Il nostro pianeta è caratterizzato da un grave paradosso, da un lato si discute su come sfamare una popolazione in costante aumento, proponendo peraltro soluzioni che contemplano agricoltura intensiva, pesticidi e organismi geneticamente modificati (OGM), dall’altro, si continuano a buttare tonnellate di cibo edibile, faticosamente prodotto a spese del pianeta.

Cosa ci ha insegnato l’anno Europeo contro lo spreco alimentare, istituito nel 2014 dall’Unione Europea per dibattere su uno dei più gravi paradossi del nostro tempo? Cosa ha cambiato l’Expo 2015 a Milano? A quanto pare NULLA.

I dati emersi dal dettagliato rapporto Waste Watcher 2015 confermano una tendenza allo spreco. Ogni anno in Italia vengono buttati 12,3 miliardi di euro in alimenti, di cui la metà direttamente dai consumatori.
Si stima che ogni famiglia Italiana butti circa 6,7€ di cibo a settimana, si tratta di 42 kg a persona di avanzi non riutilizzati, alimenti scaduti o andati a male, per uno spreco pro-capite di 117 euro l’anno.

La cosa paradossale è che il consumatore medio è consapevole dello spreco di cibo, ma vi è una distorsione tra lo spreco percepito e quello reale. Si può affermare che il cibo domestico gettato reale sia circa il 50% superiore allo spreco percepito e dichiarato dai sondaggi nelle interviste dello studio Waste Watcher 2015, quindi sottostimiamo ciò che buttiamo ogni giorno nella spazzatura.
Per diminuire questo spreco inutile di cibo si possono attuare delle strategie di acquisto consapevole, ognuno può fare la sua parte, portando ad una diminuzione dello spreco alimentare, a salvaguardare l’ambiente (meno spreco vuol dire meno inquinamento per la produzione o per lo smaltimento) e ad un risparmio economico generale.

Lo spreco si può combattere già dal luogo di acquisto. Un consiglio banale potrebbe essere quello di recarsi al supermercato a stomaco pieno e con una lista di cosa acquistare.
Recarsi al supermercato con la pancia piena ci evita di acquistare “per fame” o per saziare un certo languorino del momento.

I carrelli della spesa sono sempre più grandi, questo ci dà l’impressione di non aver comprato abbastanza prodotti e ci invoglia a continuare gli acquisti sino al loro riempimento, spesso invogliati da fantomatici sconti (talvolta lo sconto è irrisorio) o da promozione come il 3×2, 2×1, lo sconto soci o tesserati. La lista della spesa è uno strumento che ci porta ad effettuare degli acquisti mirati, si acquisteranno solo gli alimenti di cui si ha veramente bisogno.
Una volta giunti a casa, gli alimento dovranno essere conservati in maniera consona. Ogni alimento ha un suo “posto ideale” all’interno della casa. Alcuni devono essere conservati a temperatura ambente, altri in frigo, altri ancora in freezer. Ogni informazione sulla temperatura di conservazione, tecnica di cottura o tipologia di consumo saranno descritte sull’etichetta presenti su ogni alimento.
Non tutti sanno che all’interno dei frigoriferi domestici vi è una temperatura differente per ogni scompartimento, se ne deduce che il cibo deve essere collocato in maniera consona.

Nel classico cassetto in basso vi è una temperatura di circa 7-10 °C, adatto alla conservazione di frutta e verdura. Lo scaffale più basso è il punto più freddo del frigorifero (0-2 °C) ed è quindi il punto ideale per i prodotti crudi come carne rossa, pollame e pesce. Gli scaffali in mezzo sono il punto ideale per i prodotti che hanno già subito cottura come carne, pasta, sughi, verdure e avanzi di cibo in genere, oltre che per i salumi. Lo scaffale più alto ha una temperatura di 4-5 °C, è il punto idoneo alla conservazione di yogurt, formaggi, latticini in genere, uova e alimenti sottovuoto.
La “shelf life” (vita di scaffale) di un alimento è il periodo che intercorre tra la preparazione e la “data di scadenza”, cioè il periodo nel quale un alimento mantiene le sue caratteristiche di sicurezza e di qualità sensoriali. Per evitare gli sprechi di cibo, è importante leggere la data di scadenza presente su tutte le confezioni.

La dicitura “da consumarsi entro”, seguita dalla data, deve essere obbligatoriamente riportata sulle confezioni dei prodotti alimentari preconfezionati che vanno incontro a una rapida deperibilità quali, per esempio, carni fresche, formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca, prodotti ittici freschi ecc. Perché la data di scadenza sia effettivamente valida è necessario che il prodotto sia stato conservato in maniera corretta. Nel caso di prodotti alimentari non soggetti a rapida deperibilità, la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto termine minimo di conservazione (TMC); quest’ultimo è un termine temporale che indica fino a quando un alimento mantiene, se conservato adeguatamente, le sue specifiche caratteristiche.
Queste date devono essere sempre verificate al momento dell’acquisto o del consumo, ma talvolta è possibile superarle senza avere ripercussioni sulla salute. Come detto spesso le date di scadenza sono stimate dai produttori, sulla qualità sensoriale (gusto, consistenza ecc..), non sulla base della sicurezza del prodotto, vuol dire che superata la scadenza il prodotto potrà risultare più duro o con un sapore diverso ma essere comunque salubre.
Gli yogurt possono essere consumati fino a 6- 7 giorni dopo la data di scadenza, senza che le proprietà sensoriali o di sicurezza siano state alterate, al massimo il valore nutrizionale (la presenza dei probiotici) del prodotto sarà leggermente inferiore. Le uova, se fritte, si possono consumare al massimo entro una settimana dalla data di scadenza.
I prodotti surgelati (che dovranno essere cotti), se conservati correttamente, possono essere consumati fino a due mesi dopo la data di scadenza, si potrà constatare un leggero decadimento delle proprietà sensoriali

Valerio La Pinta

Dando per scontata una corretta conservazione, il pesce in scatola può essere consumato tranquillamente entro uno o due mesi dalla data di scadenza.
Gli oli possono essere consumati fino a 8 mesi dopo la data di scadenza, si può però registrare una perdita delle qualità del prodotto.
I prodotti da forno, i prodotti dolciari (brioscine, panettoni, colombe pasquali ecc..) hanno una shelf life di circa 4-5 mesi, essi possono essere consumati tranquillamente fino a due settimane dopo la loro data di scadenza, anche se la loro fragranza e la loro morbidezza saranno certamente inferiori.
Questi consigli vanno sempre presi con le dovute precauzioni, la “verifica visiva” è lo strumento migliore per constatare la qualità di un alimento, i prodotti dovranno essere sempre buttati nel caso si ipotizzi, o si verifichi visivamente, la presenza di muffe, insetti, odori sgradevoli, colore alterato o ogni altra caratteristica non presente normalmente.
Ci stiamo “divorando” il pianeta, con la deforestazione, l’inquinamento dei mari e della terra, con l’eccessiva produzione di scarti e di spazzatura, tra questi vanno annoverati anche gli sprechi alimentare. Bastano piccoli gesti per evitare gli sprechi, ognuno di noi può fare la sua piccola parte per proteggere il pianeta da “eccessivi abusi”.

Dott. Valerio La Pinta – Biologo Nutrizionista
Per maggiori informazioni o per prenotare una visita nutrizionale contattare il numero 3407526871 o inviare una email a valerio1989@gmail.com