matteo messina denaroCi sono anche gli occhi del superlatitante Matteo Messina Denaro sugli appalti legati all’aeroporto di Palermo. Dopo le tracce dell’interessamento di Salvatore Lo Piccolo, il “re delle estorsioni”, sui lavori milionari legati allo scalo palermitano, gli inquirenti che indagano sugli affari di Cosa Nostra stanno seguendo una nuova, importante traccia: anche il boss di Castelvetrano ha partecipato al tentativo di mettere le mani su uno dei più appetitosi business in corso da anni in Sicilia.

Matteo Messina Denaro l’ultimo componente di vertice della mafia ancora ricercato dopo la cattura di Lo Piccolo e di Bernardo Provenzano scriveva e si confrontava a distanza con Lo Piccolo proprio per pilotare parte dei flussi di denaro legati all’aeroporto. Un cantiere aperto che spazia dal raddoppio della linea ferroviaria che collega Palermo con Punta Raisi, agli appalti per il rifacimento delle piazzole di sosta e di accesso all’aerostazione fino all’installazione del nuovo sistema di illuminazione. Lavori per quasi 800 milioni di euro che, gli inquirenti antimafia ne sono certi, sono finiti nel mirino dei boss.

Dalle carte sequestrate nel covo di Giardinello, dove è stato catturato Lo Piccolo insieme al figlio Sandro, sono già partite decine di indagini che puntano a dare un volto e un nome a complici, emissari e vittime dei boss. Tra questi c’è anche un ancora misterioso imprenditore che avrebbe fatto da raccordo tra Lo Piccolo e Messina Denaro per la gestione degli appalti nelle zona a cavallo tra la provincia di Trapani e quella di Palermo. Una figura ancora senza nome, quella dell’intermediario tra boss e imprese “avvicinate” perché paghino le tangenti, ma che sta diventando sempre più diffusa in Sicilia.

Le ultime analisi dei “pizzini” trovati a Lo Piccolo confermerebbero pre che i vertici di Cosa nostra camminano in perfetta armonia quando si tratta di affari, e vengono smentite le voci di contrasti tra il “capo dei capi” e il quarantenne latitante di Castelvetrano. I due boss, infatti, parlavano via “pizzini” di lavori nella Valle del Belice, a Trapani, a San Vito lo Capo e anche a Castellammare del Golfo, quest’ultimo Comune sciolto per infiltrazioni mafiose. Nelle prossime ore, intanto, il Tribunale del Riesame di Palermo deciderà se confermare l’ordine di custodia a carico di Giuseppe Grigoli, 58 anni, imprenditore di Castelvetrano accusato di essere socio “di fatto” di Matteo Messina Denaro nella holding che che gestisce 46 supermercati tra Palermo, Trapani e Agrigento con il marchio della Despar. Davanti al Tribunale, il legale di Grigoli ha sostenuto che il suo assistito è estraneo alle accuse.

(Umberto Lucentini)