L’Italia del «governo di buona volontà» di Mario Monti sembra potercela fare, ma «è irrinunciabile che i partiti si impegnino in concomitanza a fare la loro parte», soprattutto su «riforme» e «bene comune».

«Oggi c’è da salvare l’Italia», ricorda il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei, e perchè i «sacrifici» che gli italiani stanno compiendo non si rivelino «inutili» occorre «risanare e crescere», «creare lavoro ma anche conservare il nostro patrimonio di eccellenze…».

Bagnasco ribadisce poi che sull’Ici, tema caldo delle ultime settimane, la Chiesa non chiede privilegi ma che le sia applicato il trattamento del non-profit, sempre disponibile a correggere eventuali violazioni: «evadere le tasse è peccato», se lo fa «un religioso è anche scandalo». Non siamo in una «palude», osserva il cardinale invitando a ritrovare fiducia, rivendicando la presenza della Chiesa nel sociale («assidua, capillare, responsabile») e ricordando la ricerca da parte dei cattolici di nuovo impegno in politica e il raduno d’autunno delle associazioni cattoliche a Todi.

Tra i modelli per i cattolici in politica, Giuseppe Toniolo. Una politica sospesa e debole, riflette il porporato davanti al parlamentino dei vescovi italiani, non serve all’Italia, ma certo la debolezza della politica è un fenomeno generale, che ha condizionato la crisi mondiale: la politica è in genere «debole e sottomessa» di fronte a «coaguli sovranazionali potenti e senza scrupoli» e «sembra che i grandi della terra non riescano a imbrigliare il fenomeno speculativo».

Occorre invece regolare la finanza
, «moderno moloch» perchè serva il «bene comune, non la speculazione». Nella crisi economica e politica «l’Italia – secondo quanto detto da Bagnasco in una prolusione limata fino all’ultimo tanto da arrivare ai giornalisti oltre l’orario consueto – appare particolarmente in angustia a motivo di sanzioni e bocciature che possono apparire un declassamento, agli occhi del mondo. E tuttavia un esame di coscienza, rigoroso e spassionato, s’impone, per scongiurare il rischio di un autolesionismo spesso in agguato».

Dal punto di osservazione dei vescovi la crisi in Italia ha messo in luce sia la necessità di abbandonare la rissosità e i particolarismi in politica, sia la tenuta dei valori di fede. La crisi ha prodotto «il ritorno ad atteggiamenti più semplici e discreti…». La crisi ha smontato i «valori» «prodotto della industria dell’intrattenimento e del consumismo» e sarebbe utile se anche gli intellettuali contribuissero a un dibattito su «parole antiche» che «fanno parte dell’uomo stesso e del suo destino, come vita e famiglia, lavoro e partecipazione, libertà e relazione, politica e rappresentanza».

Il porporato si addentra anche in alcuni dettagli di problemi e opportunità, compresi il pagamento del debito dello Stato ai cittadini, «anche per evitare ulteriori gesti di disperazione da parte di imprenditori in difficoltà», e la crescita «nel Meridione della speranza di potersi liberare un giorno non remoto dal giogo della malavita organizzata» che non a caso si sta spingendo verso il nord.

Una sottolineatura particolare sulla necessità che la domenica «non sia sacrificata all’economia»: «È già fin troppo evidente che – rimarca Bagnasco – nell’ambito dei poteri globali, si vuole rompere le reti virtuose, e ridurre l’uomo in solitudine perchè sia meglio manipolabile»: quindi difendiamo la domenica, che difende le famiglie, sempre più fragili, ma pur sempre «risorsa» per la società e le persone.

fonte. www.leggo.it