Manfredi - Le Idi di marzoNon si è ancora spenta l’eco della pubblicazione de “L’armata perduta” che nella scorsa estate gli ha procurato anche l’ambito “Premio Bancarella” 2008 che il celebre archeologo si scatena nuovamente in tutta la sua superba arte narrativa.

Valerio Massimo Manfredi, prestigioso autore che si è distinto nella produzione di numerose opere a sfondo storico da cui sono stati anche estrapolati film di grande successo, si presenta ancora una volta in libreria prendendo in considerazione colui che tanti personaggi storici hanno avuto come modello, colui che ha reso grande l’impero romano…Caio Giulio Cesare, un nome che nella storia è stato simbolo di potere e grandezza, Cesare era difatti l’appellativo con cui, in un futuro non lontano, verrà chiamato il sovrano, e da Cesare più recentemente Kaiser e Zar, si potrebbe scrivere ancora tanto sull’impronta che questo grande condottiero ha lasciato nella storia con il suo percorso. Un percorso che vide purtroppo un brusco e tragico epilogo paradossalmente proprio il 15 Marzo del 44 a.c, il giorno delle cosiddette idi considerate dagli antichi romani di buon auspicio.

Sulle idi di Marzo che hanno segnato la fine del glorioso condottiero si è detto e scritto tanto, fiumi di inchiostro e chilometri di pellicola, dai documentari ai saggi storici, dalle tesi di laurea ai grandi romanzi, nonostante tutto a distanza di circa duemila anni rimane ancora un alone di mistero. Ed è proprio per cercare di fare un po’ di chiarezza che Manfredi ancora una volta scende in campo prendendo per mano il lettore portandolo a respirare le atmosfere della Roma imperiale descritta minuziosamente con nitidezza e precisione topografica e presentando il grande Caio Giulio Cesare come uomo oltre che condottiero.

L’essere umano che in quanto imperfetto, viene mostrato oltre che nella sua forza, coraggio e brillante intelligenza, soprattutto nelle sue debolezze e incertezze che non possono e non devono trapelare al di la della corazza per non compromettere la stabilità morale delle armate e di conseguenza dell’impero.
Ed è proprio in questo frangente che veniamo a conoscenza di quel Giulio Cesare che dietro i banchi di scuola i libri di storia non ci avevano fatto conoscere, un imperatore che sente l’enorme responsabilità di riconciliare le fazioni interne fiaccate da una lunga e sanguinosa guerra fratricida salvando in tal modo la civiltà e l’esistenza di Roma e da questa responsabilità oltre che quella di un intero impero, che avverte come un peso immenso ed insopportabile, che cerca rifugio organizzando la guerra contro i Parti nella quale pensa, il nemico è visibile al contrario di quanto succede all’interno dei palazzi di potere dove nel frattempo iniziava a prendere vita il complotto, frutto di invidie e vecchi rancori, che lo avrebbe portato alla fine dei suoi giorni.

Numerosi furono i segni premonitori dell’evento infausto come numerose furono le persone che videro in anticipo ciò che si stava compiendo nell’ombra, il suo più fedele compagno d’armi Publio Sestio avendone avuta certezza, si lanciò in una eroica corsa contro il tempo nel tentativo di salvargli la vita sacrificando eroicamente la propria, similmente le donne che lo circondavano come la moglie Calpurnia e l’amante Servilia o anche il medico Antistio e il luogotenente Silio Salvidieno cercarono di fare di tutto per evitare l’irreparabile, ma Giulio Cesare incurante dei segni premonitori e degli avvertimenti andò impavido incontro al suo destino ed il vaticinio impietoso lentamente ed inesorabilmente si concretizzò….
E dopo le idi di Marzo Caio Giulio Cesare iniziò ad essere punto di riferimento per grandi condottieri e sovrani, il simbolo della grande Roma caput mundi sarebbe rimasto per sempre nella storia.

Edizioni Mondatori
Pagine 259
Prezzo copertina € 18,60

Filippo Marino