museo orestiadi gibellina

Ferie forzate per la Fondazione Orestiadi di Gibellina che, a partire dal 18 dicembre, ha chiuso i battenti del Museo delle Trame Mediterranee del Granaio e della Biblioteca.

Una chiusura temporanea, fino a data da destinarsi, voluta dai dipendenti della Fondazione, in accordo con la Presidenza, per denunciare «il mancato pagamento degli stipendi degli ultimi mesi, un forte disagio sulla mancanza di garanzie per il futuro, un’impossibilità di progettare con serenità le attività», come si legge in una nota.

La Fondazione Orestiadi nasce nel 1992 per volontà di Ludovico Corrao, personalità di grande cultura, che ne ricoprì la carica di presidente fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2011. Amante dell’arte e collezionista, ha dedicato buona parte della sua vita alla rinascita di Gibellina, ferita mortalmente dal terremoto del ‘68. Con le Orestiadi, la rassegna internazionale da lui ideata e dedicata al teatro, musica, danza e arti visive, sono giunti nella Valle del Belice, anno dopo anno, personalità del calibro di Bob Wilson, Peter Stein, Emir Kusturica, Eimuntas Nekrosius, Philip Glass, Goran Bregovic, Robert Lépage. E artisti come Beuys, Schifano, Scialoja, Pomodoro, Isgrò, Guttuso, Accardi, Boetti, Turcato, Matta, Dorazio, hanno lasciato testimonianze della loro permanenza, sia all’interno del Baglio Di Stefano, sede della Fondazione, sia en plein air, per contribuire al progetto di ricostruzione della città. Così nel cortile antistante il Granaio, che ospita la collezione d’arte contemporanea, fa bella mostra di sé «La montagna di sale» di Paladino e, sempre all’aperto, si possono ammirare le opere di Cucchi, Consagra, Long, Briggs, senza dimenticare il «Grande Cretto» di Alberto Burri, un po’ più distante.


Nonostante il calibro internazionale delle iniziative che si susseguono puntualmente dal ’92, con immutata qualità e grande partecipazione di pubblico, riscuotendo riconoscimenti (Premio Icom 2011 per il Museo e Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di teatro 2012 per il Festival internazionale delle Orestiadi), la Fondazione sta scontando le conseguenze derivanti dai pesanti tagli alla cultura. I finanziamenti della Regione Sicilia, che nel 2009 ammontavano a 650mila euro annui, sono diventati 418mila nel 2010, fino a ridursi a 318mila euro negli ultimi due anni. E questo per sostenere costi di gestione, utenze, 9 unità di personale dipendente (che da cinque mesi non riceve lo stipendio), organizzazione di festival, mostre, convegni e concerti, oltre che per le spese della seconda sede a Tunisi. Una situazione difficile che si complica ulteriormente a causa dei ritardi nell’erogazione di finanziamenti per progetti già realizzati.

Achille Bonito OlivaA lanciare un appello commosso a favore della Fondazione è Achille Bonito Oliva, legato a Ludovico Corrao da un’amicizia fraterna, oltreché direttore della Sezione Arti Visive dell’ente. «La Fondazione Orestiadi è un bene comune che appartiene all’intero Paese non solo all’isola siciliana e che, alla luce di quanto è stato fatto, merita lunga vita, ha dichiarato al nostro giornale. Negli ultimi decenni ha realizzato importanti iniziative attraverso l’iniziale intuizione di Corrao, figura imperitura di cui non si perderà la memoria. Corrao ha ricostruito Gibellina a valle utilizzando l’arte, la cultura, l’architettura, le opere all’aperto, e creando un festival di teatro. Un intervento condotto con una saggezza quasi rinascimentale. Tutto questo è proseguito anche negli ultimi anni e adesso, con la presidenza di Francesca, la figlia, c’è anche una partecipazione di nuove forze. Non bisogna quindi abbandonare la Fondazione all’oblio, all’incuria, al cinismo della burocrazia, ai ritardi della politica, perché ci sono soggetti che vi lavorano a tempo pieno, che meritano rispetto, e perché esistono interessanti progetti, già approvati, che sarebbe un peccato buttare al vento.
Corrao ha avuto questo gesto di grande fantasia ribellandosi al terremoto e alla distruzione attraverso un atto costruttivo, quello di delegare agli artisti la ricostruzione di un territorio. Un atto di antiburocrazia e di progettazione politica, morale e culturale».

Si spera che le difficoltà possano essere superate quanto prima da una maggiore disponibilità delle autorità regionali verso una realtà culturale di grande valore, unanimemente riconosciuto. Intanto il nuovo Governo della Sicilia sembra abbia già manifestato attenzione nei confronti della Fondazione che ci si augura vivamente possa riaprire al pubblico al più presto e riprendere a lavorare ai nuovi progetti, in previsione già per marzo 2013.

di Anna Saba Didonato
per www.ilgiornaledellarte.com