Una curiosa scoperta è avvenuta a Mombaruzzo, piccolo comune nel cuore del Piemonte, noto per gli amaretti e l’ottimo vino.


Tra le colline di questo caratteristico paesino, all’interno della tenuta Pico Maccario, è stata individuata una varietà di pianta mai vista prima che, per il prezioso ruolo di salvaguardia del vigneto e le sue inconsuete doti da “predatrice”, è stata soprannominata “rosa carnivora”.

L’azienda vinicola piemontese ha diffuso in un video-documentario, girato da una tv australiana, le immagini che testimoniano questo strano fenomeno e immortalano l’istante più atteso: la rosa carnivora in azione.

Come spiegano i fratelli Maccario, l’utilizzo delle rose nelle tenute vinicole deriva da un’antica tradizione contadina che l’azienda ha voluto perpetuare. I viticoltori le piantavano accanto ai filari per proteggere i vigneti, in quanto, in caso di eventuali malattie, le rose fungevano da “sentinelle” essendo le prime ad essere colpite. Ciò consentiva ai viticoltori di agire in modo tempestivo sul problema per prevenire i danni al raccolto.

Nessuno avrebbe immaginato, però, che questi fiori, nel corso degli anni, da prede prelibate per insetti e parassiti, si sarebbero trasformate in vere e proprie cacciatrici schierate a difesa della salute dei vigneti circostanti.

Ad accorgersi dell’insolito fenomeno sono stati un team di agronomi, appositamente convocati dai fratelli Maccario, che, a seguito di numerosi monitoraggi dei terreni, hanno constatato la progressiva riduzione di Polifagi ed altre specie di insetti nocivi per le viti ed un contestuale significativo aumento della quantità di polline all’interno dei loro vigneti.

Dopo mesi di osservazione, la scoperta: sono proprio le rose a produrre il polline utilizzato come esca per attirare le loro prede.

La rosa carnivora, come spiega Pico Maccario, sta apportando notevoli benefici ai vigneti dell’azienda piemontese assicurando, grazie alla riduzione di parassiti dannosi, una produzione vinicola di alta qualità.