È morto il giornalista sportivo Maurizio Mosca. Nato nel 1940, si è spento all’ospedale San Matteo di Pavia. Mosca, da tempo malato, faceva parte dello staff della trasmissione ‘Guida al campionatò.

Sul blog del programma, ieri aveva pubblicato l’ultimo articolo prendendo posizione sul complicato rapporto tra Josè Mourinho, allenatore dell’Inter, e Mario Balotelli, giovane attaccante nerazzurro.


Le parole di Mughini

«Con Maurizio Mosca muore anche la tv generalista: quei programmi con scorribande, liti, ironia, autoironia. Ora basta pagare una tesserina per vedere solo le partite». Profondamente scosso dalla notizia della scomparsa di Mosca, appresa al telefono dall’ANSA, Giampiero Mughini parla a lungo del collega-amico tratteggiandone un ritratto completo.

«Nell’ultima fase della sua vita – spiega Mughini – Maurizio aveva una vitalità di superficie. In realtà era disperato. Sua madre era morta da qualche anno, ma molti non sanno che la madre era gravemente malata e da dieci anni ridotta in stato vegetativo. Viveva a casa di Maurizio, l’unico di quattro fratelli ad aver assistito sua madre malata per anni, privandosi di tutto, delle vacanze e della sua vita».

Del collega Mughini ricorda gli esordi e l’apoteosi: «Era nato dalla carta stampata, ma il suo capolavoro professionale culminò tra gli anni ’80 e ’90 con L’Appello del martedì ideata da Carlo Freccero e da lui. Freccero non ama ricordare molto il suo periodo berlusconiano, ma quel programma fu il suo capolavoro rivoluzionario in una tv imbalsamata. C’era Mosca, c’ero io al mio debutto nello sport grazie a lui, e c’era Helenio Herrera. C’era un letto con Paolo Villaggio e Moana Pozzi sdraiati. Io tornavo in albergo ridendo, meravigliato di essere pagato molto pur divertendomi. Poi dopo due anni, ci fu una lite furibonda tra gli ospiti, Franco Zeffirelli per la Fiorentina e Roberto Bettega per la Juventus.

Non fu colpa di Mosca, ma la pagò lui e venne congedato dal programma. in seguito continuò il suo rapporto con Mediaset. Il grande Maurizio era lì». «Negli anni – ricorda ancora il giornalista – esagerò con l’autoironia e divenne la caricatura di se stesso. Gli ultimi tempi non furono eccelsi, a mio parere. Era un grande giornalista sportivo e un attore comico. Io gli devo molto. Ho potuto essere libero anch’io, sotto la guida entrambi di un grande Ettore Rognoni, capo dei giornalisti sportivi Mediaset e di Controcampo»

Le parole di Biscardi

«È stato un compagno prezioso e fedele del Processo del lunedì. Era istintivo, ma sincero, scoppiettante e forte. Non aveva paura di dire la verità e lascia davvero un vuoto incolmabile: sarà difficile oggi che possa rinascere un altro Mosca». Appena appresa la notizia, Aldo Biscardi, con voce molto provata al telefono con l’Ansa, ricorda con queste poche e commosse frasi il collega e amico Maurizio Mosca, scomparso stanotte 1 69 anni. «Non stava bene. Aveva avuto qualche anno fa un problema cardiaco – rammenta Biscardi – ed io mi ero collegato telefonicamente dal Processo con lui ricoverato in clinica. Poi sembrava avesse superato. Invece era malato. Oggi lo ricorderò in tv da Quelli che il calcio»