La strada principale di Giampilieri Marina è un lungo fiume di fango: impossibile percorrerla se non muniti di scarponi. La gente, a due giorni dalla frana, cerca ancora di ripulire le proprie case. Sono tante le persone che, munite di scopa, riversano in strada il fango che avevano in casa.

I morti sono 24. All’appello mancano 39 persone

A seguire alcune trascrizioni delle telefonate ai soccorsi..

“E’ la fine del mondo – urla una donna nella cornetta del telefono – siamo sott’acqua, il fango é arrivato al secondo piano, è una situazione veramente drammatica. non c’é luce, ci sono crolli”. Il tenore delle telefonate è sempre lo stesso: paura e richieste di aiuto, immediato. “Mia figlia è bloccata in casa con una bambina di otto anni – spiega una signora anziana di Giampilieri al poliziotto che le risponde -. La casa trema ed è tutta allagata. Si chiama Gangemi Maria Gabriella, abita in via placida 1. C’é tutta acqua, è tutto franato, non si può uscire, acqua e fango, è tutto franato”. Parole ripetute da un signore che non si presenta ma che esprime concetti chiarissimi: “c’é stata una frana tremenda sono cadute le case in via Vallone Puntale, ci saranno morti e feriti venite subito”. “E’ caduta tutta la montagna – racconta piangendo una donna – tutte le case sono distrutte. C’é la gente dentro, aiutateci, abbiamo le porte bloccate”.

E sempre da Giampilieri superiore chiama il signor Pellegrino e con voce pacata dice al carabiniere: “portate qualche mezzo, nella strada c’é un buco. Sotto il ponte è tutto otturato, ci vuole l’elicottero, io non so cosa fare”. A quel punto si sente una voce da dentro la casa che forse suggerisce di prendere l’auto. E l’uomo risponde: “casa o auto, non so che fare”. Anche il militare non ha molti suggerimenti da dare: “speriamo che non cada”. Il signor Pellegrino continua a chiedere ai suoi interlocutori in casa “fuori, fuori dove?”. E poi aggiunge, “con i miei figli?”. Quanti anni hanno i suoi figli?, chiede il carabiniere. “Uno 15 e uno 12”. Telefonate arrivano anche dagli altri villaggi e paesi colpiti dall’alluvione, da Scaletta Zanclea a Briga e Santa Margherita. “correte, stiamo allagando” dice un uomo. E un altro aggiunge “siamo tutti allagati, c’é un metro d’acqua nella strada”. Da Briga Superiore chiama un uomo in preda al panico e quasi piangente: “aiuto, è crollata la mia casa, mia moglie è sotto. Ho due bambini. Sono al di là del fiume. Venite con l’elicottero”. Dalla frazione di Scaletta Zanclea, Guidomandri, ancora oggi non raggiungibile via terra, arrivano richieste d’aiuto: “siamo nei guai, l’acqua ci sta portando via, le strade sono allagate, ci sono tre-quattro metri di fango”.

Sono Briguglio, chiamo da Giampilieri superiore, il paese è cancellato dalle frane, ci sono morti”. E’ una delle telefonate che la sera di mercoledì 1 ottobre sono arrivate ai centralini del 113 e dei Carabinieri di Messina; parole concitate di uomini, donne e anziani che chiedono aiuto o, semplicemente, cosa fare davanti alla massa di fango. Al carabiniere che gli dice di non allarmarsi, l’uomo risponde: “ci sono due morti sotto il mio balcone di casa, sono nel fango. E guardi che non sono solo questi. Noi non siamo allarmati, ma terrorizzati”.