«Mi meraviglia molto – scrive Mogavero a Sgarbi – che si sia buttato tutto in polemica, che non mi pare proprio il taglio del confronto su basi di verità, o per ristabilire una verità eventualmente messa in discussione.

Nelle mie dichiarazioni fatte la settimana scorsa a Castelvetrano, durante la mia visita sul fondo confiscato a Gaetano Sansone, non c’era alcun atto di accusa nei suoi confronti, scrive ancora Mogavero a Sgarbi. Io così ho detto in quell’occasione: “I messaggi concreti arrivano proprio da azioni come queste. In questa terra che oggi torna alla società civile si raccolgono i frutti profumati di legalità, con un impegno sia del mondo civile che di quello ecclesiastico.

E questa è la migliore risposta nei confronti di chi, nei giorni addietro, ha gettato discredito nei confronti di associazioni ecclesiastiche che avrebbero avuto affidamenti di comodo, che accumulano senza alcuni esito produttivo”. Non c’era, quindi, nessun atto di accusa nei suoi confronti ma c’è, invece, un’interpretazione scorretta e un uso improprio del testo di chi ha redatto la sua nota di ieri, estrapolando alcune parole e isolandole dal contesto». E Mogavero ha scritto altresì: «Ciò che avviene nel fondo agricolo di contrada Fiumelungo sulla strada Salemi-Vita, oggi gestito dalla nostra “Fondazione San Vito” è sotto gli occhi di tutti: il vigneto è tornato produttivo da tre anni, c’è il turismo rurale “Al Ciliegio”, qualche mese addietro abbiamo inaugurato l’aula didattica e l’impianto fotovoltaico.

Questa è la concretezza di azioni e di fatti, alla quale altre istituzioni hanno acconsentito a partecipare con proprie risorse (come nel caso della “Fondazione Vodafone”), probabilmente qualcosa vuol significare, pur nel persistente disinteresse della Sua amministrazione, a cui non si è mai chiesto nulla di diverso o di più rispetto a quanto previsto e consentito dalla legislazione sui beni confiscati». Mogavero ha risposto a Sgarbi all’eventuale associazione del Vescovo ad altre istituzioni che «hanno fatto un’opera di falsificazione della verità» (sono parole di Sgarbi): «Quanto alla minaccia di essere associato da lei “a quelle autorità, dal prefetto al questore, ai magistrati, al maresciallo dei Carabinieri”? Mi creda, non la ritengo una eventualità disdicevole. Tutt’altro». E Mogavero conclude: «La verità non è una bandiera e il mio modello di verità, in tema di mafia e di lotta alla mafia, rimane Giovanni Paolo II e il suo audace e indimenticabile grido profetico nella Valle dei Tempi di Agrigento. Il resto sono parole vuote».