Siamo giunti alla terza giornata del “Festival della Legalità” a Marinella di Selinunte.

Dopo l’interessante caffè letterario con Giuseppe Linares ed il dibattito di ieri sera con Giancarlo Licata ed il presidente del Tribunale di Palermo Leonardo Guarnotta, questa sera, un talk-show con il giornalista Giuseppe Pipitone.

Ecco il programma di oggi

Ore 17.00
Apertura iscrizioni “Un calcio alla mafia”, torneo di calciobalilla “umano” in spiaggia. Ogni giorno i componenti della squadra vincitrice si aggiudicheranno le magliette con la riproduzione di uno scatto che ritrae insieme Falcone e Borsellino.

Ore 18.00
Apertura mostre “Non tutti i pizzini sono uguali” e “Una vita in cronaca. Per rompere il silenzio”.

Ore 19.00 Caffé letterario: “Denunciare il racket conviene”.

Il giornalista Giuseppe Pipitone intervista l’imprenditore antiracket Nicola Clemenza, il Preside del Liceo Classico di Castelvetrano Francesco Fiordaliso, il referente di Libera Castelvetrano Maria Teresa Nardozza Buccino e il legale dell’Associazione antiracket di Trapani Giuseppe Novara.

Ore 21.30 Spettacolo teatrale “Fango”

Dramma didattico di Gabriello Montemagno in ricordo di Pio La Torre, rappresentato dalle allieve del liceo classico “G. Pantaleo” di Castelvetrano e dall’Akkademia “F. Centonze” del Teatro Selinus di Castelvetrano, con la regia di Giacomo Bonagiuso.

Il dramma, in due tempi, è stato scritto dal giornalista Gabriello Montemagno su commissione del Centro Studi Pio La Torre per ricordare l’impegno contro la mafia profuso dal politico (caduto trent’anni fa sotto i colpi di Cosa nostra) cui si deve la prima legge antimafia della storia d’Italia. Nato con l’obiettivo di favorire la formazione di una coscienza civile e democratica contro la subcultura e gli stereotipi mafiosi, “Fango” mira ad accrescere in particolare la curiosità delle nuove generazioni e il loro impegno civile.

Il personaggio Don Fango, che da mafioso, organizzatore violento di traffici illeciti ed intrattenitore di rapporti con politici compiacenti, diventa egli stesso politico, descrive in maniera efficace la natura moderna del fenomeno mafioso che abbiamo visto scorrere nei 150 anni dall’Unità d’Italia ad oggi. La peculiarità della messa in scena di Bonagiuso è quella di trasformare questi tipi della “mafiosità” in maschere, affidandone l’interpretazione ad un cast esclusivamente femminile.