Nei giorni scorsi, il personale della Polizia di Stato di Castelvetrano, impegnato nello svolgimento del proprio turno notturno per il controllo del territorio, mentre procedeva verso la frazione balneare di Triscina notava un’autovettura sospetta con a bordo tre persone.

Considerato che la maggior parte dei furti in abitazione sono consumati proprio a Triscina, i due poliziotti effettuavano inversione di marcia e si ponevano alla ricerca del veicolo in questione, il quale veniva rintracciato e bloccato pochi minuti dopo. In particolare, i poliziotti identificavano tre giovani castelvetranesi, di cui due noti pregiudicati per reati contro il patrimonio, intenti a scaricare dalla suddetta autovettura vario materiale all’interno di un garage: una macchina da cucire antica, un computer, uno zaino contenente una vela da kitesurfing, due mouse, due casse acustiche, una motozappa.


I tre giovani non fornivano versioni attendibili circa la provenienza di tale materiale. Pertanto, attesa la dubbia provenienza di quanto rinvenuto e sussistendo fondati sospetti che si potesse trattare di refurtiva provento di furto, gli operatori procedevano al sequestro di quanto rinvenuto, in attesa di svolgere più approfondite indagini.

Due giorni dopo, l’Ufficio Denunce del Commissariato acquisiva una denuncia di furto, avente ad oggetto il materiale sopra indicato. In particolare, il denunciante riferiva che il pomeriggio del giorno successivo all’intervento degli operatori, recatosi presso l’abitazione di Triscina, notava il lucchetto del cancello dell’ingresso principale divelto. Entrato all’interno dell’abitazione riscontrava che tutte le camere erano state rovistate e che la finestra di una stanza posta al piano terra era stata danneggiata e la relativa serranda scardinata. Da un attento controllo accertava che dall’abitazione era stata portata via la refurtiva sopra indicata.

Constatato, dunque, che il materiale oggetto del furto indicato dal denunciante, risultava corrispondente agli oggetti rinvenuti nella disponibilità dei soggetti denunciati, la refurtiva veniva posta in visione alla vittima, la quale riconosceva tutto il materiale come di sua proprietà e, per tale ragione, se ne disponeva la restituzione.

fonte. Polizia di Stato