ars siciliaL’hanno portata a malafigura: saltano le deleghe agli assessori, salta pure l’elezione del consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. Tutto rinviato al 5 giugno.

Non sono riusciti ad eleggere i due vicepresidenti dell’Assemblea e gli altri membri del Consiglio di Presidenza. Tutto rinviato al 5 giugno.

Non sono bastati gli incontri dei gruppi dell’Udc, del Pdl e dell’Mpa per riuscire a trovare un accordo sulle deleghe e sui componenti del consiglio dei presidenza. “Siamo ancora in alto mare -ha confessato il capogruppo dell’Udc Rudy Maira- ci sono dei temi da approfondire, anche per le deleghe agli assessori, ecco perche’ pensiamo che è meglio rinviare l’aula alla prossima settimana per consentire uno sfogo di discussione”. Proprio così: uno sfogo di discussione. Se vedrete puntine rosse sul volto dei leaders politici siciliani ora sapete a che cosa addebitare l’eruzione cutanea. Somatizzazione, non forma allergica. L’anno portata a “malafigura”, dunque.

Le maggioranze bulgare non bastano per la governance, ci vuole ben altro, per esempio senso dello Stato, etica della responsabilità, rappresentanza degli interessi pubblici. Ci vogliono regole trasparenti nelle scelte degli uomini: organi di partito ed organismi istituzionali “attivi”, che si riuniscono, discutono decidono e fanno conoscere alla gente le decisioni.

Tutto questo non esiste – Perciò ogni scelta si trasforma in un a lite fra comari. Facciamo qualunquismo, populismo. Si colpisce nel mucchio? Ebbene sì, non c’è altro modo per dipingere lo stato dell’arte.

A Roma, nonostante l’abissale scarto di voti a Montecitorio, il centrodestra è partito con una incredibile defaillance.

Battuto in Aula. Si tratti di nidi di corvo, fauna selvatica o emendamento collegato alle frequenze tv, poco importa. Siamo alle prime battute ed il segnale è inequivocabile, inutile girarci attorno. Qui non ci sono Rossi e Turigliatto a fare la differenza fra centrodestra e centrosinistra, o gli acciacchi di Azelio Ciampi e Rita Levi di Montelcino che dettavano l’agenda politica al Senato, c’è ben altro. E a Palermo? Per eleggere il Presidente dell’Ars ci sono volute tre votazioni, nella prima sono mancati sedici voti, il trenta per cento, e quando il candidato, Francesco Cascio, ce l’ha fatta, ha dovuto registrare un “fisiologico” cecchinaggio di sei deputati. Ma non è tutto, in seconda battuta, la maggioranza si è incaricata di far sapere al mondo che non è d’accordo su niente, sulla composizione della giunta di governo, sulle deleghe e nemmeno sul nome dei deputati da mandare in consiglio di presidenza, perché nel PDL, MPA e UDC ci sono ancora in corso chiarimenti. Li chiamano proprio così, chiarimenti.

Da sbellicarsi dalle risate. Litigano, s’azzuffano, sono in disaccordo sulle poltrone, sulle seggiole, sugli strapuntini. Chiarimenti.

Leggendo il comunicato di AN dopo l’incontro dei dieci deputati di AN con il coordinatore nazionale Ignazio La Russa, tutto rose e fiori, come se nulla fosse successo, siamo rimasti basiti. Giornate di tafferugli ignorate, voti contrari in aule ignorati, cotsituizione del gruppo parlamentare di AN ignorato.

Non si tratta di un atteggiamento irrispettoso verso la gente: pensano che si possa nascondere il sole con il “crivo”, come dicevano i nostri nonni. I quali aggiungevano però: mmuccia mmuccia che tuttu pari. Ci vuole Andrea Cammilleri per raccontarla giusta.

Non si rendono conto che la gente è in grado pensare.

Che significa il rinvio dell’elezione del Consiglio di Presidenza?

Anzitutto il radicamento delle contrapposizioni, ma il segnale di considerazione di cui gode l’organo da eleggere.Il Consiglio di presidenza è una sorta di conclave permanente, dove si decide soprattutto come spendere i soldi del Parlamento, che non sono pochi. Servono a fare funzionare il Palazzo, e va bene.

Devono remunerare i deputati, e va bene anche questo. Devono fare figura quando arrivano gli ospiti. E va bene anche questo. Ma servono ad altro, per esempio a distribuirli in benefit agli stessi deputati, anche quando non sono più deputati. Servono ai gruppi parlamentari per l’attività culturale. Finanziano i partiti che non ci sono più.

Quando i soldi arrivano ai gruppi, non c’è modo di verificare che siano stati spesi per gli scopi, pur risibili, previsti. Repubblica delle banane o quasi, insomma.E qui non c’entra solo la maggioranza, c’entra anche l’opposizione. Non è ora di finirla?

I fatti ci hanno trascinato lontano e trasformato quello che scriviamo in una predica. Torniamo perciò al rinvio della seduta d’Aula. Avrebbero dovuto trovarlo un accordo, uno qualsiasi per evitare di ricevere contumelie, giudizi sprezzanti, riprovazioni.

Persone normali si sarebbero dati da fare, ma qui il livello di sensibilità si è abbassato pericolosamente e non fa impressione ormai niente.

Queste disavventure iniziali del Parlamento siciliano stabiliscono una continuità con la precedente legislatura che meglio non avrebbe potuto essere rappresentata. Non è cambiato proprio nulla, né le parole, né i gesti, né le azioni.

A noi resta di assistere a tutto questo e darne conto, nella maniera che sappiamo.

Non è molto, ma nemmeno poco.

Naturalmente sono previsti nuovi incontri tra tutti i componenti del Pdl, cioe’ An, Fi, Mpa e Udc. Lombardo -ha detto ancora Maira- non si e’ pronunciato sulle deleghe, vanno esaminate attentamente”.

Problemi anche per l’indicazione del vicepresidente dell’Ars: “Noi -ha detto Maira- abbiamo indicato Giovanni Ardizzone” e Toto Cordaro, deputato Udc, ha aggiunto: “entro domani speriamo di chiudere il quadro per poter far partire questo governo regionale”.

Piovono invece critiche dal Pd, a partire dal capogruppo Antonello Cracolici: “L’atteggiamento del centrodestra e’ stucchevole -ha detto- il Pdl ha avuto bisogno di tre voti e di due sedute per eleggere il presidente dell’Ars e per i rappresentanti del consiglio di presidenza siamo gia’ al primo rinvio e se ne profila un secondo. Mi chiedo, di questo passo, quando il governo regionale iniziera’ a lavorare e quando l’aula potra’ discutere i primi provvedimenti”.

Cracolici esprime un punto di vista condivisibile.

Meno condivisibile è il suo aggettivo, stucchevole, veicolato dalle agenzie.

Ciò che avviene non è noioso, seccante o fastidioso, né tanto meno svenevole, melenso o nauseabondo, appunto stucchevole. Ma politicamente intollerabile e riprovevole.