Pubblichiamo la lettera aperta della giovane Federica Masella, gestore della struttura L’Oasi di Selinunte e direttore tecnico della Ettore Viaggi.

Un paese ostile al turismo

Quale paese al mondo non sfrutta le proprie potenzialità naturali, il proprio patrimonio storico, le proprie risorse culturali, le proprie tradizioni, le proprie produzioni che sgorgano dall’agricoltura, dalla pesca, dall’artigianato locale, dal commercio e dai servizi, al fine di sostenere e sviluppare quell’industria che possiede tutte le carte per soddisfare completamente la richiesta occupazionale, quell’industria che è matematicamente in grado di creare reddito e benessere incamerando risorse che provengono dall’esterno del paese, quell’industria che comunemente chiamiamo turismo?

e ancor peggio

Federica Masella

Federica Masella

Quale paese al mondo oltre a non sfruttare le proprie risorse naturali, tarpando le ali alla propria vocazione turistica, riesce ad accumulare contestualmente un’infinità di negatività che scaturiscono da problemi irrisolti, da burocrazia assurda, da scelte politiche capestro, da impianti obsoleti, da infrastrutture inesistenti, da disservizi continui, da mancanza di programmazione, da mancanza di progettualità, da una scadente qualità della vita permeata da un contesto di precarietà e di completo abbandono che complessivamente rendono il paese ostile al turismo?

questo è Castelvetrano

piccolo paese del trapanese che verrà fortemente ricordato sui libri di storia per aver dato i natali ad un famoso latitante e non per i suoi trentamila cittadini che lottano ogni giorno contro l’inerzia di un sistema governativo che non li rappresenta e ancor peggio è loro ostile.
Trentamila cittadini che combattono come forsennati per sbarcare il lunario, per sopravvivere in un paese ormai screditato privo di prospettive future dove nessuno vuole più investire, dove nessuno rischierebbe un euro.

Un paese con due borgate marinare

non una ma due località di mare che insieme si pregiano di possedere una stupenda costa lunga più di 4 chilometri purtroppo per niente accessibile, privatizzata dalle abitazioni di Triscina forse abusive, forse in sanatoria edilizia, interrotta dal Parco Archeologico di Selinunte il più vasto d’Europa, ma il meno valorizzato anzi il più mortificato d’Europa, invasa dalle alghe che immobilizzano l’unico attracco dei pescatori ed un molo inutilizzabile, sommersa dalle vergognose montagne di rifiuti che delimitano le strade e le piazze e dalle nauseabonde esalazioni che accompagnano le passeggiate dei pochi turisti increduli, deturpata da un fatiscente ed inquinante impianto di depurazione che riversa in mare l’impossibile, interrotta infine dal Parco Riserva Naturale della foce del Belice che con il suo regolamento non consente alcuna attività, ma tutela l’habitat naturale che permette a particolari ed importanti specie animali e vegetali di vivere, svilupparsi e riprodursi, garantendo loro la necessaria qualità della vita.

Viene da chiedersi a questo punto chi tutela il nostro habitat?

Noi siamo stati bravi a garantire la qualità della vita allo “scarafaggio” della riserva naturale, ma abbiamo perso la nostra qualità della vita in questo paese.

Un paese dove è impossibile pianificare la fruizione della costa in modo che l’offerta del turismo balneare come in qualsiasi località turistica balneare che si rispetti, consenta l’utilizzo delle spiagge, pulite ed attrezzate ad accogliere i turisti e i residenti, affinché Selinunte non sia più un continuo disagio per chiunque, dal turista al residente, dal giovane all’anziano, dal diversamente abile allo sportivo, etc .
Mio nonno, agricoltore doc, mi diceva che quando un terreno non è fertile non conviene seminare perché non ci sarà raccolto, ma noi siamo innamorati del nostro paese e siamo convinti che sia un buon terreno fertile e di enorme valore, ma che purtroppo non è ben governato, non è ben utilizzato e l’ostilità di un paese incattivito per la fame e la miseria a cui è ridotto, può essere debellata con il buon senso e l’intelligenza che tutti possediamo.

Commercialmente il nostro “fronte mare” lo abbiamo perso

perché il turista ed il residente ormai preferiscono la costa dei comuni limitrofi alla nostra.
È diventato ormai più conveniente l’utilizzo dei lidi balneari di Tre Fontane e di Porto Palo in alternativa al disagio di Selinunte e Triscina.
Lidi dei comuni limitrofi meglio fruibili ed attrezzati quindi con la conseguente perdita di un economia che non ricade più sul territorio comunale, ma preferisce attecchire nei comuni limitrofi solo a causa di impedimenti burocratici che devono essere rimossi.
E quando il consumatore preferisce il negozio accanto è la fine per noi. Siamo costretti a chiudere e a trasferirci in zona commercialmente più appetibile.
Puntare tutto sul turismo non è avventato, è una strategia di mercato che ovunque ha portato i suoi benefici.

possiamo asserire che il turismo è il settore che ancora regge

a differenza di altri importanti settori come l’edilizia, l’agricoltura, la pesca, l’artigianato, l’industria, il tessile, etc, nonostante la crisi globale che attanaglia ormai tutti i settori costringendo le imprese a chiudere o a delocalizzare alla ricerca di territori beneficiari di una minore pressione fiscale, il turismo riesce ancora a mantenere i suoi posti di lavoro.

Il turismo qualifica il territorio, non lo deturpa, non lo inquina, anzi lo valorizza e diventa attrattore di ricchezza perché importa dall’esterno del territorio presenze che consumano i nostri prodotti ed i nostri servizi. Il turismo in movimento aziona un mercato continuo che coinvolge tutti gli altri settori quindi ne diventa volano e motore trainante per più comparti che fra loro si interfacciano.

