Gli animalisti della Laica avevano fatto ricorso al Tar Sicilia per aver ravvisato delle irregolarità nella presentazione della domanda di partecipazione alla gestione del canile municipale di Castelvetrano da parte di Naturamica.
Di contro, quest’ultima aveva presentato le sue giustificazioni.
Ma il Tar, prima di valutare le richieste e le difese delle due associazioni, ha semplicemente letto il bando e ha visto che l’unica parte ad avere torto era proprio il Comune.

Il bando era sbagliato: non contemplava l’obbligo di aprire un conto corrente unico sul quale far confluire tutte le somme relative all’appalto, come previsto dalla legge per appalti di importo superiore a 100 mila euro.
E, visto che il bando non lo richiedeva, al momento della partecipazione nessuna delle due associazioni aveva inserito nella propria documentazione il numero di conto corrente bancario.

L’ingegnere Giuseppe Taddeo, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune, ha dichiarato che “l’obbligo è stato rispettato dell’aggiudicatario” in quanto il numero di conto “era stato indicato nel disciplinare sottoscritto tra le parti”.
Il fatto però è obiettivamente irrilevante per un motivo molto semplice: l’obbligo doveva essere rispettato dal Comune, nella stesura del bando, non dai partecipanti.
Inoltre l’associazione Naturamica si è limitata, correttamente, ad inserire il proprio numero di conto corrente soltanto dopo l’aggiudicazione, al momento appunto della sottoscrizione del disciplinare tra le parti.

Dopo il clamoroso errore del Comune, il bando è destinato a ripetersi.
E le associazioni, più o meno animaliste, torneranno a gareggiare.
Chi vincerà adesso?
Gli animalisti della Laica?
I cacciatori di Naturamica?
O un terzo soggetto tra i due litiganti?

Egidio Morici
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