E’ una giornata calda quella del 5 novembre scorso, nell’aula del Tribunale di Marsala dove è intervenuto per la sua arringa difensiva l’avvocato Antonio Denaro, difensore di Grigoli nel processo che lo vede accusato di essere il braccio destro di Matteo Messina Denaro.

Le finestre sono aperte per evitare che la pesantezza della toga, insieme allo slancio del parlare, non provochi più caldo del previsto.
E’ proprio partendo dal capo d’imputazione che il legale considera inconsistenti le accuse secondo le quali Giuseppe Grigoli avrebbe tratto “indebiti vantaggi in forza degli interventi operati in suo favore da Matteo Messina Denaro, attraverso la forza dell’intimidazione del vincolo associativo”. Nel corso dell’arringa, durata un paio d’ore, mette l’accento sull’inattendibilità dei pizzini e sul fatto che anche i mafiosi mentono, per cui Provenzano, Falsone e Messina Denaro non possono essere considerati come bocche della verità. A sostegno di questa tesi, l’avvocato Denaro cita anche Giovanni Falcone che in “Cose di Cosa Nostra” scrive che “la ‘Regola Buscetta’ è tramontata, adesso la mafia di regole ha quelle dell’opportunità”.

Sul fatto che Grigoli non sia mai stato minacciato dalla mafia, il difensore racconta invece un singolare episodio personale accadutogli circa trent’anni fa:
“Nei primi anni ’80, a Mazara del Vallo, gestivo con altri una discoteca. Io ero all’ingresso e c’erano tre persone che si sono presentate e sono entrate all’interno del locale come se le porte fossero state inesistenti. In quel momento mi sono accinto a dover interagire perché non capivo quel comportamento che era uguale alla fluidità di un vento, ma qualcuno mi prese per un braccio e mi disse chi erano quelli che stavano entrando. Uno di questi poi lo incontrai al carcere di Torino ‘Le Vallette’: era Peppe Clemente, classe 1964”.
Insomma il riferimento è chiaro, non c’è bisogno di proferire una minaccia esplicita, bastano i comportamenti. “Non si può chiedere la prova della minaccia a carico del Grigoli – prosegue l’avvocato – in Sicilia pure le pietre respirano di mafia!”.
Inoltre, sul vantaggio indebito, il difensore fa riferimento alla Costituzione che garantisce a tutti la libertà di impresa, per cui l’essere esonerato dal pizzo rispetto agli altri grazie all’intervento della mafia “E’ una cosa che non può essere scritta in una sentenza nel nome del popolo italiano”.

Un po’ più complessa infine l’analisi del rapporto tra Grigoli e Filippo Guttadauro. Quando Grigoli gli vende la Porche siamo nel 1978, periodo in cui per la Giustizia Filippo Guttadauro è una persona qualunque. Ma l’auto viene intestata alla moglie, sorella di Matteo Messina Denaro. Il legale però segue un ragionamento preciso: In quell’anno Matteo Messina Denaro ha 15 anni e nessun ruolo in Cosa Nostra, inoltre “era risaputo che a Castelvetrano c’era una consorteria mafiosa dei Messina Denaro (da parte del padre Francesco, ndr)”. Perché quindi intestare l’auto proprio ad una Messina Denaro e non al Guttadauro, che invece all’epoca non aveva mai avuto guai con la giustizia? L’avvocato fornisce una spiegazione: “E’ un’intestazione fatta solo per motivi fiscali”. Ecco perchè non avrebbe senso, secondo il legale, vedere la cosa con sospetto.

E il Filippo Guttadauro padrino di battesimo di una delle figlie di Grigoli? Nessuna rilevanza secondo l’avvocato Denaro, visto che quel battesimo è avvenuto nell’89 e Matteo Messina Denaro in quell’anno non aveva conti in sospeso con la giustizia. Insomma, fra Filippo Guttadauro e Giuseppe Grigoli ci sarebbe stata una solida amicizia, iniziata già prima del ’78, con rapporti consueti con le rispettive famiglie. Rapporti familiari quindi, non di mafia.
Intanto, prima della sentenza prevista per il 3 dicembre, dovrà tenersi un’altra udienza per il prossimo 19 novembre in cui, oltre all’avvocato Denaro parlerà anche l’avvocato Tosoni, occupandosi anche degli aspetti contabili della vicenda Grigoli.
La risposta alla domanda “Vittima o complice?” si avvicina. In questa udienza intanto, il rapporto tra il re dei supermercati e il superboss Messina Denaro viene sintetizzato in una singolare descrizione dello stesso avvocato Denaro: “Grigoli rappresenta per Matteo Messina Denaro il pollo a cui il contadino tiene, dandogli da mangiare, ma di cui ne trae la carne quando vuole”.

Egidio Morici
per “L’isola” del 12/11/2010