CimiteroTroppi defunti e poche tombe nel cimitero di Castelvetrano. Viste le richieste in continua crescita, almeno quelle, nonostante la crisi, il comune ha pensato bene di acquisire quelle abbandonate o con concessione scaduta per assegnarle ai nuovi richiedenti.
Un po’ come i conti dormienti di Tremonti.

Il capo servizio del Cimitero, dopo una ricognizione, produce un elenco delle sepolture che potrebbero essere oggetto di nuove assegnazioni. Ma negli uffici preposti non esiste corrispondenza tra le richieste di concessione attivate e i nominativi riportati sulle lapidi delle tombe, quindi diventa impossibile individuare gli intestatari originari delle concessioni.

Si rivela allora risolutiva un’ordinanza del sindaco, in cui si dispone di attaccare sulle tombe candidate all’acquisizione, delle etichette con su scritto: Presunto decennale scaduto, sono in corso gli atti per il recupero del posto”.
Semplice: se nessun parente viene a lamentarsi vorrà dire che le sepolture sono abbandonate e il comune potrà acquisirle per poi vendere il posto ai nuovi richiedenti.

All’eventuale parente viene data la possibilità di inoltrare osservazioni, opposizioni o ricorsi soltanto per i 30 giorni della pubblicazione all’albo pretorio, al di là dei quali non potrà più pretendere nulla.
Ma non tutti i cittadini hanno l’abitudine di dare un’occhiatina giornaliera all’albo pretorio del comune e allora una copia dell’ordinanza viene affissa al cimitero, sulla parete dell’ufficio del custode, “ben visibile a chi vi accede” recita la stessa ordinanza, come se i cittadini, prima di andare a far visita ai propri morti, passassero prima a salutare il custode.

La data dell’ordinanza è del 20 novembre 2007 (18 giorni dopo la commemorazione dei defunti) e rimane affissa all’albo pretorio per 30 giorni, a cominciare da qualche giorno prima di Natale, un periodo in cui l’afflusso di gente al cimitero non è certo ai suoi massimi.
Durante l’estate scorsa, un castelvetranese di 76 anni, G.M., dopo un periodo vissuto al nord dal figlio, ritorna in paese e va a far visita ai propri defunti. Nella tomba dei suoi zii trova l’etichetta nera con la scritta del presunto decennale scaduto e chiede spiegazioni al custode che lo rimanda agli uffici cimiteriali del comune. Lì gli spiegano che la tomba è in “svecchiamento” a causa della concessione scaduta e che il posto è stato già assegnato ad un nuovo richiedente. I resti dei suoi zii invece possono essere messi da un’altra parte, a spese del comune. Il signore protesta, ricordando un contratto perpetuo, ma si sente rispondere che le concessioni perpetue non esistono più da tempo perché trasformate tutte in contratti a tempo determinato. Ma lui non si dà per vinto e tornando a casa si mette alla ricerca di questo contratto, lo trova e va dall’avvocato che gli spiega che la concessione perpetua può essere modificata solo in caso di soppressione del cimitero. Dopo aver inviato una lettera al comune, la procedura viene annullata e gli zii rimangono al loro posto.

In questo caso, la concessione perpetua era degli anni trenta e le persone che riescono a conservare un documento per così tanti anni, magari passandolo da padre in figlio, sono davvero poche.
Il caso della signora A.Z. infatti ha un epilogo molto diverso. La signora trova la solita etichetta sulla tomba dei propri genitori, ma non riesce a trovare il relativo contratto di concessione. Il comune le comunica che i 30 giorni entro cui avrebbe potuto vantare i propri diritti, sono già passati e che dai loro schedari non esiste alcuna concessione a nome dei suoi genitori.
Ma come recita la stessa ordinanza (n. 330 del 20/11/2007), nei registri non c’è la possibilità di collegare i nomi scritti sulla lapide col titolare della concessione
Sostanzialmente è come se il comune dicesse: “caro cittadino, non abbiamo la possibilità di recuperare il documento di concessione per dimostrarti che il decennale è scaduto. Quindi, se tu non sei in grado di dimostrare il contrario, noi acquisiamo la tomba e la concediamo ad un nuovo richiedente”.

La signora, in lacrime, avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di far rimanere i suoi genitori al loro posto e il comune, mosso a compassione, le è venuto incontro, dandole la possibilità di ricomprare la sepoltura, con i suoi genitori all’interno.
Da un lato è stata fortunata, perché c’è stato anche chi, ritornando in paese dopo anni di emigrazione, ha trovato un altro al posto del nonno.
Oggi, oltre a piangere la scomparsa dei vivi, può capitare di piangere anche quella dei morti e delle loro tombe.
È vero, non c’è più la tassa sulla prima casa, ma a preoccupare di più forse è quella sull’ultima.

Egidio Morici per “L’isola”
quindicinale di informazione per la provincia di Trapani