Al via i primi licenziamenti. A licenziare il personale è l’Anfe, Ente formativo storico dell’Isola, che annuncia di mandare a casa 170 operatori. La notizia è di quelle che fanno male.

Un ‘siluro’ che arriva dopo la la riunione sindacale convocata oggi a Palermo presso i locali di via della Ferrovia, sede regionale dell’Ente.

Uno degli enti storici e tra i più corretti, dal punto di vista gestionale, dell’ultra trentennale storia della formazione professionale in Sicilia è costretto ad avviare il processo di mobilità. Ebbene sì, l’avvio delle procedure previste dalla legge 23 luglio 1991, n.223 significa mobilità fuori dal sistema di tutele della legge regionale 6 marzo 1974, n.24. Cioè perdita del posto di lavoro. Per dirla in breve, licenziamenti!

Questo è il primo concreto risultato della fallimentare gestione della riforma del sistema formativo in Sicilia. Ed è solo l’inzio. Lo aveva più volte segnalato che qualcosa non andava. Cambiamento – quello nella formazione in Sicilia – fortemente voluto dal Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. E per farlo si è affidato ad un nome di grido dell’accademia siciliana e nazionale il professore Mario Centorrino, nominato assessore regionale al settore (mandato via solo qualche mese fa).

Non contento lo stesso Lombardo ha potenziato il progetto riformatore con la chiamata “alle armi” del consulente piemontese del Pd, Ludovico Albert, nominato dirigente generale del dipartimento regionale della Formazione. Un’operazione tutta politica? Non lo sappiamo, ma in tanti ci giurano.

La riforma e’ stata costruita intorno all’Avviso 20 ed al principio legato all’unità di costo standard. Il risultato era prevedibile. L’annientamento dell’intero sistema. Era scontato, almeno per gli addetti ai lavori. Tante le verità nascoste. Il perché della introduzione – sic et simpliciter – del costo standard? Ci arriviamo con un esempio.

Il progetto, che oggi viene alla luce, era ed è quello di smembrare i vecchi Enti formativi ed i vecchi equilibri per crearne di nuovi. Proprio così. Proviamo a chiarirlo. Se un ente di formazione ha ricevuto un parametro di costo unitario allievo/ora corso di 150 negli anni scorsi, oggi si ritrova fuori. Il costo unitario standard prevede un parametro fisso a euro 129 comprensivo di tutti i costi sostenibili. E’ chiaro che chi si trovava con un parametro superiore – è il caso dell’Anfe, ma non solo – dovrà licenziare. Mentre gli Enti cosiddetti giovani, che si trovavano molto al di sotto del parametro 119, oggi sono liberi di assumere.

Alla fine in mezzo a questo caos tutto siculo-piemontese resteranno strozzati i lavoratori che difficilmente saranno ricollocati. Bel risultato, quello della riforma. In assenza di un “salvagente sociale” si ingrosseranno le fila dei disoccupati. Mentre nuove assunzioni, in vista delle elezioni regionali, sono pronte.

E’ pur vero che per avviare al licenziamento il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare il pre licenziamento almeno tre mesi prima. E quindi far rientrare il personale dalla Cassa integrazione. Motivo per il quale non si è raggiunto oggi un accordo tra Ente e organizzazioni sindacali. Ma ciò che emerge è la sconfitta della ragione e del buon senso.

Intanto un gruppo di politici legati al Pd pare stiano acquisendo l’Ente di formazione Enfap di estrazione Uil. E parrebbe essere la stessa compagine sociale che ha rilevato qualche mese fa l’Ente di formazione Ial. già di proprieta’ della Cisl.

Grandi manovre elettorali? Ogni competizione elettorale in Sicilia + caratterizzata da follie istituzionali. Non è che siamo all’inizio del film? Lo verificheremo.