viaggio  lavoroVanno in Germania, Francia, ma anche oltreoceano. Con i voli lowcost e un trolley da cabina. Vanno, e restano. Sono 39.824 le persone originarie della provincia di Trapani che risiedono all’estero. Sono giovani. La maggior parte di loro ha tra i 18-34 anni (22,4%) e tra i 35-49 anni (22,8%).

Pensandoci bene, è un po’ come se città come Alcamo si svuotassero all’improvviso: quasi tutti i suoi abitanti mandati a vivere all’estero.

Sono passati molti anni da quando erano i nostri parenti, i nostri zii e cugini a partire in cerca di una nuova vita e, nonostante il tempo trascorso, oggi lo stesso destino tocca a loro, ai nostri figli, amici e colleghi.

Il contesto storico è diverso, non ci sono littorine e valigie di cartone. E’ un’emigrazione fatta con un clic, con un check-in online. Ma invariato rimane il risultato. La Sicilia si conferma terra di migranti.

Sono i numeri ad avvalorare una verità già conosciuta: al 2014, sono in totale 698.764 i siciliani iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E) , cioè un’incidenza pari al 14% sulla popolazione regionale.
L’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero è stata istituita nel 1988 e contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi.

Essa è gestita dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle Rappresentanze consolari all’estero.

L’iscrizione all’A.I.R.E. è un diritto-dovere dei cittadini e costituisce il presupposto per usufruire di diversi servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali: la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum per corrispondenza, la possibilità di ottenere il rilascio o rinnovo di documenti di identità e di viaggio e la possibilità di rinnovare la patente di guida.

Però, anche se l’iscrizione sia considerata un diritto-dovere, non sempre chi sceglie di trasferirsi all’estero ne è a conoscenza. I dati allora non tengono conto di chi, pur vivendo all’estero da tempo, non si è mai iscritto all’A.I.R.E.

La Sicilia occupa tristemente la prima posizione tra le regioni italiane e, in virtù del trend attuale, il numero è destinato ad aumentare.

E’ il “Rapporto Italiani nel Mondo” stilato dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, a fornire i numeri relativi agli italiani all’estero.
Soltanto nell’ultimo anno sono stati 94.126 gli italiani che hanno abbandonato il proprio paese per trasferirsi all’estero: di essi, ben il 52,1 % è di origine meridionale, di cui 7.818 siciliani.

A livello nazionale la Sicilia annovera ben sei province tra le prime venti in classifica per numero di residenti all’estero: Agrigento occupa la terza posizione con 146.913 residenti all’estero, presenti in classifica anche Catania (6° posizione) , Palermo (7°) , Enna (18°) e Caltanissetta (19°).

Se si considerano le nove province siciliane, Trapani occupa la penultima posizione per numero di residenti all’estero seguita soltanto da Ragusa

Nella classifica dei 25 comuni con il maggior numero di residenti all’estero, classifica guidata da Palermo, non configura nessuna città della provincia di Trapani.
Tuttavia se ci riferiamo alle altre province, c’è un dato inquietante che non può essere tralasciato : paesi come Villarosa, Mirabella Imbaccari e Lercara Friddi hanno più residenti all’estero che abitanti effettivi.
Per fare un esempio, a Villarosa, nell’Ennese, i residenti all’estero sono 6.380, mentre in paese sono rimasti in 5.073: un’incidenza del 125,8% sulla popolazione residente.

Destinazione principale resta la Germania, dove vivono 216.939 siciliani. Seguita dal Belgio e dall’Argentina.
La quarta posizione è occupata dalla Svizzera, anch’essa meta storica dei siciliani all’estero.
Dietro, invece, troviamo la Francia con 61.837 siciliani e Stati Uniti con 46.261, numero che non tiene conto dei discendenti degli emigrati siciliani di fine ottocento ed inizio novecento ormai a tutti gli effetti cittadini americani.
Per riferirsi al fenomeno migratorio odierno si utilizza la locuzione “nuovi migranti e antiche migrazioni” in quanto a cambiare sono i volti dei protagonisti, i loro titoli di studio e le qualifiche professionali ma resta immutata la necessità di lasciare la propria terra per far sì che il proprio talento venga valorizzato.
Tempo addietro si partiva pur essendo analfabeti ed incapaci di svolgere un mestiere, adesso si parte con una laurea in tasca e con pochi sogni rimasti nel cassetto.
A riprova di ciò, si noti come la fascia che va dai 18 ai 34 anni sia quella che a livello nazionale contribuisce in maniera più determinante: il 36,2 % degli emigrati nell’ultimo anno, infatti, ne fa parte.
Spesso partire non è una scelta ma un’imposizione dettata dalle contingenze storiche, quale, nella fattispecie, la crisi economica che ha travolto e stravolto i mercati mondiali ed in particolare il nostro: purtroppo per molti restare vuol dire chiudere definitivamente le porte del proprio futuro.
Si apre così la strada verso l’estero, soprattutto per noi siciliani: quest’anno 7.818, il prossimo chi lo sa.
Resta una certezza indiscutible: corsi e ricorsi storici ci rendono ancora una volta i migranti per antonomasia.

Giovanni Marco Maggio
per TP24.it