Riprende oggi il processo per il sequestro di beni al patron di Valtur, Carmelo Patti.

I suoi legali, nel corso dell’ultima udienza, hanno presentato una memoria difensiva ai giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, dove si celebra il procedimento che riguarda beni per 5 miliardi di euro. La pubblica accusa è rappresentata dal procuratore capo di Trapani, Marcello Viola.

I legali di Carmelo Patti, sospettato di rapporti con la mafia, intendono dimostrare che tutti i beni nella disponibilità del loro assistito sono stati legittimamente acquisiti. Secondo gli inquirenti, invece, Carmelo Patti avrebbe intrattenuto fitti rapporti con il boss Matteo Messina Denaro e sarebbe stato a disposizione della criminalità organizzata.

Diversi collaboratori di giustizia, sentiti dal Tribunale di Trapani, hanno parlato di presunti accordi tra l’imprenditore castelvetranese ed il pericoloso capomafia. Secondo Angelo Siino, ex cassiere di Cosa Nostra, l’ascesa del patron di Valtur, passato in poco tempo da piccolo imprenditore a titolare di un patrimonio miliardario, sarebbe stata agevolata dalla mafia.

Non solo, secondo Siino anche l’ex premier Silvio Berlusconi sarebbe stato interessato a costruire a metà degli anni Novanta un villaggio turistico nella zona di capo Granitola, a Campobello di Mazara. Siino ha anche precisato che “Carmelo Patti non è uomo d’onore, ma uno vicino”.

Siino conobbe Patti “in una riunione presso la casa di campagna di Filippo Guttadauro. Era presente anche un certo Saverio Furnari, che poi fu quello che mi dette informazioni su Patti, e c’erano anche dei personaggi di Campobello di Mazara. Devo dire che Carmelo Patti fu presente e mi fece impressione, perchè parlava ad alta voce ed in maniera molto arrogante”. In quel periodo Patti si occupava di cablaggi per conto della Fiat e, racconta Siino, “praticamente quei cablaggi venivano costruiti dalle famiglie di Castelvetrano scelte da Patti. C’erano intere famiglie che la sera si riunivano nei magazzini e nei garage e per conto di Patti preparavano questi ingranaggi elettrici destinati poi alla Fiat. Patti sfruttava la povera gente, ma ad arricchirsi oltre a lui era la famiglia mafiosa di Castelvetrano“.

Secondo, Nino Giuffrè, un mafioso che per quasi un decennio ha vissuto al fianco del capo dei capi, l’imprenditore era a disposizione della mafia. Il boss Bernardo Provenzano e Francesco Messina, detto «mastro Ciccio», esponente della famiglia mafiosa di Mazara, nel corso di un incontro, avrebbero indicato il patron di Valtur come un soggetto a cui rivolgersi in caso di necessità. Giuffrè ha raccontato che due mafiosi sarebbero stati ospitati, durante la latitanza, all’interno di un villaggio della Valtur.

Giovanni Ingrasciotta, imprenditore castelvetranese che dopo essere sfuggito ad un agguato ha deciso di pentirsi ed iniziare a collaborare con la giustizia, avrebbe riferito di avere assistito personalmente ad alcuni incontri tra Carmelo Patti e Matteo Messina Denaro, nel periodo in cui il boss era già latitante. Riunioni nel corso delle quali, secondo il collaboratore di giustizia, si sarebbe discusso di importanti affari.