Associazione Teatro Libero in collaborazione con Akkademia “Ferruccio Centonze” del Teatro Selinus di Castelvetrano presenta “COME FRATELLI” di G. Libeccio con Gaspare Di Stefano e Giovanni Libeccio, regia di Giacomo Bonagiuso

La banalità del male

Ho pensato a costruire la messa in scena di “Come fratelli” seguendo l’istinto del teatro, il suo gioco manifesto ed occulto che realizza tessiture a partire da semplici spifferi. Non ho mai condiviso l’idea che la mafia fosse soltanto una specie di “gramigna campestre”: forse come gramigna campestre essa è nata, ma la sua dilatazione contemporanea la rende appieno, semmai, un mostro dal colletto inamidato.

In campagna, nella periferia, dove il senso della rappresentazione è ancor più scandaloso, resta il sapore mieloso della mafia, quell’aura che i telefilm contemporanei non smettono di consacrare, quell’insopportabile “moviola” che rallenta le pallottole, gli accasciamenti, le urla, il botto del tritolo. Ma è proprio quell’aura emulativa che mi ha sorpreso nella sua semplicità; la banalità del male è tutta racchiusa in questo gioco fascinoso, per i giovanotti senza lavoro e senza fondamenti etici, che ti toglie dall’incerto dei tempi per consacrarli “’ntisi”. Da lì la deriva l’infame mattanza delle parole siciliane: “onore”, “rispetto” che sono espropriate alla loro connotazione semantica, per diventare “ferite”. La mafia ha rubato alla Sicilia le sue parole tipiche, ammorbandole. Le ha rubato la voglia di correre, e l’ha resa più lenta e più pesante, un carrozzone. Le ha lasciato il sole, l’amore, l’idioma; però a patto che si resti nel cerchio del sole, dell’amore, dell’idioma, come fanno i filmetti, appunto.

“Come fratelli” ha l’inusuale pregio di parlare come i ragazzini parlano, di biciclette, di femmine bone, di giri sulle jeep, senza svuotare nei rallenty la banalità mafiosa, ma anzi rendendola icastica, potente. Insomma, parla del fascino del male, a partire da quella banalità assoluta che il male, purtroppo, ha in sé ( sarà per questo non riesci a fartene anticorpi: il male è così banale da sfondare dentro). “Come fratelli” non parla di una mafia politica, di una mafia territoriale, ma disegna una storia a partire da due “carusi” che, per opposte vicende, di mafia si trovano a vivere e morire.

La mafia “nica” del fascino adolescenziale, quella mi è piaciuto assai rappresentare; la mafia nicaredda che ti fotte senza sembrare un cancro, ma solo un colpo di sole; la mafia banale, che t’ammazza mentre credi di aver ritrovato un fratello.
Giacomo Bonagiuso

La trama

Come Fratelli parla di mafia; la mafia che nasce nell’animo di ragazzi di paese che vedono nel Boss, nel Capo, nel Don riverito e temuto una sorta di modello degno di emulazione e reverenza. Come Fratelli racconta la storia di due ragazzi; il primo, Andrea, figlio di un capo-mafia morto ammazzato per aver tentato la scalata in una lotta tra famiglie, è costretto all’espatrio per aver visto “troppo” la notte dell’assassinio. L’altro, Salvo, l’amico d’infanzia che, pur nato in una famiglia per bene, subisce il fascino di Don Carlo sin dalla tenera età, il fascino di un uomo rude ma apparentemente “generoso” che, anche da morto, continua ad esercitare un enorme potere di seduzione sulla sua mente. Mentre Salvo intraprende la strada orribile della “mafiosità”, proprio nelle file della famiglia “vincente”, Andrea medita di ritornare a casa, dopo 15 anni di “esilio” in Olanda e di sfidare, quindi, il divieto mafioso. A “vigilare” su quel “divieto”, però, è stato destinato dal nuovo “Don” proprio Salvo, “come un fratello” per Andrea…

Per le caratteristiche dei personaggi e per il linguaggio siculo-italico usato dall’autore, lo spettacolo arriva al pubblico più acerbo con immediatezza pur preservando una ritmica apprezzata dal pubblico più esperto. Innovativa è l’osservazione critica del contesto rappresentato nel dramma realizzata attraverso una sceneggiatura e una regia proprie del teatro di ricerca.

Sarà dunque uno spettacolo di assoluto livello, con due interpreti di elevata caratura ormai navigati nel campo del teatro e della recitazione: ricordiamo con piacere che sia Giovanni Libeccio che Gaspare Di Stefano sono volti noti al pubblico sia locale che nazionale, con partecipazioni importanti in spettacoli teatrali e in fiction italiane trasmesse dalla RAI, come un “Medico in famiglia” e “Agrodolce”.

Dal 27 novembre al 2 dicembre a ROMA al Teatro del Colosseo poi in programmazione nelle stagioni teatrali.

Anteprima Nazionale Assoluta

Patrocinio del Comune di Partanna

Corte del Castello Grifeo, Partanna

2 Settembre 2012, ore 21.30

ingresso libero

Infoline. gbonagiuso@gmail.com – 347/4587137