Canile CastelvetranoIl “cane di quartiere” è un cane che è stato rimesso nel territorio, dopo essere stato sterilizzato e microchippato da parte del comune, con la collaborazione di persone disponibili a fornirgli nutrimento ed acqua.

In pratica è il comune che valuta se il cane è idoneo ad essere rimesso nel quartiere da dove è stato prelevato.

A Selinunte però (come in tanti altri luoghi d’Italia) l’intolleranza e la paura nei confronti dell’animale libero sono molto diffuse, così come lo sono alcune errate convinzioni secondo cui “il cane è di proprietà di chi gli fornisce il cibo”.

Il proprietario dei cani del porto è il comune di Castelvetrano che, in base alla normativa vigente ha ritenuto compatibile la loro presenza nel territorio.
Probabilmente però queste informazioni non sono state adeguatamente diffuse, con la conseguenza che l’intolleranza nei confronti dei cani è aumentata, estendendosi a volte anche a chi dà loro da mangiare, secondo l’assunto che “se si smette di nutrirli, loro se ne vanno”.

Domenica scorsa a Selinunte è successa una cosa davvero singolare.
Mi trovavo con degli amici, di fronte al porto davanti casa mia, quando due cani cominciano ad abbaiare ad uno scooter. Il centauro, un giornalista locale, si ferma e mi chiede di chi siano i cani. Io rispondo che sono del comune e lui, dopo avermi urlato che in realtà sono miei, perché stanno sempre buttati davanti casa mia e io do loro da mangiare, parcheggia e si attacca al cellulare. Intanto passa una macchina scura che, dopo aver portato su di giri il proprio motore con una serie di sapienti accelerate, diventa oggetto di interesse dei cani che ricominciano ad abbaiare.

A quel punto la macchina scura tenta di investirli sgommando avanti e indietro, fino ad abbandonare la piazza con tanto di stridore di gomme, supportata dalla dialettale approvazione del giornalista che nel frattempo aveva terminato la sua telefonata.
Un passante, incuriosito dalle strane manovre, mi chiede: “Ma era ubriaco?”
Io rispondo ironicamente che sarà colpa dei cani, mentre il giornalista continua ad urlarmi contro: “Il problema è il cane uomo, caro psicologo del cazzo!” (riferendosi alla mia laurea in psicologia, almeno per quanto riguarda la prima parte dell’epiteto).

A questo punto mi avvicino e chiedo il perché di quella plateale offesa ma lui, rendendosi conto del guaio in cui si stava cacciando, nega tutto e ritorna a parlare dei cani e di quanto sia sbagliato che io dia loro da mangiare. Intanto arrivano i vigili urbani che avevano ricevuto la sua segnalazione; si rendono subito conto che nessuno sta per essere sbranato e, pur constatando che a volte i cani abbaiano dietro qualche motocicletta, riservandosi di fare una segnalazione al canile, non capiscono che cosa il giornalista pretenda da me. E sinceramente faccio fatica a capirlo anch’io, dato che le sue argomentazioni hanno raggiunto quella circolarità improduttiva che non approda ad alcuna richiesta.
Alla fine il giornalista si calma e dandomi la mano mi chiede: “Allora a posto?”
Io gli rispondo che questa stretta di mano non elimina certo l’eventualità della querela e lo saluto.
La sera parlo dell’accaduto al telefono con un mio amico avvocato di Milano che mi fa:
“Non puoi escludere che il giornalista, avendo molti amici, ricostruisca con tanto di testimoni una versione alternativa dei fatti e ti faccia una controquerela. Oppure potrebbe dichiarare che l’hai offeso anche tu e in questo caso l’art. 599 del codice penale stabilirebbe che non siete entrambi punibili perché le offese reciproche vengono compensate.”
“Beh – dico – allora non querelo nessuno. Ma almeno posso pubblicare un post su internet dove descrivo quello che è successo?”
“Ma nemmeno per sogno; potrebbe denunciarti per diffamazione”.

“Ma dai, questa è bella: lui mi dice “psicologo del cazzo” e vengo denunciato io?”
“Senti, purtroppo tra la realtà giuridica e quella di senso comune c’è una bella differenza; il post in internet puoi anche pubblicarlo, ma niente nomi. Già stai sulle balle a politici e giornalisti, io eviterei di mettere altra carne al fuoco. Un’altra cosa: mi sa che i cani staranno lì ancora per poco. In una piazza come quella gli esercenti hanno tanti amici, e se i cani infastidiscono i clienti…sai com’è, in un modo o nell’altro (incidenti, segnalazioni di gruppo o raccolta firme) riusciranno a farli sloggiare.”

Messaggio ricevuto: niente querela e niente nomi nel post. Oggi anche scrivere su chi ti offende può essere pericoloso.

Egidio Morici
www.500firme.it