calcestruzzi01g.jpgLa magistratura colpisce Cosa Nostra proprio lì, nel punto più delicato. Ieri sono scattati sequestri di beni per milioni e milioni di euro. “Un mucchio di quattrini” – parafrasando una vecchia inchiesta de L´Ora – sono stati “congelati” per non finire nuovamente nelle mani della mafia.

Si tratta della Calcestruzzi spa, grossa impresa di Bergamo che negli anni ´90 avrebbe fatto affari con la mafia, come ha raccontato alla perfezione il pentito Angelo Siino, che nell´organizzazione criminale si occupava appunto di appalti e lavori pubblici. A Castelvetrano intanto viene sequestrata la principale società di Giuseppe Grigoli, padrone dei Despar di mezza Sicilia che – come Aiello per Villa Santa Teresa con i soldi di Provenzano – avrebbe utilizzato i miliardi di Matteo Messina Denaro per finanziare i propri progetti imprenditoriali. I due casi – specie quelli della Calcestruzzi spa – sono stati trattati, oltre che dal Giornale di Sicilia, anche da tutti i principali quotidiani nazionali.

Calcestruzzi spa. Come “quelli del nord” scendono in Sicilia e subito si sporcano le mani. Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l´attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato ieri mattina Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa, società bergamasca che fa parte del gruppo Italcementi. L´amministratore delegato avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, “da destinare – secondo l´accusa – quantomeno in Sicilia, alla mafia”. Arrestati anche Fausto Volante, direttore della società – ma già da tempo sospeso – per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato nel 2006, dopo l´avvio dell´inchiesta.

La Calcestruzzi spa avrebbe fornito materiale di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità per alcune opere realizzate, come il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo La Calcestruzzi spa è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso l´azienda aveva annunciato la sospensione delle attività in Sicilia in attesa della fine dell´inchiesta.

Ordinato anche il sequestro dei beni dell’azienda. Beni materiali e immobili della società e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche usate dall´azienda. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro.

Secondo quanto rivelato dal pentito Angelo Siino: “Nella Calcestruzzi spa vi erano interessi di Nino Buscemi, di Totò Riina e di tutta la “famiglia” di Passo di Rigano”. Scrivono i giudici della Corte d’appello di Palermo: “Era un’impresa intoccabile e protetta da Cosa Nostra, perfettamente inserita in un sistema spartitorio degli appalti che privilegiava in primo luogo le imprese, i politici e l’organizzazione mafiosa ai diversi livelli”.

Sequestrati i beni di Grigoli. Nei supermarket di mezza Sicilia c’erano i miliardi di Messina Denaro. Sequestrata e posta sotto amministrazione giudiziaria la “Grigoli distribuzioni srl”, società capofila di tutte le attività imprenditoriali di Giuseppe Grigoli, l’imprenditore che gestiva i centri Despar delle province di Palermo, Agrigento e Trapani. Il suo arresto, lo scorso 20 dicembre, ha portato alla luce gli interessi di Cosa Nostra sui grandi ipermercati dell’Isola. In particolare – secondo l’accusa – Grigoli sarebbe socio di Matteo Messina Denaro, il superlatitante di Trapani responsabile delle stragi di Milano e Firenze. La società sequestrata ieri possiede fabbricati, terreni e diversi immobili. Beni per un valore di 300 milioni di euroc he, secondo una prima stima degli inquirenti, consentono alla società di riscuotere ogni anno canoni di affitto di almeno 5 milioni di euro.