C’era una volta la festa della matricola… Dico c’era perché da tempo non esiste più, qui come altrove. Spazzata via dal vento della contestazione studentesca al primo apparire dell’Università di massa.

Poco male, dicono alcuni. La sua scomparsa non ha lasciato grossi rimpianti: la festa era ormai divenuta un ingombrante ferrovecchio, un pretesto per taglieggiare i più deboli, una nota stonata in contrasto con lo spirito dei nuovi tempi.

Per altri invece è stata un lutto, la perdita di un bene intimamente legato alla vita universitaria, una manifestazione da riconsiderare e, forse, da recuperare.
Ma com’era la festa della matricola qui a Castelvetrano come altrove? Quali i personaggi più in vista? E i motivi intorno a cui essa cresceva ed improvvisamente esplodeva? Mi ricordo quando ero ancora piccoletto , vedevo in un giorno non definito questi “pazzi ” scorribandare per le vie del centro con questi cappelli particolari ,a punta triangolari, con appesi tuttintorno “ciafrusaglie”quali fischietti pupazzetti,ciondolini e chissà quali altre cose.


Il periodo era particolarmente felice (almeno così mi ricordo) per la goliardia siciliana e la situazione economica socilale del nostro paese. Era forte la voglia di divertimento! Ci si tuffava nella frenesia del momento abbandonandosi alle più sfrenate manifestazioni coinvolgenti degli universitari. Tutti , studente o meno, venivano trascinati nella bolgia infernale dove era autorizzato a fare di tutto, dove, almeno una volta l’anno, la trasgressione era la regola e, incredibilmente, non comportava sanzioni morali. Tantomeno penali.

Se si vuole esprimere con un’immagine lo spirito della festa della matricola si può dire: un’esplosione improvvisa e incontenibile di entusiasmo collettivo, una fiamma che dagli ambienti studenteschi si propagava all’intera città. Una città che, come si sa, è stata sempre piuttosto restia ad abbandonare il suo proverbiale torpore: per la festa della matricola, strano ma vero, essa faceva un’eccezione sottomettendosi docile ad esagerazioni e ritmi che non erano i suoi.

Non c’erano preparativi (penso)accurati, né una regia sapiente che tirasse i fili. La ricetta era di una sconcertante semplicità: spontaneismo e voglia di strafare, povertà di mezzi e goliardia a grandi dosi.La festa della matricola, effimera e sgangherata quanto si vuole, è stata comunque un momento nella vita universitaria e cittadina e merita quindi di essere recuperata prima che la memoria collettiva ne perda definitivamente le tracce. Cosa ricordate? Cosa è successo alla futura classe dirigente del paese non sà più organizzare tale e semplice manifestazione? Perchè non far rivivere giornate di pura goliardìa alla nostra Castelvetrano?

Mario Signorello