se considerate valide avrebbero dato non pochi problemi al potere dei mass-media italiani. Come tutti sanno però, il numero delle firme ha superato ampiamente la soglia minima di validità, per cui i problemi evidenziati dalla Cassazione sono di natura formale.
Ma chi è il presidente della Commissione per il referendum?

È Corrado Carnevale, il giudice “ammazza sentenze” della mafia, condannato in appello per “concorso esterno in associazione mafiosa”, per aver aggiustato i processi a favore dei mafiosi.
Il suo ruolo è stato ricostruito in aula attraverso le dichiarazioni di 39 pentiti, le testimonianze di magistrati dello stesso collegio e un bel po’ di intercettazioni telefoniche e ambientali. Insomma, più sentenze ammazzava più i mafiosi potevano stare tranquilli, garantiti da ovvie aspettative di totale impunità.
La corte di Cassazione però, nel 2002 giudica infondata l’accusa di concorso esterno e lo assolve “ammazzando” la sentenza d’appello del 29 giugno 2001 che lo aveva condannato a 6 anni di carcere, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale lungo l’arco della pena.
Carnevale, raccogliendo i succosi frutti della sua lunga semina, torna innocente, provando su di se l’effetto liberatorio che tante volte egli stesso aveva donato a tanti “presunti” mafiosi.

Oggi ce lo ritroviamo a presiedere una commissione di Cassazione.
Si dirà: ma è stato assolto e quindi ha tutte le carte in regola per continuare nella sua carriera. Attualmente la sua situazione non ha nulla di penalmente rilevante. È vero. Anche se spesso determinati fatti rendono certi ruoli quantomeno inopportuni.

Certo, alla gente piacerebbe sapere come la pensa Carnevale su Falcone e Borsellino, simboli della lotta alla mafia ed icone degli onesti.
Ecco di seguito alcune sue affermazioni molto illuminanti:
“Due incapaci, con un livello di professionalità prossimo allo zero”;
“Falcone è un cretino con la faccia da caciocavallo”;
“Io i morti li rispetto, ma certi morti no”;
“Era Falcone che aggiustava i processi in modo da fregare qualche mafioso”;
“Contro di loro ho un’avversione che non è venuta meno neanche dopo che la mafia li ha ammazzati”.

Per diventare primo presidente del Csm però non importano le opinioni, al massimo importa l’età e quando l’attuale capo Vincenzo Carbone andrà in pensione a metà del 2010, Carnevale avrà 80 anni e già da 5 anni (per legge) non potrebbe ottenere posti di vertice. Ma c’è un rimedio anche a questo. D’altra parte se è stato possibile cancellare intere sentenze di mafia, perché dovrebbe essere un problema cambiare la legge che regola l’accesso ai posti di vertice?
Ed infatti in suo soccorso arriva una minuscola norma, proposta da Luigi Campagna (Forza Italia), infilata di soppiatto nella nuova finanziaria e scritta, come tante altre, in burocratese proprio per evitare che la gente capisca: “L’articolo 36 del decreto legislativo 5 aprile 2006 n.160, come modificato dall’articolo 2 comma 8 della legge 30 luglio 2007 n.111, è abrogato”.
E cosa diceva l’articolo 36?
Riguardava la legge Mastella per cui, “chi fu graziato nel 2004 e ottenne la ricostruzione della carriera non può ottenere posti di vertice oltre i 75 anni”. Abrogato!

Carnevale ha quindi via libera per la corsa a capo del Csm e mentre Angelino Alfano vanta lo “svecchiamento dei capi degli uffici alla giustizia”, lui si avvia a diventare il primo presidente del Csm, rimanendoci fino a 83 anni. I suoi colleghi vanno in pensione a 75 anni ma lui, che ha donato tante gioie a persone oneste ingiustamente condannate, probabilmente beneficerà di questo buon passaggio.
Un regalo per lui e un’immensa protezione per l’intera casta politica che, dopo gli applausi bipartisan al discorso di Mastella contro la magistratura, forse è proprio di un magistrato così che ha bisogno.
In effetti se Di Pietro fa orrore per il suo giustizialismo, chi meglio di Carnevale potrà portare avanti quel garantismo a oltranza che serve ai colletti bianchi, ancora troppo intralciati nella loro missione a beneficio di tutti i cittadini?

Egidio Morici
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