A Marsala riprende il processo «Matteo Messina Denaro + 13», scaturito dall’operazione «Golem 2» del 15 marzo 2010. Nell’ultima udienza è stato l’architetto Pasquale Calamia, capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Castelvetrano, ad essere ascoltato come teste.

A fine novembre 2008, a Calamia fu incendiata la villa di famiglia costruita nella frazione balneare di Triscina. Una punizione subìta per aver espresso, durante una seduta aperta del Consiglio, l’auspicio che Messina Denaro fosse arrestato.
Rispondendo alle domande del pm Marzia Sabella, l’esponente del Pd ha ricostruito la notte dell’attentato incendiario alla casa al mare, in quel periodo dell’anno disabitata.

«Fummo avvertiti dalla polizia – ha detto Calamia – arrivati sul posto, davanti la scalinata d’ingresso della nostra casa incendiata abbiamo trovato dei lumini posti a terra a forma di croce». «C’erano già vigili del fuoco – ha proseguito il teste – al nostro arrivo, all’interno, ancora alcuni focolai. Eravamo sotto choc. Quando siamo entrati abbiamo trovato i mobili ammassati al centro. Incendiati il salone e due camere da letto. Distrutti impianto elettrico, climatizzatore, intonaci, infissi, etc. Una perito ha valutato i danni in 30 mila euro. L’indomani qualcuno telefonò a casa nostra, rispose mio padre, e un uomo disse: ‘così va bene?’. Poi chiuse».
Calamia, ancora scosso per quella vicenda, ha poi ricordato la seduta di Consiglio del maggio 2008, quando, alla presenza del prefetto Trotta, dichiarò: «Castelvetrano è anche la città natale di Matteo Messina Denaro. Auspico che venga presto assicurato alla giustizia».

Oggi saranno chiamati a testimoniare Nicola Clemenza (in foto) e Bartolomeo Stallone. Clemenza è un imprenditore di Partanna, che subì un incendio per avere avuto l’ “ardire” di costituire un consorzio oleario che si opponeva al cartello mafioso che controlla il mercato dell’oliva e dell’olio a Castelvetrano e nel Belice.