La pianificazione turistica di Selinunte che ormai tutti attendiamo da più di duemila e trecento anni, perché pare che l’ultima pianificazione volta a valorizzare Selinunte sia stata eseguita dai greci, non deve limitarsi al mortificante programma delle sagre di paese, ma dovrebbe, per esempio cogliere l’opportunità di un redigendo Piano Regolatore Generale, purtroppo perennemente bloccato, per affrontare e rimuovere tutti gli ostacoli che non permettono l’utilizzo della costa ai fini turistici ed impediscono la creazione di reddito, di opportunità di lavoro, garanzia di occupazione e di sviluppo economico.

Il paradosso è che siamo seduti su una miniera d’oro e piangiamo miseria.

Innumerevoli paesi costieri che hanno avuto il buon senso e la lungimiranza di rivedere la propria potenzialità economica ed urbanistica sul fronte mare, redatti i progetti del “waterfront” si sono affrettati ad intercettare le risorse poste a disposizione da Bruxelles per trasformare la loro costa in una fonte di reddito.

Quale futuro ci attende in questo paese
e quale futuro vogliamo concedere ai nostri figli?

Il dato più allarmante è che i trentamila cittadini hanno ripreso ad emigrare come si faceva negli anni sessanta.
Soprattutto i più giovani partono per altre nazioni europee in cerca di lavoro, grandi del privilegio di vivere ormai immersi nella globalizzazione di un sistema apparentemente senza confini e virtualmente libero, ma in verità imprigionato nella tracciabilità bancaria del denaro.

e allora organizziamoci per rendere questo paese meno ostile al turismo
per restituire a questo paese il suo valore, la sua naturale preziosità.

L’appello lo facciamo a tutta la classe politica, indipendentemente dall’ideologia o dal colore di appartenenza perché si attivi con determinazione per demolire gli ostacoli che impediscono lo sviluppo del turismo;
l’appello lo facciamo alla classe dirigente del paese, a coloro che per il ruolo dirigenziale che rivestono hanno la responsabilità delle scelte che devono adottare immediatamente per non deludere i trentamila cittadini che investono la loro vita in questo paese, perché si attivino per agevolare il turismo, perché non si limitino a concludere la loro giornata lavorativa senza assumersi le proprie responsabilità per il timore di sbagliare;
l’appello lo facciamo a tutti i cittadini che possiedono un elevato senso civico ed un notevole rispetto della persona e dell’ambiente che consenta di raggiungere un livello di vivibilità apprezzabile in questo paese perché si attivino per dare il buon esempio a coloro che alimentano brutte abitudini ormai quasi legalizzate dato lo stato di deriva in cui versiamo;
l’appello lo facciano a nome di tutti coloro che, come noi, lavorano nel turismo, a nome di tutti gli albergatori, i ristoratori e di tutti coloro che gestiscono attività in ambito turistico garantendo continuamente posti di lavoro a centinaia di famiglie e movimentando un indotto colossale di fornitori e imprese che gravitano attorno all’industria del turismo, a nome di tutti coloro che hanno investito e continuano ad investire nel turismo per competere sul mercato costruendo un’offerta turistica dignitosa ed attraente nonostante la vergogna che proviamo quando ospitiamo turisti nel nostro paese e le ostilità che riceviamo ogni giorno da chi si scrolla di dosso le proprie responsabilità nascondendosi dietro il dissesto finanziario di un’amministrazione o dietro cattive scelte di vecchia data volute dall’alto solo per alimentare un business o un bacino di voti;
l’appello lo facciamo a chi ci chiede di pagare le tasse, la Tari, l’Imu, la tassa di soggiorno, le tasse sulla fornitura dei servizi come l’acqua e l’energia elettrica, a chi ci chiede di garantire gli oneri previdenziali ed assicurativi oltre le retribuzioni ai nostri dipendenti, a chi ci chiede la tassazione sugli utili dell’azienda, a chi ci chiede la tassazione sul reddito che produciamo sia come persona fisica che come azienda, a chi ci chiede mille balzelli per non avere niente in contropartita, per ricevere servizi inefficienti ed inadeguati anzi per ricevere solo ostilità;
l’appello lo facciamo a coloro che stipendiamo con le nostre tasse che una volta assunti nelle pubbliche istituzioni si dimenticano di dover fornire un servizio pubblico alla cittadinanza, ma che si atteggiano a scienziati preziosi che con abile maestria riescono a trasformare il loro dovere in “favori” che concedono all’amico, al parente o ai cittadini che, come i servi della gleba nel Medioevo in soggezione dei feudatari, rimangono eternamente grati ed obbligati per il favore ricevuto;
l’appello lo facciamo perché pretendiamo con forza che questo paese cambi velocemente demolendo le ostilità che impediscono lo sviluppo turistico, che questo paese raggiunga una coscienza che gli consenta di evolversi, allontanando la cultura del torpore, dell’illegalità e del clientelismo per premiare invece il merito di chi si sacrifica giorno e notte con il proprio lavoro sano e sincero;
l’appello lo facciamo perché vogliamo liberare questo paese dalla gabbia di vincoli, privilegi, false problematiche, falsi impedimenti e volontà contorte che costringono questo paese a vivere nella miseria e nel continuo stato di necessaria assistenza per essere poi facilmente gestito politicamente;
l’appello lo facciamo a chi ricopre un ruolo decisionale ed abbia la sensibilità di riunirci tutti attorno un tavolo tecnico per pianificare lo sviluppo turistico di questo paese che non merita questo mortificante stato di paese sottosviluppato.

Federica Masella
Amministratore della GST – Gestione Servizi Turistici s.r.l.
Gestore della struttura L’Oasi di Selinunte Hotel & Resort
Direttore Tecnico della Ettore Viaggi