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A parlare stavolta è il collaboratore di giustizia Calogero Rizzuto.
Tra i motivi del suo pentimento ce n’è uno di non poco conto: volevano ucciderlo.
Vicino alla famiglia di Sambuca di Sicilia già dal 91/92 e formalmente affiliato nel 2003, diventa capo del suo mandamento che include, oltre alla sua città, anche Sciacca, Santa Margherita, Menfi e Montevago. Viene arrestato nel luglio del 2008 e comincia a collaborare nel settembre del 2009.
Nell’udienza del 15 gennaio scorso, al processo Grigoli e Matteo Messina Denaro, Rizzuto racconta com’è andata la faccenda del debito Despar.

Un debito da 600 milioni delle vecchie lire per forniture varie che Giuseppe Capizzi, allora capo della famiglia di Ribera e numero due della provincia di Agrigento, non avrebbe saldato al “re dei supermercati”.
Nell’udienza emerge che Calogero Rizzuto, tra la fine del 2004 e i primi del 2005, insieme a Gino Guzzo, capo della famiglia di Montevago, si recarono a Castelvetrano su indicazione del Capizzi, per parlare direttamente con Matteo Messina Denaro e risolvere la questione del debito, viste le differenti posizioni sulla relativa entità.

La famiglia Capizzi era arrivata a Matteo Messina Denaro per mezzo dello zio, Bernardo Provengano – dice Rizzuto – ma siccome i tempi erano lunghi per i pizzini… prima che ci arrivavano, c’erano discussioni… e allora si voleva arrivare direttamente a discutere di questa cosa”…
Guzzo ha detto a Grigoli che voleva un incontro con Matteo, se era possibile”.

Dopo una quindicina di giorni Grigoli li fa incontrare col cognato di Matteo Messina Denaro, Filippo Guttadauro.
Rizzuto spiega che “Matteo e Guttadauro dovevano dare l’autorizzazione a Grigoli di incontrarsi con il Capizzi. Perché se prima non ci fosse stato l’ordine da parte di Provenzano, il Grigoli e il Capizzi non si sarebbero potuti incontrare. I due poi si incontrano e trovano l’accordo”… “il Matteo voleva sistemare la cosa con Provenzano, per non arrivare alle armi”.
Guttadauro avrebbe detto: “Vi state prendendo una grossa responsabilità… noi siamo per l’accordo”.
Ma l’accordo non viene rispettato.

Guzzo mi disse che Matteo aveva mandato a dire che voleva uccidere Giuseppe Capizzi perché era venuto meno all’accordo. Matteo aveva mandato a dire di farci gli affari nostri, perché ora la cosa la sistemava lui a modo suo… perché per l’ennesima volta è stato un buffone, sia la famiglia Capizzi che Falsone Giuseppe”.
Dopo una ventina di giorni però Capizzi viene arrestato.

Giuseppe Falsone (uno dei capi di Cosa nostra nella provincia di Agrigento, ndr) mi disse che il Capizzi gli aveva fatto fare una brutta figura con Matteo Messina Denaro, venendo meno all’accordo. Falsone aveva mandato un incaricato per vedere come stavano le cose. Se era come diceva Grigoli o come diceva il Capizzi ed effettivamente era come diceva Grigoli”. Si trattava proprio di 600 milioni di lire.

Falsone mi disse che Una volta che Giuseppe Capizzi fosse uscito dalla galera, si sarebbe dovuto fare da parte, non si doveva più immischiare in nessuna cosa e che il rispetto era portato a suo padre e a suo fratello. Lui ci aveva fatto fare troppe brutte figure, sia col nostro mandamento che con la doppia figuraccia che ci ha fatto fare con Matteo Messina Denaro, la prima volta quando lui diceva che non era questa la somma che lui doveva dare e poi quando è venuto meno al pagamento”.

A Rizzuto viene chiesto se Grigoli avesse avuto rapporti con Cosa nostra.
“Per avere rapporti con Matteo, per Matteo e Guttadauro essere così impegnatissimi a questa situazione erano almeno molto amici – risponde – per avere tutto questo interesse Matteo, addirittura arrivare ad uccidere uno per gli interessi di Grigoli, io penso che qualche cosa c’era”…
“C’era un buon rapporto, era raccomandato da Matteo, ma se face parte della famiglia o se era un uomo d’onore non lo so
”.

Il Pubblico Ministero Sara Micucci chiede al Rizzuto se lui sa se un imprenditore mafioso, quando opera in un territorio che non è quello di appartenenza della sua famiglia, deve pagare il pizzo.
Si – risponde Rizzuto – se si tratta di qualcosa di grosso deve pagare ugualmente. Magari al posto del due per cento ci si fa pagare l’uno, l’uno e cinquanta, però deve pagare”.
Il motivo dell’incontro al quale avrebbe partecipato non era però collegato al pizzo. La questione invece sembra girare attorno a quel debito non saldato e alle diverse valutazioni del suo ammontare. Divergenze che pare avessero fatto infuriare non poco Matteo Messina Denaro.
Si era dimostrato particolarmente arrabbiato – spiega Rizzuto rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Carlo Marzella – e aveva scritto qualche parola un po’ grossa su Falsone, ma prima però era stato il Falsone che aveva scritto allo zio (Bernardo Provenzano, ndr) con parole forti, dove era convinto che aveva ragione il Capizzi e quindi aveva scritto una lettera, so io, un po’ forte su Matteo, che poi effettivamente è risultato al contrario”.

Il PM Marzella chiede anche se “I supermercati erano di Grigoli, lei sa perché Capizzi le disse che bisognava andare a Parlare con Matteo Messina Denaro?”
Questi supermercati che hanno aperto nell’agrigentino sono stati sponsorizzati da Matteo Messina Denaro – risponde l’ex boss di Sambuca – è stato lui a sponsorizzare l’apertura di questi supermercati. Da quello che mi ha detto il Capizzi, il Grigoli era stato raccomandato da Matteo Messina Denaro per aprire questi supermercati nella zona.”
Secondo Rizzuto, Grigoli era a disposizione di Cosa nostra. E quando gli viene chiesto cosa intendesse col termine “a disposizione”, lui risponde che “è disponibile a qualsiasi cosa abbia bisogno la famiglia. Se ha bisogno di denaro, di qualche luogo dove nascondersi, di fare da prestanome, non lo so… di tutto ciò che ci può essere di bisogno”.
L’ultima domanda alla quale Rizzuto risponde è quella di Antonio Denaro, avvocato di Giuseppe Grigoli: “Ma se due uomini d’onore si accordano e uno dei due viene meno alla parola, la sanzione qual è?”.
La risposta è immediata: “La morte, avvocato”.

Egidio Morici
per L’Isola del 22/01/2010
Quindicinale di informazione per la provincia di Trapani