operazione-edenLunga la lista dei castelvetranesi finiti nella rete degli inquirenti, nel corso dell’ operazione “Eden”. Epigoni , proseliti e semplici complici del super boss, Matteo Messina Denaro finiscono nella morsa delle forze dell’ordine. Dalle indagini della Procura di Palermo, esce un quadro complesso di relazioni attive nel tessuto parentale del padrino del Belice, e dedito alle attività lucrose più comode al sistema mafioso ingegnato da super latitante.

Dalle attività investigative, viene fuori uno “Stato” nello “Stato”. Operante A Castelvetrano e nel territorio limitrofo. Cugini, sorelle, compari, amici , insomma tanti adepti locali che in qualche modo, insieme ad altri protagonisti dei paesi viciniori sono stati scoperti dalle indagini come “appartenenti” alla rete costruita dall’imprendibile boss di Castelvetrano.

Oltre ai “soliti noti”, a sorprendere di molto l’opinione pubblica locale rimane l’arresto dell’ex professore, Enzo Peruzza, docente di scuola media da molti anni in quiescenza e aderente ad una famiglia di storici imprenditori nel settore olivicolo. Un castelvetranese “insospettabile”. Un intellettuale dal parlar forbito, e che frequentava i salotti cittadini. Secondo gli inquirenti, Peruzza faceva parte del sistema “Denaro”.

All’elenco si aggiungono un’articolata ridda di nomi femminili legati, a vario titolo, alle strategiche trame ordite, dal super latitante, Matteo Messina Denaro. Per avere il controllo del territorio e assicurarsi fonti di sussistenza per “Diabolik” e per sul clan Il capo di cosa nostra avrebbe attivato anche la sorella Patrizia, moglie di Vincenzo Panicola, arrestato nell’operazione “Golem 2”.

Un’altra “coppia” in carcere insieme ai coniugi Filardo. Tutti arrestati infatti, i componenti del nucleo familiare di Giovanni Filardo. In manette la moglie, Francesca Maria Barresi e le giovani figlie, Valentina e Floriana. Filardo, era uscito dal carcere da poche settimane. L’imprenditore castelvetranese era stato coinvolto nell’operazione “Golem” e poi assolto. L’attività investigativa “Eden” mette in evidenza come, la mafia, non risparmia più nessuno, pur di continuare a controllare il territorio. Adesso mette in gioco anche il sesso debole. Una sorta di “mafia di genere” che manda sul campo anche le donne. Segno che il campo per Messina Denaro si stringe.

Stupore tra i giovani castelvetranesi ha generato l’arresto delle sorelle Filardo. Un intero nucleo familiare, quello di Giovanni Filardo, parente di Messina Denaro che gestiva, secondo i magistrati, imprese nel settore edilizio e nel movimento terra. Anche Girolama La Cascia probabilmente è stata usata nel solito gioco dei presta-nomi o connivenze simili. Altra storia è quella di Antonino Lo Sciuto , amico e socio di Lorenzo Cimarosa. Quest’ultimo era già stato coinvolto in altre operazioni antimafia e avrebbe continuato a operare attraverso società ad esso collegate, con la complicità di Antonino Lo Sciuto. Cimarosa, arguto imprenditore, molto conosciuto in città, per i suoi trascorsi sportivi amava mantenersi in forma e condivideva con i figli la passione per i cavalli. Al passo con i tempi, era pure su Facebook.

Lorenzo Cimarosa, non si è mai fermato. Era stato segnalato nei cantieri, del costruendo centro servizi di via Campobello. Immediato, mesi fa, il fermo dei lavori da parte della prefettura. Ritorna in carcere anche Mario Messina Denaro. A capo di una nota azienda casearia e cugino del boss castelvetranese, si è fatto beccare mentre chiedeva soldi per il clan.

Con l’operazione “Eden” si apre un altro profondo squarcio nel “sistema Messina Denaro” Un altro colpo messo a segno dalla Stato. In tale direzione, il sindaco Felice Errante afferma:” Si stringe sempre più la morsa contro Messina Denaro. Mi complimento con le forze dell’Ordine per la brillante operazione che indica che lo Stato è presente nel territorio”. Alle dichiarazioni di Errante fanno eco anche quelle di tanti castelvetranesi onesti. Quelli che sperano che lo Stato assicuri presto alla giustizia il boss Messina Denaro.