[di Alessandro Teri GDS] La Valle del Belice, una terra in cui il livello di guardia è rimasto sempre alto a partire dal terremoto del 1968. Una zona in cui si vive sempre con il timore di un sisma catastrofico.

E negli ultimi anni, dall’osservatorio di Catania dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sono stati avviati studi mirati su un territorio tuttora ad alta sensibilità sismica: «Quella non è una zona silente, tanto che frequentemente viene registrata sismicità, in genere di basso grado e di poca energia, come i 2.6 gradi di ieri poco distante da Castelvetrano e Salemi», ci conferma Mario Mattia, responsabile all’Ingv etneo del progetto di ricerca sulle tettoniche nella Sicilia sud-occidentale, tenendo a puntualizzare che «è stato un piccolo terremoto, per cui rientra tutto nella norma».

La scossa di ieri ha coinvolto la faglia che sprigionò il sisma di cinquant’anni fa?

«È lì vicino, leggermente spostata verso ovest, in una zona non completamete ignota, che nel tempo è stata interessata da varie sequenze sismiche. Il fatto è che le faglie non sono mai sole, ma sono dei fasci di strutture che attraversano determinati territori dove c’è un accumulo di stress, che può manifestarsi poi nelle vicinanze. Sicuramente la faglia più importante è quella individuata da noi, in un contesto piuttosto sensibile, dove sono stati registrati oltre 150 eventi dal 1985 ad oggi».

Qual è il percorso della faglia principale, da quali paesi belicini passa?

«I nostri studi sono centrati sulla fascia che parte da Partanna, attraversa tutto l’Asse del Belice, passa da Castelvetrano e Campobello di Mazara, fino ad arrivare a Torretta Granitola, proseguendo quindi in mare. Tra l’altro quella stessa faglia ha provocato nell’antichità due grossi terremoti che distrussero Selinunte due volte, la prima nel V secolo avanti Cristo mentre la seconda risale al IV dopo Cristo».

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Nomi e paure che puntualmente ritornano…

«Ci sono diverse strutture sismiche lì. E nel 2012 c’era stato già uno sciame in quella parte che ha rilasciato energia proprio adesso, con molti eventi che comunque non hanno creato particolari problemi. Estendendo poi il quadro fino alla zona di Menfi, Montevago e Poggioreale, ci sono inoltre state delle sequenze sismiche nel 1998, tra il 2005 e il 2006, e anche tra il 2014 ed il 2015. Niente di particolarmente grave, infatti la magnitudo più forte è arrivata a 3.5 gradi. Una zona affetta da particolare sismicità, con cadenze di circa un terremoto ogni due anni».

L’attenzione per voi ora cresce?

«L’allerta non aumenta. Prima di tutto c’è da contattere i colleghi di Palermo per vedere se – attraverso sensori geochimici piazzati sul posto – nelle sorgenti calde di Santa Ninfa ad esempio c’è stato un innalzamento della temperatura delle acque, prima o dopo la scossa di ieri mattina».

Potrebbero esserci altre scosse?

«Non si può escludere l’inizio di uno sciame sismico, e in tal caso si vedrà come evolve la situazione. Ma un terremoto di magnitudo 2.6 non può generare particolari preoccupazioni, anche se abbastanza superficiale, a 5 chilometri di profondità».

di Alessandro Teri
per Giornale di Sicilia