Da un gruppo di sestesi riceviamo e pubblichiamo

Siamo cittadini sestesi che vogliono far conoscere una loro recente esperienza in Sicilia. «Quando l’antimafia è bellezza», così inizia la lettera di Teresa Nardozza , referente del presidio di Libera Castelvetrano ‘Salvatore e Giuseppe Asta’, che abbiamo incontrato l’ottobre scorso a Castelvetrano nel corso del viaggio organizzato da Coop Lombardia con Libera Sicilia nell’ambito del progetto Coop ‘Coltivare responsabilità’.

Vari uliveti tra Castelvetrano e Partanna, il paese che fu di Rita Atria, sono stati confiscati al boss Matteo Messina Denaro e stanno per essere assegnati alla nascente Cooperativa Le Terre di Rita Atria che per poter crescere è stata adottata da Coop Lombardia.

La lettera di Teresa continua racchiudendo in poche parole il senso pieno della lotta di Libera e dei suoi volontari: la cooperativa sarà «intitolata a Rita Atria, quale restituzione di giustizia e riconoscimento del sacrificio di questa giovane donna, affinché non sia rimossa dalla memoria collettiva in questo tempo di oblio. Nel produrre i frutti di una semina attraverso l’olio di Libera Terra, consegneremo simbolicamente a Rita un piccolo risarcimento».

Questi uliveti hanno subito negli ultimi mesi ripetuti incendi dolosi da parte della mafia, che hanno rovinato il 60% degli ulivi e che sono stati provocati mettendo liquido infiammabile nei condotti di irrigazione del terreno, potrete facilmente trovare in rete e sul sito di Libera più informazioni.
Pur avendo subito tutto questo, l’entusiasmo e la voglia di cambiamento, il coraggio e insieme la solarità di questi volontari che subiscono spesso anche minacce personali, hanno fatto sì che questa sia stata la visita-testimonianza che più ci ha colpito.

Ecco perché anche qui a Sesto, come altri compagni di viaggio di Brescia, Milano e Monza nelle loro realtà locali, ci stiamo impegnando a informare i sestesi ed a collaborare con il presidio di Libera di Sesto «Rita Atria e Giuseppe Valarioti» nel lancio della campagna ‘Adotta un ulivo’ che partirà probabilmente il 22 e 23 dicembre in piazza Petazzi nell’ambito degli incontri delle associazioni con i cittadini sestesi.
Nel nostro viaggio, peraltro benissimo organizzato da Libera il g(i)usto di viaggiare, abbiamo visto anche vari segni di speranza grazie all’impegno dei volontari dei presidi di Libera e Libera Terra.

A Corleone abbiamo visitato il Laboratorio della Legalità che raccoglie documentazione storica della lotta alla mafia ed ha sede in una casetta in pieno paese confiscata alla famiglia Provenzano.

Al Laboratorio vengono in visita per tutto l’anno molte scolaresche, e con l’esempio del lavoro delle molte Cooperative di Libera Terra il messaggio che viene dato è che il lavoro onesto è quanto serve per contrastare la mafia. Walter, insegnante di scuola superiore a Corleone, ci dice che ora qui la gente “ha voglia di normalità”.
Abbiamo goduto di un panorama bellissimo e gustato cibi squisiti all’agriturismo Terre di Corleone di Libera Terra Mediterraneo, che ha sede in due stalle sequestrate a Riina e ristrutturate magnificamente, così come molto bene abbiamo mangiato a Palermo in ristoranti che con altri 700 e più esercizi commerciali espongono l’adesivo di adesione all’iniziativa Addiopizzo.

Altra tappa è stata alla cooperativa Cantina Centopassi a San Cipirello, così chiamata perché sono 100 i passi che dividevano la casa di Peppino Impastato da quella del boss mafioso Tano Badalamenti. La cooperativa è al centro di vigneti sequestrati a Giovanni Brusca, dà lavoro diretto ed indotto a circa 100 persone ed i vini biologici qui prodotti hanno vinto vari premi enologici.
Ben diversa è la realtà che abbiamo incontrato nella provincia di Trapani, come abbiamo visto da quanto sopra detto per gli uliveti di Castelvetrano. A Valderice abbiamo incontrato Salvatore Inguì, coordinatore di Libera per la provincia di Trapani ed assistente sociale al Tribunale dei minori, che ci ha detto del silenzio assordante delle istituzioni e della Chiesa trapanesi nel denunciare l’illegalità. Il suo lavoro però lo ripaga e commuove: Salvatore lavora per sottrarre i ragazzi di muretto al gioco della mafia.

Li porta a Pizzolungo a visitare i luoghi della strage della mamma e gemellini Asta del 1985, li porta a Portella della Ginestra dove la maggior parte di ammazzati furono donne e bambini. La scommessa è: «davvero la mafia, che fa strage di donne e bambini, ti fa diventare uomo d’onore?». Li ha portati anche in campi di lavoro in Africa per far loro vedere che ci sono alternative di lavoro oneste; i giornali locali lo raccontano e loro cominciano a vedersi come cittadini riconosciuti. Il risultato è buono perché attualmente sono pochi tra questi i giovani che tornano a delinquere.

Anche nelle zone del sud trapanese si vedono però varie dimostrazioni di voglia di legalità, di indignazione e di coraggio, basti pensare all’opera di denuncia di monsignor Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, e alle iniziative del preside del liceo classico di Castelvetrano prof. Fiordaliso e di altri insegnanti.
Noi da Sesto e dalla Lombardia vogliamo far sentire a tutte queste persone straordinarie che siamo loro vicini, moralmente e concretamente. Anche una lettera da una classe o da un singolo insegnante o da un normale cittadino servirà. Walter a Corleone ci diceva: «Stiamo vincendo la partita, ma il 90esimo non arriva mai!». Aiutiamoli ed aiutiamoci a farlo arrivare.

In primavera coop Lombardia riproporrà questi viaggi: partecipiamo”.

Alessandra, Ambrogia, Magie, Nives, Pinuccia, Alino